Focus su: Spice-Cosworth SE88C GrC2 Chamberlain Racing Le Mans 1988 di Spark (S4768)

Volendo recensire qualche novità Spark avevo la possibilità di scegliere fra diversi soggetti, inclusa la Porsche 935 M16 IMSA di Daytona 1983 che su certi forum tipo Caradisiac è diventata quasi un mito tribale, al pari di quelle Corvette taroccate che sembrano ferri da stiro. Ho deciso di lasciar perdere anche perché già la mutanda di film trasparente sul tetto, a unire le due scritte dei piloti, mi aveva mal disposto. Escluse per il momento anche un paio di Porsche 911 GT1 private di Le Mans 1997 e la BMW M1 Marlboro di Le Mans 1980, ho optato stavolta per qualcosa di più conservativo anche se piuttosto originale, la Spice SE88C Gruppo C2 di Le Mans 1988. Non che la vettura sia inedita, visto che Spark ha già riprodotto le due auto ufficiali, ma mi pareva un qualcosa in linea con un certo spirito cui la casa di Ripert ci ha abituato negli anni. Insomma, posso dire già da ora che questo modello sa di speciale ben montato, come se ci si trovasse davanti un Automany, uno Starter o un Provence Moulage fatto come si deve ai tempi dei tempi. 

Questa a mio avviso è la parte emozionale più importante della produzione Spark, non finirò mai di ripeterlo, anche se per fortuna loro c\’è tutto un pubblico di acquirenti che di queste considerazioni fa tranquillamente a meno: sono quelli che comprano le GT3 della 24 Ore di Spa e del Nurburgring o le Formula 1 di oggi. Io mi trastullo ancora con l\’odore della resina e della colla che emana dalla vetrinetta una volta che stacchi i fermi in adesivo trasparente. Ho anche voluto scegliere un modello che mi (ci) riconciliasse con Spark. Mi dispiace enormemente dover osservare e registrare i tanti, troppi errori fatti in quest\’ultimo periodo. 

Dover produrre e produrre è una condanna sicura allo sbaglio. Scelgo la Spice perché Gordon Spice l\’ho incrociato spesso nel corso della mia vita, prima come spettatore al Mugello (ho ancora un suo autografo fatto nel 1983 o giù di lì), poi come giornalista. Ero alla presentazione della sua autobiografia The life of Spice (uscita nel 2009), e fu uno degli incontri più divertenti di quel genere, che un giorno forse racconterò a parte. Gordon Spice è stato un personaggio importante, che incarna bene lo spirito britannico dell\’automobilismo. Come costruttore si è tolto anche diverse soddisfazioni, 

Con mezzi tecnici tutto sommato limitati riuscì ad arrivare ai vertici della classe minore del Gruppo C, vincendo il titolo costruttori per ben quattro volte, dal 1985 al 1988. Una delle più grandi soddisfazioni fu un sesto posto assoluto a Le Mans nel 1987, con una macchinina, la SE87, capace di raggiungere i 350 km/h prima della staccata di Mulsanne. Nel 1988, dopo il ritiro del suo principale concorrente in Gruppo C2, ossia la Ecurie Ecosse, il team Spice Engineering aggiunse una seconda vettura ufficiale nel programma del mondiale endurance e fornì il team privato Chamberlain Racing prima con una SE87, poi con la nuova SE88; affiancò il team di Chamberlain anche il GP Motorsport con la 87 ex-ufficiale di proprietà di Costas Los. La SE88 per la stagione 1988 derivava sostanzialmente dalla SE87, ma il motore Hart era stato rimpiazzato dal Ford Cosworth DFL da 3,3 litri. 

Il regolamento in vigore dal 1988 prevedeva inoltre un fondo più ampio e una riduzione dell\’efficienza aerodinamica con l\’abbassamento dei tunnel venturi. La SE88, con l\’aerodinamica progettata dalla Humphrys, fu sviluppata nella galleria del vento dell\’università di Southampton. Rispetto alla SE87 la sezione del frontale venne ridotta per portare più aria fino all\’ala posteriore a sbalzo. Fu potenziato anche l\’impianto frenante AP. Spark ha fatto un gran lavoro per riprodurre al meglio la complessa livrea tricolore della vettura numero 107 di Le Mans 1988, pilotata da Jean-Louis Ricci, Jean-Claude Andruet e Claude Ballot-Lena: un trio di piloti di grande esperienza, che non restò però a lungo in pista. La verniciatura è a tre colori, ma decals bianche sono state utilizzate per riprodurre le varie chiazze irregolari che debordano sul blu e sul rosso. Come Spark riesca ad applicare decals con questa precisione (e con questo potere coprente) è e rimane un mistero. 

Molto ben riprodotti i supporti dell\’ala posteriore e anche quel poco di meccanica visibile dallo specchio di coda è realistico e preciso. I vetri sono dotati di oblò di ventilazione passanti e tutto è al suo posto: ganci traino, staccabatteria, bavette anteriori, cornici delle uscite degli scarichi e bocchettoni serbatoio in fotoincisione e così via. Nei cerchi la parte alluminio è trattata con una finitura semilucida. In alcune immagini i cerchi appaiono bianchi, ma è altresì documentato l\’uso di ruote con la parte centrare oro, come sul modello. Piuttosto fine l\’antenna, realizzata col materiale che Spark impiegava già dieci o quindici anni fa e che va benissimo. 

In conclusione si può parlare di rapporto qualità-prezzo difficilmente battibile. Vedremo se e come Spark riuscirà a conciliare l\’esigenza di esattezza con la necessità di produrre qualsiasi cosa abbia delle ruote e un motore. Non facciamoci illusioni che Spark modifichi a breve o medio termine i propri criteri produttivi: a molti collezionisti va bene così e quindi la questione non si pone neanche. Ne riparleremo presto. 

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