Vecchi modelli e nuovi collezionisti

I mercati emergenti  – è stato ormai già detto molte volte – stanno fortunatamente sostenendo il mercato dell\’1:43 e lo stanno salvando da un calo ancor più vistoso se esso dovesse limitarsi ai paesi tradizionali (soprattutto Europa occidentale e Stati Uniti). E\’ ancora presto per dire se i collezionisti cinesi, indonesiani, russi, ucraini o thailandesi salveranno la baracca e non è certo questa la sede per fare previsioni. Semmai c\’è da rallegrarsi che più di un produttore abbia trovato nuovi sbocchi grazie a questi mercati fino a qualche anno fa completamente sconosciuti. Sebbene alcuni di essi avessero una tradizione consolidata seppure rimasta confinata per decenni dentro spazi locali e fortemente specifici (basti pensare ai tanti collezionisti ed \”elaboratori\” dell\’ex-URSS), altri mercati possono definirsi completamente \”nuovi\”, figli della recente comparsa dell\’automobile in alcuni strati della società e della percezione del mezzo di trasporto privato come status symbol, esattamente come accadeva nei paesi dell\’Europa occidentale fra gli anni cinquanta e sessanta. Escludendo i collezionisti di formazione europea o americana trasferitisi in quei paesi remoti per motivi di lavoro, esiste tutta una generazione di appassionati che si sta formando e che naturalmente costituisce un valido sbocco soprattutto per i produttori in larga scala, capaci cioè di arrivare con relativa facilità dove un piccolo artigiano non riuscirebbe ad arrivare. La cultura dell\’auto, come tutti gli altri fenomeni di informazione, si nutre di conoscenza e anche i gusti, la percezione stessa dell\’oggetto possono variare, e anche di molto: non è un caso se in Cina la Porsche vende più Panamera (magari nere coi vetri scuri) che 911. I motivi non li sto neanche a spiegare, tanto sono trasparenti, e si sarà capito che c\’entra molto la cultura storica. Trasferiamo il concetto in ambito modellistico: molti dei collezionisti di quei mercati emergenti privilegiano le auto di oggi, le supercar contemporanee, per poi magari, dopo avere approfondito un po\’, tornare indietro negli anni, ma si tratta di un processo lungo e incerto, perché non trova a monte un\’adeguata preparazione. Con la passione, tuttavia, molti ci arrivano, anche grazie all\’aiuto enorme del web e di pubblicazioni che propongono confronti più o meno improbabili fra passato e presente, non foss\’altro che per esigenze di marketing. C\’è quindi una tendenza a interessarsi di ciò che è accaduto prima, di conoscere gli antefatti. Tutto sommato è normale ed ecco spiegata la richiesta sempre maggiore di modelli di un passato sempre meno recente da parte di collezionisti desiderosi di approfondire la materia.

Ciò che rischia di andare perduto con questi nuovi orizzonti è invece la percezione del valore storico del modello in sé: la vicenda degli speciali che tanti di noi hanno così ben presente dal momento che l\’hanno magari vissuta in prima persona, un collezionista cinese o thailandese non può avercela e se è molto probabile che alla lunga possa provare interesse per una Ferrari degli anni settanta riprodotta oggi da BBR o da Looksmart, è molto meno probabile che possa interessarsi a uno speciale degli anni settanta in quanto pezzo da collezionismo. In sintesi, non riuscirà ad apprezzarne la valenza artigianale e \”culturale\” e ci vedrà solo la brutta copia dei modelli perfetti e brillanti che circolano oggi. Va da sé che le valutazioni di certi modelli di enorme importanza storica siano in picchiata, proprio per la mancanza di collezionisti in grado di collocarli correttamente nello sviluppo tecnico e modellistico.

Un MRF factory built su eBay è già un miracolo se raggiunge i 60-70 euro; forse si salva uno come Fadini, che comunque ha sempre avuto il merito di una visione nettamente più \”internazionale\” rispetto alla maggior parte della concorrenza, italiana e non. AMR ha il suo pubblico, BBR è un marchio universalmente riconosciuto (uno dei pochi), ma al di là di queste eccezioni non esiste una ricerca sistematica e un reale interesse nei confronti di molti altri produttori della prima ora o degli anni ottanta. Devo ammettere che è un atteggiamento che noto anche fra i collezionisti nostrani. Quante volte mi son sentito dire: \”che compri a fare quel vecchio Record, tanto fra poco esce lo Spark\”. Comprerò lo Spark quando uscirà (di Spark sono un grande ammiratore), ma vorrò avere in collezione anche un modello che testimoni l\’evoluzione di venti o trent\’anni, non necessariamente accurato e perfetto per i tempi di oggi, ma accurato per quando uscì. E\’ una visione che a molti collezionisti di modelli speciali manca e che invece, naturalmente, non fa difetto agli specialisti di obsoleti, abituati direi costituzionalmente a considerare le cose sotto questa luce. Sto parlando di factory built o di montati d\’epoca, perché non avrebbe senso acquistare un Record e montarlo con gli errori dell\’epoca, compiuti per mancanza di una documentazione che oggi è molto più abbondante e facile da procurarsi.

Da questo ragionamento si scivola facilmente (o si ritorna) nel campo della \”metodologia\” dei montaggi, ossia su come si debba interpretare e trattare un kit d\’epoca. E siccome l\’argomento è tutt\’altro che esaurito, non è escluso che un giorno di questi ci possa ritornare sopra.

2 pensieri riguardo “Vecchi modelli e nuovi collezionisti

  1. … gli anni passano inesorabili e la situazione e la percezione degli automodelli \”speciali\” si modificherà nel dividerli in due massime categorie:1) gli attuali2) gli obsoletiEsattamente come gli obsoleti \”veri\” … i die-cast… Ci sarà chi collezionerà sia gli attuali (Spark) che gli obsoleti (MRF, AMR ecc) e chi, invece, baderà al sodo e al portafoglio senza fronzoli e senza ripensamenti e … senza rimpianti … sui collezionisti alternativi (Cina, Thai Indonesia ecc) ci credo poco … anzi pochissimo … solo l'Europa e robetta in USA hanno la cultura del collezionismo …

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