Il cinquantenario della 24 Ore di Le Mans, celebrato nel 1973, non beneficiò delle grandiose iniziative messe in campo per il centenario del 2023, né ebbe la stessa eco mediatica. Certo, un cinquantenario ha un valore diverso rispetto al traguardo dei cento anni ma soprattutto la temperie storica non era la stessa. Più sobrietà, meno globalizzazione, meno sfruttamento commerciale dell’intero evento. Non che le celebrazioni del 2023 non siano state piacevoli o coinvolgenti; semplicemente, andando indietro nel tempo ci si rende conto di quanto siano cambiate le cose nel giro di pochi decenni.
L’anniversario del 1973 è comunque importante perché segna l’inizio di una maggiore attenzione verso la storia della 24 Ore di Le Mans. Nell’occasione vennero stampati due volumi: il primo, uscito nel 1972, è quello meno conosciuto e merita un’attenzione particolare. Molti sapranno che nel 1949 – ossia l’anno della ripresa della gara dopo l’interruzione bellica – l’Automobile Club de l’Ouest aveva pubblicato un volume che ritracciava la storia delle edizioni dal 1923 al 1939. Il libro, scritto da Roger Labric, era arricchito dalle illustrazioni di Géo Ham, al secolo Georges Hamel, pittore e disegnatore, la cui attività cadde nell’oblio tra gli anni ’60 e ’70 ma che merita senz’altro un approfondimento anche per la varietà dei soggetti e degli interessi. Géo Ham era anche un pilota e aveva preso parte anche alla 24 Ore di Le Mans del 1934 al volante di una Derby L8 con motore 2 litri.








L’idea di un primo libro sulla 24 Ore di Le Mans in prossimità del cinquantenario venne in mente a Bernard de Lassée, vicepresidente dell’A.C.O.: il comitato di redazione decise di riprendere gli anni coperti dal libro del 1949, senza aggiungere le edizioni del dopoguerra ma sfruttando una parte dei disegni di Géo Ham, che aveva concesso all’A.C.O. i diritti di pubblicazione delle sue tavole giusto poco prima di morire1. I testi furono scritti da Jacques Potherat, giornalista e saggista trentenne di grande competenza, destinato a lasciare una traccia profonda nel motorismo2. Per il materiale fotografico e documentario si attinse all’archivio dell’A.C.O.

















Il volume, edito dall’Automobiliste, uscì nel 1972. Nella parte iniziale si ricostruiva la storia del circuito di Le Mans, iniziando dall’anello di 103 chilometri utilizzato nel 1906 per il Grand Prix de l’Automobile Club de France, arrivando poi al vero e proprio circuito delle 24 Ore nella primissima configurazione che toccava Pontlieue fino alla forma più moderna degli anni ’30. Il libro, con copertina cartonata ed elegante sovraccoperta illustrata, è forse uno meno conosciuti sulla storia di Le Mans, certamente messo in ombra dall’opera del 19493, che già allora era un classico. In ogni caso, il volume del ’72 non è facilissimo da trovare, soprattutto in buone condizioni: spesso la sovraccoperta è scolorita, strappata o addirittura è assente e le pagine, rilegate con un’incollatura scadente, tendono a volar via per la gioia di chi desideri farne dei quadretti da incorniciare. Resta, il libro di Potherat, un’interessante testimonianza dell’attività storica dei primi anni ’70, in cui si potevano scrivere tranquillamente frasi come questa, che trovate sul risvolto di copertina: “Curieusement peu d’ouvrages ont été écrits sur Le Mans et combien d’amateurs connaissent les origines de cette grande épreuve?”. Si era agli albori della ricerca storica sulla 24 Ore di Le Mans; a parte qualche sparuto volumetto in edizione economica pubblicato in Francia o in Inghilterra, praticamente non esisteva nulla. Restava oltretutto una certa resistenza a pubblicare volumi dai temi troppo recenti, allo stesso modo in cui i collezionisti di modelli tendevano a scartare riproduzioni di auto moderne, considerando “serie” solo le Dugu o le Rio che prendevano in considerazione soggetti anteguerra. E’ anche vero che all’inizio degli anni ’70 questa visione (magari più inconscia che consapevole?) era agli sgoccioli, con l’imminente crescita dell’interesse per tutto ciò che era avvenuto a partire dagli anni ’40 e anche con il diffondersi dei modelli speciali, una parte dei quali avrebbe fatto giustizia di questa interpretazione della storia poco filologica e se vogliamo anche leggermente classista ed elitaria, nella convinzione che l'”antico” sia più nobile e interessante e che il “moderno” sia più banale e degno di minor attenzione.
Si superò, questa specie di scoglio psicologico, con un volume che uscì subito dopo l’anno del cinquantenario, Les 24 Heures du Mans 1949-1973, scritto da Christian Moity e edito ufficialmente dall’A.C.O. per i tipi di Edita Lausanne. Fu il punto di svolta, perché per la prima volta si riprendeva la storia della 24 Ore dal dopoguerra al periodo contemporaneo e poi perché lo si faceva con criteri molto più moderni, vale a dire con una quantità notevole di foto, di documentazione e di notizie storiche. Era insomma un libro che teneva conto dei desideri degli appassionati più competenti, compresi i modellisti.





Anche se i fatti successivi sono più conosciuti, concludiamo questo breve resoconto con un riassunto di ciò che accadde nel corso del decennio. La 24 Ore di Le Mans andò incontro ad una crisi tecnica e regolamentare ma seppe come reinventarsi, anticipando addirittura certe decisioni che sarebbero state adottate nei primi anni ’80 dalla Federazione Internazionale. L’arrivo della categoria GTP, ad esempio, va interpretato come un’anticipazione del Gruppo C: l’A.C.O. si era resa conto quasi subito che, una volta esauritosi lo slancio della novità, i Gruppi 5 e 6/1976 non avrebbero garantito sufficiente interesse tecnico e sportivo.

Dopo l’edizione del 1978, Christian Moity insieme a un giovane e ormai affermato giornalista, Jean Marc Teissedre, inaugurarono una tradizione di annuari che dura tutt’oggi. Il libro, edito da Publi Inter con l’appoggio ufficiale dell’A.C.O., era qualcosa di eccezionale per l’epoca: un resoconto dettagliatissimo della gara conduceva il lettore dai giorni delle verifiche fino alla cerimonia delle premiazioni, con analisi tecniche (divennero pezzi di bravura senza tempo quelle di Paul Frère), cronaca di prove e gara, presentazione dei concorrenti e – ovviamente – una messe di foto anche a colori probabilmente mai vista fino a quel momento. Insomma, qualcosa di irrinunciabile e infatti gli appassionati risposero con entusiasmo all’iniziativa. L’idea per l’immediato futuro sarebbe stata quella di riallacciarsi al volume di Moity coprendo le quattro edizioni ora mancanti (1974-1977) ma non se ne fece mai di nulla, con gli autori sempre più occupati a tener testa all’attualità, che continuò con l’edizione 1979 dell’annuario e così via. Il “libro di Le Mans” divenne quindi una bella consuetudine e una delle uscite irrinunciabili di fine stagione. Pubblicato nella versione francese e anche in quella inglese, è ormai un elemento fondamentale in ogni biblioteca automobilistica4.
- Ham era nato a Laval il 19 settembre 1900 e morì a Parigi il 24 giugno 1972. ↩︎
- Scomparve prematuramente nell’aprile del 2001. ↩︎
- Raro e ricercato dai collezionisti: ne vennero stampate cento copie fuori commercio e mille nell’edizione in vendita, tutte numerate. Per un esemplare in ottime condizioni della serie standard, a volte non bastano 600 euro. ↩︎
- Ed è appena il caso di citare altre due opere più recenti, il doppio volume Le Mans 1923-1992 e il successivo rifacimento in tre volumi Le Mans 1923-2010 di cui forse riparleremo con dovizia di dettagli in altra occasione. ↩︎
