La Le Mans che ti aspetti

Alle operazioni di verifiche tecniche e amministrative (conosciute col tradizionale nome di “pesage”) la stampa e in genere tutti i media devono arrivarci preparati. Ho scritto altro che spesso chi resta fuori da certe logiche tende a sottovalutare le difficoltà pratiche legate all’attività dell’informazione. Tanto per fare un esempio, se pensi di assistere col tuo bravo pass stampa alla giornata del venerdì delle verifiche, devi aver ritirato l’accredito già entro giovedì sera, altrimenti riuscirai con grande fatica (anzi, probabilmente non ci riuscirai proprio) a passare dallo stadio Marie Marvingt, che si trova al Tertre Rouge, arrivare in zona place de la République (con tutte le strade intorno ovviamente chiuse), trovare posto e ritirare infine la pettorina nella sala stampa provvisoria sita alla Camera di Commercio a due passi dalla piazza. Notare che il centro accrediti al Tertre Rouge e la sala stampa di place de la République fanno orari differenti. Giusto per rendere un’idea di cose di cui non si parla quasi mai e che invece secondo me andrebbero quanto meno valutate ogni volta che ci si improvvisa giornalisti da divano su Facebook.

La Le Mans che ti aspetti è anche questa. La Le Mans che ti aspetti è però anche quella delle edicole aperte (qui sono tante), con le pile del “Main Libre” che diminuiranno rapidamente di altezza. La Le Mans che ti aspetti è quella del Monoprix di République dove compri le ultime cose che hai dimenticato, magari dopo aver dato l’ennesima occhiata nostalgica al Passage du Commerce, maledicendo di non essere passato più spesso da Manou. Potea, non volle; or che vorria, non puote. E’ sempre così. La Le Mans che ti aspetti è nelle strutture ancora vuote che ti accolgono alle 7 di mattina. Di lì a due-tre ore la piazza sarà strapiena di gente e tutto avrà forse un senso.

La Le Mans che ti aspetti sono i libri, le riviste, sono il colore giallo dei cartelli che indicando deviazioni e chiusura delle strade; è la campana del tram che passa davanti alla giostra; la Le Mans che ti aspetti è quell’eco di sana obsolescenza che passa dagli sguardi di chi quarant’anni era lì, di chi ricorda la pioggia del 1980 e quelle edizioni rustiche fatte ancora di faretti con la lampadina e la calotta rossa, blu o verde sui tetti delle auto, fatati come quelli di certi giocattoli giapponesi a pile che ti regalavano gli zii.

La Le Mans che ti aspetti ricresce un po’ selvatica anche oggi sotto le tonnellate di disinfettante buonista che non l’organizzatore ma un mondo intero ritiene sia la ricetta giusta per vivere felici.

La Le Mans che non ti aspetti la trovi nel giornalista che sulla rivista locale compila con diligenza articoli onesti e affidabili, corredandoli con foto trovate sul posto e non copiate da Internet. La Le Mans che non ti aspetti è il bistrot, il parcheggio scalcinato, le case gialle e quella luce che sembra già un po’ Inghilterra. Andateci almeno una volta e ascoltate i luoghi. Vi parleranno.

4 pensieri riguardo “La Le Mans che ti aspetti

  1. Fatto. Lo scorso anno. Condivido tutto quanto scritto sopra. Un altro mondo. Però quest’anno Imola , dimensione a parte, non aveva molto da invidiarle. Cordialità

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    1. Sicuramente dal punto di vista tecnico non aveva molto da invidiarle perché sono esattamente le stesse macchine. Per il resto direi che la differenza è abissale – ma è abissale con quasi tutte le altre gare.

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