Ferrari Luce… riflessa. Perché lo stile del nuovo modello non può sconvolgere.

di Alessio Di Zoglio

Gran parte di ciò che si legge sullo stile della Ferrari Luce lo descrive innovativo, coraggioso, inaspettato, scioccante, divisivo, di rottura, non convenzionale, unico.

Di seguito un’analisi che confuta tutto questo.

Monovolume: scelta ovvia.

L’architettura della Luce non porta alcuna innovazione. È una delle tipiche formule da berlina elettrica. Monovolume a cinque posti, con passo lungo e sbalzi corti. L’abitacolo si estende visivamente per tutta la lunghezza dell’auto. I volumi che si troverebbero all’anteriore e al posteriore sono quasi del tutto contratti per via del motore termico assente davanti e della chiusura fastback presente dietro. Quindi, fin qui niente è inedito o sperimentale. Si tratta di una soluzione razionale e ampiamente collaudata. La Jaguar I-Pace e la Nissan Leaf, per esempio, con proporzioni diverse hanno la stessa impostazione. Anche l’ibrida Toyota Prius spinge sulla silhouette a montanti fortemente inclianti. Per ricordare cosa sia un vero stravolgimento, si pensi al passaggio dalla Lamborghini Miura alla Countach: la rotazione del motore, l’avanzamento dell’abitacolo, i due volumi che diventarono uno, l’introduzione dell’andamento a cuneo e degli spigoli, l’estrema inclinazione laterale dei montanti, una forma monolitica mai vista e grafiche azzardate come il taglio del passaruota posteriore o la presa Naca sul fianco

La Ferrari Luce del 2026

La Jaguar I-Pace del 2018

La Nissan Leaf del 2026

La Toyota Prius del 2022

Una Lamborghini Miura del 1973 e una Countach del 1974

Carlinga “separata”: esiste da decenni.

Il volume abitacolo della Luce è nero, indipendentemente dal colore della carrozzeria, e la superficie dei montanti è discontinua rispetto alla linea di cintura. Si ottiene così un effetto di separazione visiva tra parte bassa e parte alta della vettura. Sbaglia, sapendo di sbagliare, chi lo descrive come un elemento di distizione. La storia di questo procedimento è gremita di modelli. Un esempio recente è la Nissan Chill-Out Concept, una elettrica a “ruote alte” come la Luce, che esegue magistralmente il compito, ottenendo anzi una forma più dinamica e armonica della Ferrari. Di altra natura erano la Honda NSX e la Citroën Activa Concept, all’epoca in cui la separazione geometrica e cromatica della parte alta dell’abitacolo era molto di moda. Il fenomeno ha radici risalenti al secondo dopoguerra, quando l’influenza del disegno degli aerei da combattimento voleva abitacoli trasparenti che assomigliassero alle carlinghe. Il prototipo Ford FX-Atmos rende bene l’idea. L’uso di una carlinga nera sulla Luce è tutt’altro che inaspettato, infatti tutte le Ferrari in gamma la adottano, ultima la 849 Testarossa.

La Ferrari Luce del 2026

La Nissan Chill-Out Concept del 2021

La Nissan Chill-Out Concept del 2021

La Honda NSX del 1990.

La Citroën Activa Concept del 1988

La Ford FX-Atmos Concept del 1954

La Ferrari 849 Testarossa del 2025

Portiere ad armadio: non sono un’esclusiva.

Le portiere della Ferrari Luce sono incernierate agli opposti del montante centrale. Questo sistema è raro, ma non tanto da essere considerato stravagante. La stessa Purosangue ne è dotata. Da notare, a proposito, che abbia lo stesso taglio porte della Luce sul montante B. Per restare su modelli già citati, anche la Chill-Out e la Activa hanno le portiere ad armadio. La più celebre auto recente con tale formula è forse la Mazda RX-8. Persino la modesta Fiat 500 ce l’ha. Di esempi famosi ce ne sono molti altri, per cui insistere a descrivere questo meccanismo come elemento di esclusività della Luce mette in ridicolo chi lo fa. Tanto più che non si tratta di una prima volta nemmeno per i disegnatori dell’elettrica Ferrari. A Marc Newson della LoveFrom, il collettivo di design responsabile della Luce, è attribuita la Ford 021C Concept, realizzata dalla Ghia, con porte ad armadio.

La Ferrari Luce del 2026

La Ferrari Purosangue del 2022

La Nissan Chill-Out Concept del 2021

La Citroën Activa Concept del 1988.

La Mazda RX-8 del 2003

La Fiat 500 del 2020

La Ford 021C Concept del 1999

Tergicristallo “verticali”: già visto di meglio.

Una delle caratteristiche più decantate della Luce è l’attenzione all’aerodinamica, che avrebbe partorito un dettaglio peculiare: i tergicristallo che vanno a riposo sui montanti parabrezza. Si spaccia per novità un’idea già declinata precedentemente in più forme. La Seat Altea ricoverava le spazzole nella stessa posizione, ma in più le occultava alla vista, in una nicchia sotto le modanature dei montanti, finitura ricercata di cui la Ferrari è purtroppo sprovvista. La recente supercar Gordon Murray Automotive T33 ha invece una monospazzola che si ferma al centro del parabrezza. I primi tre esemplari delle sei Ferrari F90 costruite avevano i tergicristallo completamente carenati sotto il cofano e invisibili se non in funzione, questo quasi quaranta anni fa. Oggi si pone l’accento sull’attenzione della Luce ai dettagli, ma va segnalata l’eccessiva vistosità delle spazzole.

La Ferrari Luce del 2026

La Seat Altea del 2004

La GMA T33 Spider Concept del 2022

La Ferrari F90 del 1991

Ali aerodinamiche: più che scontate.

La silhouette monovolume della Luce è sovrastata all’anteriore e al posteriore da un’ala sotto la quale si incanala parte del flusso d’aria. Sebbene si cerchi di vendere le due ali come innovazione visionaria, esse sono un requisito indispensabile su un’auto ad altissime prestazioni, per questo ampiamente diffuse nella categoria. Il disegno integrato nella carrozzeria è poi obbligatorio per una vettura di lusso. Non vale la pena fare esempi, tanto si tratta di una banalità. Va bene dare menzione dei dispositivi nella descrizione del disegno e dell’aerodinamica, ma è sbagliato cercare di suscitare meraviglia.

Ferrari Luce: il ruolo dell’ala anteriore

Ferrari Luce: il ruolo dell’ala posteriore

Frontale: maleocclusione e déjà vu.

Sotto l’ala anteriore della Luce si apre la grande fessura/mascherina nella quale scorre l’aria verso il parabrezza e che contiene i fari diurni, agganciati sopra, e i gruppi ottici principali, carenati a filo sotto. Dal punto di vista dell’espressività e del dinamismo soffre degli stessi problemi che ha la Jeep Renegade. Le due auto hanno in comune il disegno perimetrale della mascherina e la parte inferiore protesa in avanti. Quest’ultima caratteristica appesantisce l’estetica del paraurti e rallenta il dinamismo del “cofano”, conferendo un aspetto sgraziato da maleocclusione dentale. Meglio sarebbe se i contorni superiore e inferiore fossero sullo stesso asse verticale. Mentre nella Renegade la scelta geometrica è giustificabile in ragione dei costi di riparazione dopo piccoli urti, la stessa logica di economia non è plausibile per la Luce.

La Jeep Renegade del 2014 e la base prominente della mascherina

La Ferrari Luce del 2026 e la base prominente della mascherina

Uno dei motivi principali per cui non si può dire che la Luce sia qualcosa di mai visto è la profonda somiglianza con la Jeep Avennger. Le mascherine frontali delle due auto hanno forma simile e le grafiche dei fari sono quasi identiche.

La Jeep Avenger del 2022

La Ferrari Luce del 2026

Un fotomontaggio che inserisce la griglia Avenger nel frontale Luce

Fiancata: linea di carattere monca.

La Luce evoca il family feeling Ferrari con l’impiego della tipica onda intorno al passaruota anteriore. Nata con la Dino 206 GT, questa linea di carattere si ritrova ancora oggi nella 849 Testarossa. Mentre in queste due viaggia dalla ruota alla fine del muso senza soluzione di continuità e puntando verso il basso, nella Luce si interrompe e poi riprende in orizzontale. L’onda Ferrari è un tipo di grafica molto difficile da riprodurre e bilanciare. Funziona principalmente quando lo sbalzo anteriore è relativamente lungo e le linee di costruzione hanno precise direzioni. La Luce disattende questi principi. Il risultato è un frontale goffo e privo di slancio e un retrotreno massiccio che non riesce a “scaricare” sul davanti.

La Dino 206 GT del 1967

La Ferrari 849 Testarossa del 2025

La linea di carattere sulla Luce, interrotta all’altezza dello spigolo anteriore

Posteriore: effetto “boxy”.

La fiancata della Luce termina con un andamento a cuneo marcato che innalza notevolmente il posteriore, condizione quasi inevitabile affinchè il lunotto si chiuda in stile fastback. Una coda alta è difficile da rendere slanciata nelle viste posteriore e di tre quarti. Sulla Luce non sembra essere stato fatto nessun tentativo. In particolare va segnalato un errore. Nella sezione trasversale al centro della ruota posteriore, lo spigolo di fiancata è molto alto e la linea di cintura molto rastremata. Ne risultano una “spalla” quasi orizzontale e un montante posteriore poco inclinato lateralmente. Quindi la parte alta e la parte bassa della carrozzeria sembrano due scatole impilate, la più stretta sulla più larga. La forma risultante non è dinamica né elegante.

La vista posteriore della Luce con la sezione trasversale e le due scatole impilate.

La divergenza tra la linea di cintura, a destra, e quella di carattere, a sinistra, crea una “spalla” larga ma piatta

La vista di tre quarti molto massiccia e la sezione trasversale

La Nissan Chill-Out Concept, concorrente naturale della Luce per architettura, ha invece risolto il problema di slanciare il posteriore. Poco prima del passaruota posteriore, la linea base dei finestrini si separa dalla linea di cintura deviando verso l’alto. Quest’ultima invece prosegue virtualmente fino allo spoiler. Per via dell’inclinazione trasversale dei montanti tetto, la pianta della base finestrini va a chiudersi verso il retrotreno senza che la linea di cintura lo faccia nella stessa misura. Questa corre paralellamente alla linea di carattere fin quando, anzi, non finisce a convergervi. Frattanto, la linea di carattere è più bassa rispetto alla Luce. Tali scelte determinano una sezione trasversale fluente, grazie alla “spalla” meglio raccordata, e una grafica più leggera, grazie alla linea di carattere più bassa e alla base finestrini sfuggente.

La sezione trasversale della Chill-Out in blu e, dal basso, le linee di carattere, di cintura e base finestrini in verde

Il trattamento di convergenze e divergenze tra linee di carattere a sinistra, cintura al centro e base finestrini a destra

La “spalla” della Chill-Out, ugualmente larga ma più morbida e dinamica della Luce

Interno: zero fantasia.

All’interno della Luce è stato scelto di abbinare il tema ricorrente del rettangolo smussato Apple alle forme altrettanto piatte della plancia, dei sedili e dei pannelli porta. È possibile anche vederci una foggia rétro, data la somiglianza con alcune Ferrari del passato tra cui la 512 TR. La parte alta dell’abitacolo invece tradisce la contemporaneità, per via dei montanti molto massicci e del padiglione assai curvo. A dispetto del nome Luce, la superficie vetrata a disposizione degli occupanti sembra scarsa. Il disegno interno, insomma, colleziona stili già visti nei prodotti Apple e nel presente e nel passato Ferrari, senza introdurre niente di nuovo.

La Ferrari Luce del 2026

La Ferrari 512 TR del 1991 e la plancia richiamata dalla Luce

Il padiglione curvo e discendente della Luce

Luce riflessa.

In conclusione, la Ferrari Luce è composta da tratti di stile ampiamente assodati che, per definizione, non sono sconvolgenti, né dirompenti, né innovativi, contrariamente a quella propaganda giornalistica che li spaccia per visioni precognitive di indubbio valore, incomprensibili ai più, quindi divisive. La Luce è un rimpasto di cose già viste, quale farebbe un’intelligenza artificiale. È una base anonima, probabilmente già pronta come prodotto Apple e poi adattata maldestramente all’identità Ferrari con pochi maldestri lavori di cosmetica. Non è più brutta di molti abomini che circolano sulle nostre strade, ma il suo stile è talmente insignificante che, se non avesse il marchio Ferrari, passerebbe inosservata al pubblico e alla cronaca. È il marchio che la illumina. Non brilla di luce propria, ma di luce riflessa.

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