Non frequento praticamente mai Facebook, a differenza di alcuni miei colleghi che ne hanno fatto un angolino personale di chiacchiericci. Il social non solo non mi interessa ma neanche mi serve, e questa la reputo una fortuna. A parte ciò, ieri sono capitato – neanche più so come – su uno di quei gruppi di fanatici di Spark & Co., dove un collezionista magnificava uno dei suoi ultimi acquisti, la famigerata Alfa Romeo vincitrice della Targa Florio 1971, di Truescale. Ricordate? Quella con i fari, tipo gara notturna. Posto quasi istintivamente un commento del tutto neutro, del genere: “sì, peccato però che l’originale i fari non li avesse”. Tempo un minuto e mi trovo il gran collezionista che mi scrive su Messenger. A parte rispondergli educatamente e segnalarlo a Facebook (che ha preso un provvedimento, non so quale perché non me l’hanno detto), mi sono ricordato come lo stesso discorso me l’avessero già fatto un paio di collezionisti italiani: “tu critichi i nostri modelli perché ne sei invidioso”. Non mi pare neanche il caso di smontare il ragionamento in questa sede, cosa che peraltro ho fatto a tempo debito. Questo era un collezionista americano, che nella bacheca del gruppo ha continuato a darmi dello stupido pubblicando la foto di una 33 restaurata, venduta mi pare ad Amelia Island e un’altra immagine della sua favolosa collezione (“only the best”, vaneggia orgoglioso) dove spiccano tra l’altro alcuni Tecnomodel recenti che fanno ridere i polli.

A proposito di polli e pollai, queste dispute esistevano probabilmente anche prima dell’era dei social, solo che se ne accorgevano in pochi e lo scemo di turno veniva rapidamente isolato e messo a tacere. Estendendo il discorso, non so se un certo tipo di prodotto abbia finito per attirare collezionisti meno competenti (e fin lì nulla di male: leggi, ti documenti, impari) e più arroganti per il loro stato di parvenu. Sia come come sia, senza voler far diventare un paradigma il comportamento di un singolo, sono cose che fanno riflettere sulla superficialità e sulla pochezza del nostro tempo, sempre più esposto – mi pare – ai veleni del malessere psicologico e dell’aggressività.

Era il 1971. Facebook è diventato una gabbia di scappati di casa.
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Sì, ovviamente. 1971. Facebook rispecchia la società attuale composta da una maggioranza di analfabeti funzionali.
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eh già. Ma quanti ce ne sono?? Quelli che ne sanno una pagina più del libro, abbondano sui social. Purtroppo sovente , i produttori si basano su restauri, spesso totalmente errati. Una volta mj è capitato il genio che sosteneva che , dato il blasone del produttore, era sicuramente corretto ed io informato male. Qui, è la stessa cosa, ma non oso immaginare se il genio si documenta l’amara sorpresa.
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Credo che in questo caso sia orbo oltre che stupido, visto che sull’interno della scatola orgogliosamente campeggia una foto della vettura alla Targa del ’71. Il ragionamento che rievochi (“un marchio così prestigioso non può essersi sbagliato di tanto”) conferma la debolezza argomentativa di troppi collezionisti sprovveduti.
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