di Riccardo Fontana
Ordunque, alla fine è successo davvero: Lewis Hamilton, il celeberrimo campione leopardato, è finalmente arrivato in Ferrari.
Come assolutamente prevedibile, si è assistito a scene di delirio collettivo – in verità alquanto imbarazzanti – da parte di tutta quella folla (si legge “marmaglia”, inutile se non dannosa, peraltro) che fino a ieri mattina ha allegramente sputato non tanto sull’Hamilton pilota quanto sull’Hamilton simbolo anti- ferrarista, sull’uomo cioè che solitamente vinceva beffando i ferraristi nei peggiori dei modi, vedasi 2018, volendo tralasciare per amore delle coronarie dei più deboli tra i lettori Interlagos 2008.
Vorrei rassicurare tutti: pur da simpatizzante ferrarista – e d’altronde da italiani è difficile non esserlo, così come è difficile non subire un certo fascino epico se non già retorico che la Scuderia automaticamente irradia per la sua Storia – continuo a trovare il personaggio Hamilton completamente insopportabile: costruito, sforzato, finto, eccessivo pur senza quella sana dose di politicamente scorretto che ogni vero campione dovrebbe avere, reo di aver introdotto gonna e tacchi nel (bellissimo) mondo tutto votato al rischio, all’opposizione di volontà avverse ed al sesso facile che fu di Hunt, Piquet e Berger.
Non mi piace lui, non mi piacciono le sue crociate politiche, non mi piace una certa ipocrisia di fondo, sublimata dal suo farsi vestire (e soprattutto pagare, e molto) da Hugo Boss, che durante la Seconda Guerra Mondiale sfruttava manodopera polacca e francese per confezionare le uniformi SS, non mi piace quindi praticamente nulla di Lewis Hamilton persona, e resto perfettamente delle mie idee, più inamovibile della rocca di Gibilterra.
Detto ciò, mi piace ancora meno l’atteggiamento di chi fino a ieri aveva una “linea” ancora più dura e cattiva della mia e che oggi stravede per il vecchio-nuovo arrivato: tifosi, nell’accezione peggiore e più calcistica del termine, italiani medi completamente privi di spirito critico e di qualsivoglia memoria.
Ipocriti e finti come il loro nuovo idolo.
Mi piace poi ancora meno la mossa di portarlo in Ferrari, brutta copia (peraltro molto probabilmente orchestrata dalle stesse menti) dell’operazione che portò Cristiano Ronaldo alla Juventus: una mossa costosissima per portare un campione che aveva già dato in una squadra che non ne sentiva particolare necessità, cosa ottima per vendere magliette (comunque in perdita, dato l’investimento, e i conti della Juventus parlano), un po’ meno per aspirare a vincere.
La Ferrari si è cresciuta in casa un pilota eccezionale come Charles Leclerc, non è mai stata in grado di dargli una macchina concreta, l’ha portato già più volte sull’orlo dell’esaurimento (chi non si ricorda Mattia Binotto ed il suo stupido “ditino” puntato a Silverstone nel 2022?) ed ora cosa fa? Caccia un pilota valido seppur un po’ troppo “primadonna” per prendere uno come Hamilton – quarantenne – che, da buon sette volte campione del mondo, sarà ancora più primadonna? Perché? Per far andare Leclerc in qualche altra squadra, magari con Newey a fargli la macchina, a “trombarli” per le prossime dieci stagioni se già non bastasse Max Verstappen?
Ci sono delle mosse che veramente, da fuori, appaiono totalmente non-sense: forse solo conoscendo le dinamiche interne di un team si potrebbero carpire un minimo, ma da fuori vengono veramente male.
Leclerc in tutto questo sembra essere diventato una specie di Irvine, o di Alesi, lui che coi cadaveri motorizzati che si è beccato negli ultimi anni è stato capace di imprese epiche, come fare la pole a Montecarlo nel 2021 con una delle macchine peggiori in griglia (poi bissata immediatamente a Baku), lui che a Monza nel 2019 si tenne dietro tutta la gara il suo attuale nuovo compagno di squadra che guidava una macchina che, fuori dai rettilinei, andava il triplo della Ferrari SF-19, eccetera eccetera.
Eccetera, siamo un bel paese di merda, tanto per cambiare, ma il nostro vero problema è la stampa, sempre meno specializzata e sempre più improvvisata, illetterata, e venduta a poco, che queste cose non le riesce proprio a mettere in evidenza come dovrebbe.
Ben arrivato, Lewis: almeno hai evitato le zeppe leopardate e la gonna il primo giorno, non che il completo alla “ultimo dei Corleone” fosse tanto meglio, ma è già un inizio…

già “vedo” i titoloni della fallimentare avventura milton-ferrari…..
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