Un buco nell\'acqua annunciato? Spark e la Rondeau M382 Vetir di Le Mans 1986

Alla fine del 1985 Jean Rondeau trovò la morte nell\’incidente al passaggio a livello. Il marchio di Le Mans, già abbondantemente in crisi, aveva ormai i giorni contati. Ma nei tre anni successivi altre Rondeau schierate da privati presero parte alla 24 Ore che Jean aveva vinto nel 1980, al volante della M379B. Nel 1986 si rivide la M382 telaio 003, pilotata da Oudet e Justice. Spinta dal noto motore Cosworth da 3,3 litri, questa vettura non brillò particolarmente; del resto gli schieramenti di Le Mans, nelle ultime file, pullulavano di vecchie Gruppo C in disarmo, che nulla potevano nei confronti di materiale ben più competitivo. Ma se non era possibile far parlare di sé nelle cronache sportive, almeno ci si poteva provare esibendo una decorazione vistosa o originale. Sponsorizzata dalla gamma Vetir, la vettura era decisamente accattivante, con un ampio tessuto tutto pieghe e sfumature che avviluppava le rotondeggianti forme della M382. 

Da sempre le sfumature sono la bestia nera dei produttori di automodelli, che – possiamo dirlo – non ne sono mai usciti perfettamente indenni. Dalla Porsche 930 Lit National di Le Mans 1983 alla Porsche 962C Almeras di Le Mans 1991 (quella sponsorizzata da Axe), riprodurre i colori che degradano uno nell\’altro, le ombre e le pieghe di motivi decorativi è sempre stato un problema, affrontato spesso con mezzi tecnici insufficienti e inadeguati. 

E\’ appena il caso di ricordare come sul primo modello Spark Italia, la BMW 3.0 CSL di Facetti e Finotto, il problema venne risolto alla radice in maniera gordiana… 

Spark nella sua gamma doveva ancora riprodurre la Rondeau M382 Vetir, e il modello è uscito giusto da qualche giorno. Replicare i complessi ghirigori dei drappi multicolore era tutt\’altro che facile, e l\’impresa si è confermata più che ardua. Il risultato? Poco convincente, anzi per nulla. Premesso che la Rondeau M382 di Spark è di per sé un ottimo modello, tutta l\’attesa era concentrata sulla livrea, che appare maltrattata e semplificata come avrebbe potuto esserlo su un kit Starter degli anni ottanta, con le decals stampate da Carpena. Non credo che la decorazione della Rondeau di Spark si debba a Cartograf; certo è che se Spark ha dato prova di eccezionali prodezze nel campo della decorazione (mi vengono in mente i film cromati diffusissimi su vetture contemporanee o i loghi iridescenti della Pescarolo sponsorizzata dalla Playstation, diventata ormai un classico nella storia dell\’1:43), questa M382 sembra quasi un\’altra vettura se la si confronta con le foto dell\’originale. 

Le pieghe sono state ottenute con banali strisce puntinate più scure, così rigide e ben definite che sembrano esse stesse parte della decorazione. Manca del tutto l\’effetto tridimensionale e a parte alcuni errori nella riproduzione dei motivi, è stato completamente tralasciato il rosso, presente ad esempio sul passaruota anteriore destro. Nel 2020, con le moderne tecniche grafiche, si sarebbe potuto e dovuto fare meglio. Ci si potrebbe dilungare su come interpretare storicamente un modello. Del resto, uno Starter montato trent\’anni fa ha un suo significato documentario, perché rappresenta un\’epoca e magari ci riempie anche di nostalgia. Su un AMR montato negli anni settanta non metterei mai un tergicristallo fotoinciso di oggi e su un Brooklin non sostituirei le ruote in metallo bianco con un set di BBR o di Bosica. E\’ questione di epoche e anche di stili, di equilibri, di giudizi sottilmente sospesi fra tecnica e storia. Ma un marchio come Spark ha un obiettivo preciso, che è quello di proporre un prodotto che, senza concedere nulla alle suggestioni interpretative che in altri contesti e in altre tradizioni possono anche avere un loro significato, non faccia rimpiangere un kit montato di buon livello. Nel caso della Rondeau, invece, andrà rimpianto un ennesimo modello deludente. 


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