Peugeot ha un legame storico con la 24 Ore di Le Mans. Il marchio fu fondato nel 1896 da Armand Peugeot, ingegnere e membro della influente famiglia Peugeot, con il nome di Société des Automobiles Peugeot. Ancor prima del consolidamento dell’automobile come mezzo di trasporto, l’azienda stava già sviluppando biciclette motorizzate. Ispirato dai progressi tecnologici dell’epoca, Armand Peugeot puntò su un settore promettente, posizionando il marchio tra i pionieri del settore e di un dispositivo allora rivoluzionario, l’automobile. Nel 1889 fu presentata la Peugeot Tipo 1.
Fin dai primi anni, Peugeot dimostrò una forte vocazione per le competizioni. Nel 1894 una vettura del marchio francese, guidata da Albert Lemaître, fu la prima a completare il percorso tra Parigi e Rouen, inaugurando una lunga traiettoria di successo nel motorsport.
Dagli anni ’20, Peugeot iniziò la sua partecipazione alla 24 Ore di Le Mans, spinta dall’ambizione di vincere la più prestigiosa gara di resistenza. Nel corso dei decenni, il marchio è stato presente in modi diversi, come team ufficiale, come fornitore di motori o come supporto tecnico a team privati. Tuttavia, indipendentemente dalla natura delle sue partecipazioni, Peugeot ha mantenuto una presenza quasi costante a Le Mans, contribuendo alla storia della competizione.
1926 – 1937: L’INIZIO. TUTTO PER COLPA DEL PARABREZZA!
Ottenendo ottimi risultati in diverse gare disputate in Europa, vedendo le sue auto riconosciute nel cosiddetto nuovo mondo della velocità, Peugeot affrontò nel 1926 la gara che le mancava: la 24 Ore di Le Mans, un evento sebbene recente nel calendario automobilistico dell’epoca, ma che già attirava marchi e grandi nomi dell’epoca.
Nella quarta edizione della gara, Peugeot fece il suo debutto con due esemplari della 174 Sport, uno per la coppia Louis Wagner e Christian Dauvergne e l’altro per André Boillot e Louis Rigal. Era il modello più lussuoso del marchio all’epoca, equipaggiato con un sofisticato quattro cilindri in linea da 3,8 litri, sviluppato dagli ingegneri Artault e Louis Dufresne, un blocco con circa 90 CV e piuttosto veloce per l’epoca, superando i 110 km/h.
La 174 S di Boillot / Rigal era seconda a metà gara quando fu eliminata a causa di un supporto del parabrezza rotto. Le normative dell’epoca stabilivano che l’auto dovesse essere “rigorosamente conforme alla descrizione nel catalogo commerciale” e in perfette condizioni di funzionamento in ogni momento. L’altra 174 S dovette ritirarsi per problemi al motore di avviamento. Peugeot decise di abbandonare per un po’ le partecipazioni alla 24 Ore Mans.
LA DARL’MAT PEUGEOT SOTTO I RIFLETTORI

Alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale, sempre più costruttori automobilistici partecipavano alla 24 Ore di Le Mans, una gara sempre più popolare e apprezzata. Peugeot non aveva intenzione di iscrivere vetture ufficiali in gara, ma beneficiava di una forte presenza grazie a uno dei suoi concessionari parigini, Emile Darl’mat.

Il ritorno del marchio alla gara, in questo modo, avvenne nel 1937 tramite tre esemplari della 302 DS (Darl’mat Sport), nota anche come 302 Special Sport. Queste roadster erano il risultato di una collaborazione tra il costruttore e il suo rappresentante, auto che conclusero la gara in 7ª, 8ª e 10ª posizione. Una prestazione eccellente, soprattutto se si considera che il 65% dei partenti non riuscì a tagliare il traguardo.


Dopo questa partenza molto promettente, l’anno successivo furono iscritte tre 402 Special Sports, con l’unità di Charles de Cortanze e Marcel Contet che fruttò un quinto posto assoluto e primo nella classe 2 litri.
Fu necessario attendere fino alla metà degli anni ’60 per vedere il ritorno ufficiale del marchio del Leone sul circuito di Le Mans, anche se negli anni ’50 il francese Constantin si iscrisse come team privato per quattro anni consecutivi (1952-1955) con una Peugeot 203C, una sua elaborazione particolare. Per pubblicizzare la propria creazione e migliorarne lo sviluppo, iscrisse una 203C equipaggiata con un piccolo motore da 1,3 litri nell’edizione del 1952, gara che abbandonò a causa di un incidente alla 15ª ora di gara.
Ripeté il tentativo nel 1953 con uja vettura migliorata e alleggerita, concludendo al 25º posto. Nei due anni successivi (1954 e 1955) modificò radicalmente la 203C, trasformandola in barchetta e aumentando la cilindrata a 1,4 litri. Problemi al cambio gli impedirono tuttavia di completare le gare.

1966-1989: ALLA RICERCA DELLA MASSIMA VELOCITÀ
Oltre un decennio dopo, il team di Charles Deutsch apparve nel 1966 e nel 1967, con la CD SP66 dotata di motori Peugeot da 1100cc, derivati da quelli della 204.

Combinando la bassa resistenza aerodinamica della carrozzeria progettata da Daniel Pasquini con non meno di 115 CV, la SP66 Prototipo raggiunse la rispettabile velocità di 250 km/h sul rettilineo di Hunaudières, dimostrando un potenziale notevole. Due vetture furono iscritte in entrambe le edizioni, ma nessuna delle due concluse la gara.

Gérard Welter, francese con forti legami con la Peugeot dagli anni ’60, responsabile di brillantissimi progetti come la 205, prese parte attiva a Le Mans negli anni ’70 e ’80 con il marchio del Leone, tramite un proprio team (WM Racing) composto con Michel Meunier, suo socio e anche designer del marchio. Una buona parte degli effettivi nel team WM erano dipendenti Peugeot, amici e altri appassionati che in molti casi si offrivano volontari per lavorare nella squadra.
Il debutto nel 1976 non fu dei migliori, poiché la P76 con motore V6 PRV (Peugeot-Renault-Volvo), mostrò prestazioni mediocri fino a quando non ebbe problemi al serbatoio. Finalmente, nel 1979, l’equipaggio Raulet/Mamers/Saulnier ottenne la vittoria nella categoria GTP da 3 litri e il 14º posto assoluto. Fu nel 1980 che la WM concluse con un incredibile quarto posto. Quattro anni dopo, la squadra guidò la gara al primo giro, ma vi rimase per poco tempo a causa di problemi ai freni.
Dato l’aumento delle velocità massime raggiunte a Le Mans, WM Racing si inventò il “Progetto 400”, il cui obiettivo era superare la soglia dei 400 km/h a Le Mans, un traguardo inseguito dal 1987 con la P87 Gruppo C, dalla superficie frontale più piccola e una resistenza più bassa possibile, grazie a diverse soluzioni nel disporre i vari componenti meccanici. In quel primo anno, la velocità massima ufficiale registrata fu di 381 km/h. L’anno successivo, uno degli ultimi anni in cui il rettilineo di Hunaudières fu privo delle due chicane installate per ridurre le velocità massime, WM ambiva ad entrare nella storia creando l’auto più veloce di Le Mans.



Accadde con la P88, un’evoluzione della P87, equipaggiata con un Peugeot V6 biturbo da 2.664 cm³ (500 CV a 7.700 giri/min) a iniezione indiretta, progettata da Roger Dorchy, che raggiunse i 407 km/h (nella comunicazione pubblicitaria Peugeot il valore fu arrotondato a 405, perfetto per il lancio commerciale dell’omonima berlina. In realtà, poi, la WM raggiunse in gara i 416 km/h, record però non riconosciuto ufficialmente). La P88 divenne così la prima vettura a superare in modo documentato la barriera dei 400 km/h a Le Mans. Un exploit destinato a restare imbattibile, a causa dei cambiamenti apportati sul circuito a partire dal 1990.

GLI ANNI ’90: VITTORIE CON LA PEUGEOT 905
Dopo questi tentativi “esterni”, il Leone sarebbe tornato negli anni ’90, in un progetto nato immediatamente dopo risultati vittoriosi nel mondo dei rally. Era il momento favorevole della sfida di Le Mans, un momento propizio a seguito dell’introduzione nel 1991 del nuovo regolamento del Campionato Mondiale Endurance con motori aspirati da 3500cc.
Nacque così il progetto 905, deliberato nel 1988 e guidato da Jean Todt, allora direttore tecnico presso Peugeot Talbot Sport. Insieme alla Dassault, specializzata nella progettazione e costruzione di aeromobili, si creò un telaio in fibra di carbonio, con un’aerodinamica particolarmente avanzata. A equipaggiare la 905 Gruppo C era un V10 da 3,5 litri, con un’inclinazione di 80° e circa 660 CV a quasi 13.000 giri/min; il peso era di circa 780 kg.
La 905 era superiore ai concorrenti dell’epoca e perdeva poco rispetto ai motori turbo, anche grazie a particolari aggiustamenti nel regolamento tecnico. L’edizione 1991 della 24 Ore di Le Mans fu un’esperienza di apprendimento, con le due 905 che non riuscirono a concludere la gara; il 1992 si concluse con un successo, con la 905 Evo 1 Bis, con nuova aerodinamica, sospensioni e miglioramenti nel cambio e nel motore con oltre 750 CV, che concluse la gara al primo posto con Warwick/Dalmas/Blundell e al terzo posto con Baldi/Alliot/Jabouille.

Nel 1993, con la scomparsa del Campionato del Mondo Prototipi, l’unica gara endurance di rilievo rimasta in Europa era la 24 Ore di Le Mans. Furono iscritte tre 905 Evo 1 Bis e, con l’abbandono della maggior parte degli avversari (Mazda, Porsche e Jaguar), l’avversario più temibile fu la Toyota. La situazione rimase incerta fino all’alba della domenica. Alla fine la squadra francese non solo conquistò la vittoria, ma occupò tutti e tre i posti sul podio, in quella che fu la massima consacrazione del marchio a Le Mans, che lasciò la categoria endurance non avendo più nulla da dimostrare ed essendo il Gruppo C – la regolamentazione tecnica in vigore dal 1982 – ormai praticamente morto.
LA PESCAROLO E LA COURAGE-PEUGEOT, DAL 2000 AL 2003
Seguì un nuovo periodo in cui entità esterne scommisero sulle meccaniche Peugeot per le la categoria Sport, fra cui Henri Pescarolo, forte di oltre trenta partecipazioni a Le Mans come pilota, vincitore assoluto in quattro occasioni. La struttura Pescarolo Sport fu creata nel 2000 e venne utilizzato un telaio Courage C52, con Peugeot V6 biturbo a 24 valvole e 3,2 litri di cilindrata, per una potenza vicina ai 580 CV.
In quel primo anno, il team Pescarolo raggiunse un sorprendente quarto posto con Grouillard/Bourdais/Clérico, battuti solo dalle Audi ufficiali. Nell’edizione successiva, arrivò il telaio in carbonio, modello C60 più ottimizzata, che si classificò al 13º posto e chiuse nella top-10 nel 2002. Nel 2003 il binomio Pescarolo-Peugeot ottenne un ottavo posto.
DAL 2007 AL 2011: PEUGEOT NELL’ERA DEL DIESEL
Peugeot sarebbe tornata ufficialmente a Le Mans nel 2007, con la 908 HDi FAP Diesel, in sviluppo dal 2005, una nuova LMP1 caratterizzata da un abitacolo chiuso per sfruttare meglio l’aerodinamica e anche i vincoli tecnici del motore, che differivano tra vetture aperte e chiuse.

La 908 era equipaggiata con un V12 biturbo da 5,5 litri e iniezione diretta, con un’inclinazione di 100°, che abbassava il baricentro.
La 908 HDi FAP Diesel era veloce sia nelle prove che in gara, ma l’affidabilità oltre a certe strategie meno efficaci rispetto a quelle del team Audi, che poteva contare su due mostri sacri dell’organizzazione quali Wolfgang Ullrich e Reinhold Joest, ostacolarono i risultati. Fu nel 2009 che Peugeot approfittò della temperie favorevole, ottenendo una doppietta a Le Mans con Brabham/Gené/Wurz che precedettero Montagny/Bourdais/Sarrazin.
Seguirono modifiche alle normative per il 2011, e la cilindrata massima venne ridotta da 5,5 litri a 3,7 litri; la 908 ricevette un nuovo V8. In quell’anno la squadra francese fu battuta a Le Mans dell’Audi dopo uno dei finali più emozionanti in assoluto nella storia della 24 Ore.


2023: IL RITORNO DEL LEONE A LE MANS
Il progetto 9X8 ha segnato il ritorno di Peugeot a Le Mans nel 2023, dodici anni dopo l’ultima partecipazione del marchio, in un programma circondato da grandi aspettative. Sviluppata internamente da Peugeot Sport, la 9X8 iniziale si distingueva per l’assenza di spoiler posteriore, puntando sull’effetto suolo, a differenza delle altre Hypercar.
Al debutto alla 24 Ore del 2023 (nel 2022 il team preferì saltare la 24 Ore rinviando l’esordio della vettura a Monza), la 9X8 di Menezes/Duval/Müller guidò la classifica per diverse ore, ma entrambe le vetture incontrarono problemi nella seconda metà della gara: la n. 94 fu messa fuori gioco da una collisione e da un problema meccanico (era 12º nella classe Hypercar), mentre la vettura di Di Resta/Jensen/Vergne chiuse all’8º posto.
Nel 2024 è stata presentata una versione profondamente rinnovata della 9X8, con gran parte della carrozzeria ridisegnata e soprattutto con un’ala posteriore. Entrambe le vetture (la n. 94 di Vandoorne/Di Resta/Duval e la n. 93 di Vergne/Jensen/Müller) hanno completato la 24 Ore in 11ª e 12ª posizione.
L’anno successivo, in quella che è stara un’edizione frustrante, la Peugeot ha scherato nuovamente due le vetture: la n. 94 (Duval/Jakobsen/Vandoorne) ha terminato al 12º posto.




Per la quarta partecipazione consecutiva dal ritorno alle gare di endurance, ormai conscio degli oggettivi limiti della 9X8, il Team Peugeot ha affrontato l’edizione 2026 con umiltà e metodo, concludendo in 11ª e 12ª posizione.



Immagine di apertura: 24 Ore di Le Mans 2026: la Peugeot 9X8 Hypercar pilotata da Paul Di Resta, Stoffel Vandoorne e Nick Cassidy
