Non è più una notizia freschissima ma vale comunque la pena segnalarla e commentarla un minimo. In occasione del centenario della 24 Ore di Spa (1924-2024), Spark ha preparato due serie speciali in 1:43, la prima (43SPAxxxx) con tutti i vincitori assoluti, la seconda (100SPAxx) con una selezione di 24 modelli che hanno caratterizzato gara belga. Focalizziamo l’attenzione su quest’ultimo gruppo, che è già quasi completato. In questo caso Spark, non dovendo riprodurre le vetture vincitrici, si è un po’ sbizzarrita pescando nel mare profondissimo di tutto ciò che è stata la 24 Ore di Spa, per decenni il trionfo delle Turismo prima del passaggio – graduale – alla categoria GT.

Nella serie troviamo soggetti non banali, dalle Simca, BMC Cooper, Alfa Romeo Giulia GTA o Renault 8 Gordini degli anni ’60 e ’70 fino alle BMW anni ’90, arrivando poi alle Marcos, Corvette, Vertigo degli anni duemila. In mezzo, diverse altre BMW – potremmo definire iconica la 530 del 1980 sponsorizzata da Plastic Bertrand, una DS, e poi la Camaro Bastos, un’Audi R8 LMS, un’Aston Martin DBR9 Prodrive, senza dimenticare l’incredibile Peugeot 806 del 1995, il cui originale i tecnici di Spark scansionavano in diretta nei giorni dello scorso salone di Rétromobile (e non è un caso se in questi giorni su eBay e altrove sono apparsi in vendita diversi esemplari del vecchio kit Starter. Vabbè). Altro modello destinato a diventare un classico della serie, la Mercedes AMG 300 SEL 6.8 del 1971, esaurita in men che non si dica. Già nel weekend della 24 Ore, il negozio Spark ne aveva vendute una marea.
Ciascuna referenza della serie 100SPA è limitata da un minimo di 240 a un massimo di 1024 pezzi numerati. Il costo standard di questi modelli si aggira sugli 80 euro, che possono diminuire approfittando dei vari sconti offerti via via dai maggiori siti di vendita on-line, almeno finché questi modelli restano disponibili nei circuiti della distribuzione ufficiale.

Queste serie sono fabbricate negli impianti in Madagascar, che dopo un inizio un po’ aleatorio sotto l’aspetto della qualità di montaggio, sembrano essersi avvicinati agli standard cinesi, anche senza averli ancora del tutto eguagliati (si notano sempre imperfezioni di posa decals, sbaffi di vernice e di colla, che nei modelli provenienti dalla Cina è molto raro ravvisare). Alcuni di queste referenze sono destinate senz’altro a raggiungere buone quotazione, come la già citata Mercedes, nonostante non sia del tutto inedita – anzi, era stata ampiamente sfruttata da Minichamps in diverse versioni – o la BMW M3 E36 Coupé 1997 di Florence Duez, Kate Rafanelli e Vanina Ickx; sfortunatamente, in questo caso, Spark ha deciso per i vetri laterali del tutto plotterati, il che significa montante laterale piattissimo. Lo ripetiamo per l’ennesima volta: peccato perché tutta la serie E36 di Spark – incluse le berline Superturismo – è veramente ben fatta e sarebbe bastata una normale fotoincisione per fare uscire un modello che non avrebbe avuto nulla da invidiare a uno speciale montato. Ma, appunto, in mondo Spark è anche questo e quindi se certi compromessi non riuscite a digerirli dovete necessariamente cercare altrove.

Fra i modelli di prossima uscita che chiuderanno la serie vi è anche la Toyota Celica di Andersson e Kottulinsky del 1973, che molti ricorderanno essere una delle due versioni del doppio kit Solido; questa versione venne poi ripresa all’inizio degli anni Duemila da Scala43.
Vale la pena investire qualcosa in questa serie? Probabilmente sì, anche sulla scia di suggestioni di un passato modellistico più o meno lontano. Mettersi in collezione la BMW 530 arancione fluorescente del 1980 significa anche ricordare il vecchio transkit GC Hobby su base Solido; delle suggestioni della Celica ho già detto, mentre la M3 E36 Coupé potrebbe far pensare a Francorchamps Mini Models che alla fine degli anni ’90 aveva ancora lo spazio all’interno del circuito, nell’edificio della torre dei box, quella con le strutture rosse.

Chissà se è a chi acquisterà i modelli partendo da questi lontani ricordi che Spark ha pensato quando ha progettato la serie. Forse il fenomeno si sta stemperando, per ragioni anagrafiche e per la progressiva perdita di cultura modellistica. Del resto, il collezionista che su Facebook chiede agli amici del gruppo se una tale versione sia stata già “Sparked” oppure no, ben difficilmente la comprerà per metterla accanto al kit Provence Moulage o al Solido elaborato a mo’ di citazione dotta. Pazienza, però. Qualcuno in grado di capire come e perché Ripert e compagni abbiano scelto questo o quel soggetto esiste ancora, ed è tutto sommato un gioco divertente che rientra nel significato profondo di un collezionismo che non si limita ad affastellare in maniera acritica scatolette tutte uguali.
Poi dice che non parliamo di Spark. Parliamo di Spark a modo nostro.
