Non apprezzo particolarmente (eufemismo) la scala 1:18 ma se proprio dovessi buttare i miei soldi con un modello di quel genere, andrei senza esitazioni su un Amalgam lasciando perdere i vari Spark, GP-Replicas, Tecnomodel e compagnia bella; è vero che costano una frazione di un Amalgam ma è anche vero che la differenza c’è e si vede sebbene spesso ci se ne accorga solo di persona. Tutt’altra finezza, tutt’altra raffinatezza, insomma un modo del tutto diverso di concepire un modello che sfocia in un risultato complessivo di un’armonia e di un equilibrio del tutto sconosciuto a un resincast da 200, 300 o 400 euro. Si dirà: ci mancherebbe. E invece no, perché la resa finale non è garantita in nessun progetto, neanche il più ambizioso. Si tratta di saperci fare e saperci fare significa anche avere occhio, cosa per nulla scontata neanche in presenza di budget produttivi in assoluto alti.
E’ di questi giorni l’annuncio della produzione da parte di Amalgam della Ferrari 312 T2 F.1 in versione Lauda GP del Giappone 1976, con tanto di gomme rain. Una scelta tutto sommato originale e che richiama ovviamente a un episodio rimasto scolpito nella memoria collettiva degli appassionati di automobilismo. I primi esemplari della T2 di Amalgam in 1:18 saranno disponibili nelle prossime settimane e il produttore sta già raccogliendo gli ordini. Il prezzo di listino è di € 1295 per un prodotto che ha richiesto oltre ottocento ore di sviluppo, con la collaborazione diretta della Ferrari. Speriamo che i materiali reggano nel tempo. È prevista anche un’edizione in 1:8, a un prezzo che supererà i 22.000 euro. Indubbiamente tanti (non voglio dire per forza troppi) ma quanti mese dopo mese letteralmente gettano dalla finestra cifre certo non equiparabili – ma comunque ingenti per un collezionista medio – in quelle grottesche uscite da edicola vantandosene pure con i compagnucci di Facebook?
























