testo e foto di Massimo Campi
Alla fine degli anni ’60, dopo il lancio della Alfetta, l’Alfa Romeo ritiene indispensabile la realizzazione di una nuova coupè sulla base della berlina. La vettura destinata a sostituire la Giulia GT, una vettura che ha avuto un grande successo in tutte le sue versioni, deve avere quattro posti comodi, al posto del tradizionale 2+2, un bagagliaio di buona capienza e soprattutto prestazioni da sportiva nel puro stile Alfa. Il progetto per la linea della vettura viene affidato a Giorgetto Giugiaro che, dopo il successo avuto in Bertone ha creato la Italdesign. Contemporaneamente anche il centro stile Alfa provvederà alla realizzazione di un progetto parallelo e il risultato finale sarà una carrozzeria con i volumi spostati all’indietro e la coda tronca.
Presentata nel 1974, l’Alfetta GT sfrutta il bialbero di 1.779 cc dell’Alfetta berlina. Il quattro cilindri prodotto ad Arese nella versione di serie eroga 122 cv a 5.500 giri/min consentendo all’coupè di raggiungere i 195 km/h.
Nella tradizione Alfa di quegli anni vengono varati anche dei programmi sportivi per pubblicizzare le doti della coupè e l’Alfetta GT esordisce nel 1975 in versione preparata Gruppo 2, schierata dalla squadra Autodelta e pilotata da Jean-Claude Andruet, Amilcare Balestrieri e Chicco Svizzero.
La vettura da competizione in versione rally viene realizzata in Autodelta, secondo i regolamenti FIA Gruppo 2 dell’epoca. L’Alfetta GT 1,8 Gr.2 viene presentata ufficialmente il 22 febbraio 1974 a Balocco, nel 1975 corre alcuni rally in Francia e al Tour de Corse con Jean-Claude Andruet / Yves Jouanny. Nonostante una uscita di strada, la coppia transalpina sale sul terzo gradino del podio nella difficile gara stradale, dietro la Stratos di Darniche e la Alpine 110 di Nicolas.
L’Alfetta GT Gruppo 2 monta il motore di 1,8 litri con la speciale testata omologata a 16 valvole, stretta e l’iniezione meccanica Spica. Quella nelle immagini è uno dei due esemplari realizzati con quella speciale testata sul propulsore di 1.800 cc del biscione.
Le altre Alfette GT, compreso quella di Chicco Svizzero, correvano all’epoca equipaggiate dal motore con la classica testata a otto valvole, testa larga, doppia accensione e l’alimentazione effettuata tramite due doppio corpo.
Oltre ad Andruet, l’Alfetta GT Gr.2 è stata usata nei rally da Amilcare Balestrieri. Il risultato più iconico ottenuto rimane la vittoria assoluta al Rally dell’Isola d’Elba del 1975, gara allora valida per il Campionato Europeo Rally in coppia con il navigatore Enrico Gigli. Il debutto della Alfetta GT rimase strepitoso e generò grandissimo entusiasmo, ma a fine stagione il programma venne interrotto e il pilota ligure andò a correre in Opel.
In quel momento storico cambiano i regolamenti, l’Alfa Romeo chiude il programma rally. L’Alfetta GT viene aggiornata negli assetti per correre in pista e partecipa alla 24 Ore di Spa-Francorchamps con Andruet e Spartaco Dini e alla 1000 Km di Kyalami in Sudafrica con Dini e Arturo Merzario. Nella gara belga l’equipaggio dell’Alfetta 1.8 vince la 2° divisione e sale sul secondo gradino del podio nella classifica assoluta dietro la BMW 3.0 CSL di “Chavan” / Détrin / Demuth.
Merzario e Dini arrivano quarti assoluti e secondi di classe a Kyalami. Finita la gara la vettura rimane in Sudafrica fino a quando viene venduta ad un appassionato che la riporta in Italia. In seguito finisce in Spagna dove viene restaurata nella carrozzeria e nelle parti meccaniche ad esclusione del motore.


Renato Ambrosi è un noto collezionista italiano, appassionato di vetture del biscione. Dopo averla acquistata, l’Alfetta GT 1.8 viene definitivamente restaurata anche nella porte motoristica. La prima uscita pubblica è nel 2013 in occasione del 50° dell’Autodelta e da allora viene usata in alcune manifestazioni e rievocazioni dedicate al mondo delle storiche come l’ASIFEST 2026 a Misano Adriatico.




