Un articolo specifico nei nostri resoconti su Rétromobile 2026, che si è conclusa ieri, lo merita Amalgam Collection. Il produttore britannico ha scelto di essere presente alla rassegna, ma nel padiglione 4, riservato all’Ultimate Supercar Garage. Una decisione probabilmente giusta, visto il tipo di clientela. E così i modelli Amalgam si sono ritrovati nella galleria lifestyle insieme ad altri accessori di extra lusso.


Spesso su PLIT abbiamo letto anche commenti di lettori che si lamentavano dei prezzi alti dei modelli Amalgam; alti tutto sommato per ottenere qualcosa in più rispetto ad uno Spark o a un GP Replicas.


A parte gli 1:8, che rientrano in tutt’altra categoria, focalizziamoci sugli 1:18, che è la scala sulla quale è possibile fare qualche paragone. Per prima cosa, se gli 1:18 facenti capo ai marchi del mainstream si assomigliano un po’ tutti, gli Amalgam si distinguono nettamente per tutta una serie di raffinatezze. Insomma, riassumendo, negli Amalgam la filiera cinese non si intravede, anche per motivi estremamente pratici: i processi di produzione sono molto più complessi e articolati e non si possono riassumere con la semplice formula “cervello europeo – produzione cinese”, formula che nel peggiore dei casi può essere declinata aggiungendo che in Europa sono presenti solo i capi progetto, mentre tutta la progettazione e l’ingegnerizzazione avviene in Cina. In questo caso, i risultati possono essere decisamente scadenti per ragioni che abbiamo spiegato spesso su PLIT.
Un 1:18 di Amalgam costa sui 1300 euro. Non sono pochi, ma non sono neanche un’enormità. Ciò che deve essere rimarcato è la straordinaria finezza delle realizzazioni: gli spessori non sono quelli di uno Spark, così come la finitura delle parti meccaniche in vista o degli interni. Anche il livello di montaggio non concede nulla ai comuni difetti dei resincast (sbaffi di colla, pezzetti incollati storti, decals piegate, ruote non perfettamente allineate…). Qui tutto è assolutamente conforme, in un ordine che è equilibrio generale.
Ho avuto modo di vedere da vicino le recenti Porsche 917 del 1970 e 1971 e devo dire che non hanno nulla in comune rispetto a un normale resincast. Sono dettagli che probabilmente trapelano solo da un’analisi dal vivo, ed è per questo che spesso sugli Amalgam si sono generati equivoci. Anche la Ferrari 333 SP è una riproduzione di notevole livello. Insomma, un Amalgam non puzza di rosticceria cinese. Messa così fa ridere ma rende l’idea. Detto diversamente: un Amalgam non è uno Spark venduto a cinque volte il suo prezzo, ma è un modello con tutt’altra storia progettuale e realizzativa.













