Kimi Antonelli campione di Formula 1

Andrea Kimi Antonelli si è laureato in Messico campione del mondo di Formula 1 per la stagione 2026. Cosa fare su PLIT quando praticamente su ogni sito, su ogni pagina Facebook, su ogni account degli altri social qualsiasi giornalista vero o presunto pubblica un commento o una fotina? Ritorneremo sul tema ma intanto proponiamo un percorso numerico sui risultati finali dei piloti italiani, che attraversa oltre sette decenni. Un’idea forse non originalissima ma che non ho ancora visto messa in pratica da altri media.

Fu Nino Farina, al volante dell’Alfa Romeo, a conquistare nel 1950 il primo titolo iridato della storia, precedendo il compagno di squadra Juan Manuel Fangio. Due anni più tardi sarebbe iniziata l’era di Alberto Ascari, protagonista di una delle pagine più importanti dell’automobilismo italiano. Con la Ferrari, Ascari vinse i campionati del 1952 e del 1953, imponendosi come riferimento assoluto della categoria e per oltre settant’anni è rimasto l’ultimo italiano campione del mondo di Formula 1.

La seconda metà degli anni ’50 vide emergere nuovi protagonisti, da Luigi Musso a Eugenio Castellotti, entrambi legati alla Ferrari e scomparsi al volante in circostanze tragiche. Erano anni nei quali l’Italia occupava una posizione centrale nel panorama della Formula 1, sia per la presenza di costruttori e scuderie sia per il contributo dei piloti. Il terzo posto di Musso nel 1957 rappresentò uno dei risultati più significativi di quel periodo.

Negli anni ’60 il testimone passò a una nuova generazione. Lorenzo Bandini fu il principale rappresentante italiano della prima parte del decennio, raggiungendo il quarto posto nel Mondiale 1964 con la Ferrari. Accanto a lui si distinsero Giancarlo Baghetti, vincitore al debutto nel Gran Premio di Francia del 1961, e Ludovico Scarfiotti, che avrebbe ottenuto una vittoria a Monza nel 1966. La presenza italiana rimase significativa, anche se il traguardo del titolo mondiale cominciò progressivamente ad allontanarsi.

Gli anni ’70 furono caratterizzati da una presenza più frammentata, dovuta anche al veto della Ferrari nei confronti dei piloti di casa nostra. Arturo Merzario, Andrea de Adamich, Ignazio Giunti e Vittorio Brambilla rappresentarono una generazione che si confrontò con una Formula 1 in profonda trasformazione, nella quale aumentavano le esigenze tecniche e organizzative delle squadre. Brambilla riuscì a conquistare la vittoria al Gran Premio d’Austria del 1975 con la March, mentre nella seconda parte del decennio cominciò a emergere Riccardo Patrese, destinato a diventare uno dei piloti italiani più longevi e presenti nella storia della categoria.

Il decennio successivo riportò l’Italia ai vertici del campionato. Nel 1983 Riccardo Patrese, con una Brabham competitiva, avrebbe forse potuto dire la sua ma l’errore a Imola nelle tornate finali del GP di San Marino fecero pendere definitivamente la bilancia delle priorità della squadra di Ecclestone verso il compagno di squadra, Nelson Piquet. Elio de Angelis conquistò il terzo posto nel 1984 con la Lotus, mentre Michele Alboreto – arrivato in Ferrari proprio nel 1984 – fu protagonista della stagione 1985, conclusa al secondo posto nella classifica mondiale. Fu l’ultimo italiano, prima di Antonelli, a restare in lizza per il titolo fino a stagione inoltrata. Tra la fine del decennio e i primissimi anni ’90 Patrese, passato alla Williams, raggiunse risultati importanti, col terzo posto del 1989 e soprattutto il secondo del 1992.

Per tutti gli anni ’90 la presenza italiana rimase consistente, ma nessun pilota riuscì a inserirsi stabilmente nella lotta per il campionato. Alessandro Nannini, prima dell’incidente che interruppe la sua carriera in Formula 1, aveva già mostrato le proprie capacità con la Benetton. Successivamente Giancarlo Fisichella divenne uno dei principali rappresentanti italiani, ottenendo nel 1997, 1998 e 1999 diversi piazzamenti nelle prime posizioni e raggiungendo il quarto posto nel 2006 con la Renault, dopo aver conquistato tre vittorie in carriera.

Con l’inizio degli anni 2000, il confronto tra i piloti italiani si concentrò soprattutto sul duo Giancarlo Fisichella – Jarno Trulli. Quest’ultimo ottenne il sesto posto nel 2004 con la Renault R24, una stagione nella quale conquistò anche la sua prima vittoria in Formula 1, a Monaco. Negli anni successivi Trulli continuò a ottenere risultati significativi con la Toyota, mentre Fisichella rimase un riferimento importante anche durante il ciclo vincente della Renault.

Dopo l’esperienza di Vitantonio Liuzzi, l’Italia rimase senza rappresentanti a tempo pieno nel Mondiale per diversi anni. Il ritorno arrivò nel 2017 con Antonio Giovinazzi, inizialmente impegnato in alcune gare e successivamente titolare dell’Alfa Romeo Sauber per tre stagioni, dal 2019 al 2021. La sua presenza rappresentò un passaggio importante per una tradizione che sembrava essersi esaurita. Lo stesso Giovinazzi, “bruciato” dalla Formula 1, si è per fortuna ricostruito una carriera di primo piano nell’endurance.

Arriviamo quindi ad Antonelli. Dopo il debutto nel 2025 con Mercedes, il pilota bolognese è diventato protagonista della stagione 2026, conquistando il titolo mondiale al Gran Premio del Messico.

La tabella che accompagna questo articolo ripercorre stagione per stagione il miglior risultato ottenuto da un pilota italiano nella classifica mondiale, indicando anche la monoposto con la quale ha disputato il campionato. Un modo per osservare non soltanto l’alternanza dei protagonisti, ma anche il rapporto tra i piloti italiani e le diverse generazioni di vetture: dalle Alfa Romeo e Ferrari degli anni ’50 alle vetture britanniche dei decenni successivi, fino alle monoposto contemporanee. Gli anni con i trattini indicano che nessun pilota italiano ha ottenuto punti in campionato.

AnnoPilotaPosizione finaleAuto
1950Nino Farina1°Alfa Romeo
1951Alberto Ascari2°Ferrari
1952Alberto Ascari1°Ferrari
1953Alberto Ascari1°Ferrari
1954Nino Farina / Luigi Musso8°Ferrari / Maserati
1955Eugenio Castellotti3°Lancia – Ferrari
1956Eugenio Castellotti6°Ferrari
1957Luigi Musso3°Ferrari
1958Luigi Musso7°Ferrari
1959———
1960Giulio Cabianca19°Cooper
1961Giancarlo Baghetti9°Ferrari
1962Giancarlo Baghetti11°Ferrari
1963Lorenzo Bandini9°BRM e Ferrari
1964Lorenzo Bandini4°Ferrari
1965Lorenzo Bandini6°Ferrari
1966Lorenzo Bandini8°Ferrari
1967Ludovico Scarfiotti19°Ferrari
1968Ludovico Scarfiotti13°Cooper
1969———
1970Ignazio Giunti17°Ferrari
1971———
1972Andrea de Adamich16°Surtees
1973Arturo Merzario12°Ferrari
1974Arturo Merzario17°Iso-Marlboro
1975Vittorio Brambilla11°March
1976Vittorio Brambilla19°March
1977Vittorio Brambilla15°Surtees
1978Riccardo Patrese11°Arrows
1979Elio de Angelis15°Shadow
1980Elio de Angelis7°Lotus
1981Elio de Angelis8°Lotus
1982Michele Alboreto8°Tyrrell
1983Andrea de Cesaris8°Alfa Romeo
1984Elio de Angelis3°Lotus
1985Michele Alboreto2°Ferrari
1986Michele Alboreto8°Ferrari
1987Michele Alboreto7°Ferrari
1988Michele Alboreto5°Ferrari
1989Riccardo Patrese3°Williams
1990Riccardo Patrese7°Williams
1991Riccardo Patrese3°Williams
1992Riccardo Patrese2°Williams
1993Riccardo Patrese5°Benetton
1994Nicola Larini14°Ferrari
1995Gianni Morbidelli14°Footwork
1996———
1997Giancarlo Fisichella8° Jordan
1998Giancarlo Fisichella9° Benetton
1999Giancarlo Fisichella9° Benetton
2000Giancarlo Fisichella6° Benetton
2001Jarno Trulli9°Jordan
2002Jarno Trulli8°Renault
2003Jarno Trulli8°Renault
2004Jarno Trulli6° Renault
2005Giancarlo Fisichella5°Renault
2006Giancarlo Fisichella4°Renault
2007Giancarlo Fisichella8°Renault
2008Jarno Trulli9°Toyota
2009Jarno Trulli8°Toyota
2010Vitantonio Liuzzi15°Force India
2011———
2012———
2013———
2014———
2015———
2016———
2017———
2018———
2019Antonio Giovinazzi17°Alfa Romeo
2020Antonio Giovinazzi16°Alfa Romeo
2021Antonio Giovinazzi18°Alfa Romeo
2022———
2023———
2024———
2025Andrea Kimi Antonelli7°Mercedes
2026Andrea Kimi Antonelli1°Mercedes

Nota del redattore: non crediate che redigere questa tabella sia stata una passeggiata. L’AI, interpellata sperimentalmente in un primo tempo, aveva compiuto tanti di quegli errori da invogliare in modo definitivo una ricerca all’antica: annali, riviste e via. Almeno gli errori, che inevitabilmente saranno presenti, potranno essere attribuiti in modo esclusivo all’autore di questo articolo. Vuoi mettere la soddisfazione?

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