Il sito di Pitlaneitalia contiene ormai diverse migliaia di articoli pieni di storia del modellismo. Il marchio Record è stato trattato fin dai tempi del vecchio blog e ritengo particolarmente interessante il capitolo consacrato alla seconda parte della vita del marchio francese, meno conosciuta (link: https://pitlaneitalia.com/2013/01/04/record-il-rinnovamento-parte-ii/). Ritorniamo su uno dei contenuti più singolari della vicenda commerciale di Record, i montati economici. Se all’inizio l’azienda aveva proposto dei factory built di ottima fattura commercializzati a margine dei kit – si pensi a tutte le Porsche 935 – a partire dal 1982-83 la linea dei montati di pregio lasciò spazio a un’altra gamma, basata sempre sui kit a catalogo, ma con finiture semplificate al massimo. Cambiarono i soggetti, con vetture quasi sempre stradali (cosa che risparmiava l’uso e l’applicazione di decals), d’attualità o del recente passato.

La verniciatura era di ottimo livello e i modelli si presentavano completamente montati ma privi di ogni aggiunta di colori sulle cornici dei vetri, sui fari posteriori e così via. Si sarebbe potuto al limite parlare di kit pre-verniciati ma tecnicamente si trattava di veri e propri montati, con ruote complete, interni dipinti (magari in un unico colore ma dipinti), vetri termoformati applicati con precisione e fondini neri o grezzi ben avvitati alle carrozzerie. Sarebbe stato comunque molto facile, per chi lo avesse voluto, smontare il tutto e aggiungere dettagli ad libitum. Spesso i modelli venivano forniti con piccoli sacchetti contenenti qualche aggiuntivo: tergicristalli in fotoincisione o in plastica, specchietti, alcune decals, fari supplementari e così via. Inizialmente le scatole furono quelle dei kit (sulle quali appariva la doppia dicitura Record-MRF) con un bollino applicato indicante il colore. Successivamente vennero introdotte confezioni più eleganti di colore rosso ma con tutta probabilità i collezionisti si erano affezionati alle vecchie e classiche scatoline bianche a strisce rosse e blu.

L’iniziativa non ebbe un successo folgorante, nonostante i prezzi contenuti (praticamente un Record di questo tipo costava spesso meno di un kit AMR). Alcuni soggetti, come le Ferrari 250 GTO 64, piacquero e non mancò chi si cimentò sistematicamente nel miglioramento e nell’elaborazione di modelli che avevano l’indubbio vantaggio di essere già verniciati. Nelle immagini di questo articolo vedete la Dino 246 GT, che fu proposta anche in giallo e in , oltre che nel classico rosso Ferrari. Oggi pezzi di questo tipo hanno quotazioni estremamente basse (nell’ordine dei 20-40 euro per esemplari perfetti, completi di scatola originale e accessori sigillati) ma rivestono un interesse storico tutto particolare per chi ami ripercorrere la traiettoria degli speciali anni ’80.
