"Un poisson pas comme les autres": l\'Alpine A310 Le Mans 1977 di Spark (S5480)

Spark, S5480: l\’Alpine-Renault A310 di Le Mans 1977. 

L\’Alpine Renault A310 \”Poisson Dieppois\” ha una storia particolare, non tanto per i risultati raccolti alla 24 Ore di Le Mans 1977, quanto per la sua originalità e per le tante storie che si sono accumulate negli anni, anche grazie alla partecipazione di un pilota di primo piano come Jean-Luc Thérier. Sull\’avventura del \”Poisson Dieppois\” è uscito ne 2014 anche un libro, scritto da Sophie Tabesse-Mallèvre e intitolato Le poisson Dieppois, un poisson pas comme les autres: vi si ripercorre tutta la storia del progetto Alpine A310 a Le Mans, che ebbe vita breve ma che evidentemente ha lasciato un segno più duraturo nella memoria degli appassionati rispetto ad altre partecipazioni magari più fortunate ma meno pittoresche. 

Come al solito, le dimensioni del modello sono corrette, con
un\’interpretazione indovinata della linea e dei vari ingombri. 
L\’imponente batteria dei fari anteriori, riprodotti in plastica
cromata. La protezione in plexiglas è completa di contorno
che simula lo scotch nero.

L\’Alpine A310 fu iscritta alla 24 Ore di Le Mans 1977 da Bernard Decure, che riuscì a reperire i fondi necessari ad un impegno così complesso grazie al sostegno della camera di commercio di Dieppe (la città d\’origine del marchio Alpine), che intendeva promuovere le attività ittiche locali. Insieme a Jacques Cauchy (alias \”Cochise\”) e al famoso rallysta Thérier, Decure mise insieme una squadra più che degna, preparando a dovere una A310 che venne iscritta nella classe GTP, una sorta di categoria sperimentale, in cui rientrarono le vetture più disparate, dalle Inaltéra di Jean Rondeau alle Lancia Stratos Aseptogyl fino alle WM motorizzate Peugeot. 

Alcuni definiscono la GTP come l\’antesignana del Gruppo C e in parte hanno ragione, ma alla classe erano ammesse anche vetture di derivazione stradale come appunto lo era l\’Alpine A310. La corsa del \”Poisson Dieppois\” si arrestò anzitempo per una perdita d\’acqua. La squadra di Decure ci riprovò nel 1978, mancando però la qualificazione. 

I supporti dell\’ala posteriore, così come gli elementi laterali, 
sono fotoincisi. 

Non è sfuggita a Spark la presenza di un faretto rosso a fianco
del logo Facom nell\’alloggiamento della targa. 

La A310 nel colori della bandiera francese si è rivista a volte in eventi storici come la Le Mans Classic ed è stata messa in vendita da Artcurial nel corso di Rétromobile 2016. 

Per fortuna non si nota moltissimo, ma l\’elemento laterale
plotterato, che dovrebbe riprodurre tutta la vetratura, non
è il massimo del realismo. 

La copertina del libro dedicato
all\’avventura del \”Poisson Dieppois\” alla
24 Ore di Le Mans 1977. 

Il \”Poisson Dieppois\”, poco fortunato in gara, si è rifatto nell\’immaginario collettivo degli appassionati, godendo anche un certo successo modellistico, con riproduzioni nell\’ambito dei kit speciali (basti pensare al JPS) ma anche nel settore slot o più recentemente fra i resincast 1:18 con una riproduzione dovuta a OttOmobile. 

L\’Alpine Renault A310 di Decure nello stand di
Artcurial in occasione di Rétromobile, febbraio 2016
(foto David Tarallo)

Non poteva sfuggire a Spark questa Alpine A310, uscita nella serie 1:43 proprio in questi giorni. Un modello che si è esaurito nel giro di una settimana, tanto che Spark ne ha già programmata una seconda serie supplementare. Anunciata alla fine di settembre 2019, l\’Alpine di Le Mans 1977 non si è fatta attendere troppo, almeno a confronto con altre referenze, che restano in programma per anni interi senza mai vedere la luce. Per chi segue la tematica Le Mans, con uno occhio particolare a Spark, si tratta di un modello irrinunciabile, che testimonia ancora una volta lo sforzo del fabbricante marsigliese nella ricerca dell\’esattezza storica. La documentazione su questa vettura non manca di certo, ma le insidie sono sempre dietro l\’angolo. 

 Oltretutto, nel corso di una gara come Le Mans, i cambiamenti sono frequentissimi e il difficile è ottenere una riproduzione conforme e coerente con un dato momento della manifestazione (qualifiche, partenza, arrivo…). Di solito si sceglie il momento della partenza, ma ci possono essere tante eccezioni anche ben motivate. 

Dell\’assoluta qualità di certe caratteristiche dei modelli Spark (precisione di stampaggio, linee, verniciatura, decorazione) si è già detto ormai tante volte. E oggi come oggi Spark ha anche raggiunto un livello uniforme di finitura, grazie al quale ogni esemplare è montato più o meno alla stessa maniera. Iniziamo però con un particolare che stona abbastanza: il vetro laterale è stato ottenuto con un unico plotteraggio e riporta stampati il deflettore e il montante centrale, con tanto di filetto rosso. 

Da questa immagine si può notare il tubo \”posticcio\”
di ventilazione posto nell\’abitacolo. 

E\’ una soluzione che abbiamo criticato spesso e che è comune anche a scale più grandi (tanto per fare un esempio, la A310 di OttOmobile in 1:18 ha fatto lo stesso). Non è una caratteristica accettabile su modelli di questo tipo. Altri recensori che ammiro molto per la loro competenza la giustificano in qualche modo: io personalmente ritengo che un piccolo sforzo farebbe guadagnare enormemente in realismo senza incidere troppo sui costi. 
Del resto su altri modelli si è tranquillamente montato un pezzetto in fotoincisione o una cornice in plastica, senza troppe complicazioni tecniche. 
Per il resto, il modello è degno dei migliori Spark: bellissimi i cerchi Gotti (dipinti in alluminio e non cromati), curati gli interni col rollbar integrale e tanto di tubo di aerazione fissato sul cruscotto; molto ben riuscita l\’ala posteriore con i supporti fotoincisi traforati e i tiranti delle giusta finezza. Suggestiva la \”batteria\” dei sei fari anteriori, schermati dalla protezione in plexi trasparente, contornata di nastro adesivo nero. Qualche piccola distrazione come l\’assenza del tirante dello staccabatteria poteva essere evitata, ma si tratta comunque di un modello di indubbio effetto. 

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