Mercedes 300TD 1980 di Matchbox

I Matchbox hanno fatto divertire generazioni di ragazzini. Oggi in parte è ancora così, e attorno al marchio, proprietà della Mattel, si è sviluppato un collezionismo di appassionati adulti, che continuano a seguire le uscite recenti e contemporanee con la stessa dedizione riservata ai modelli d’epoca, alcuni dei quali raggiungono quotazioni tali da fare impallidire i Dinky o i Corgi.

Esistono siti web e canali Youtube aggiornatissimi sulla produzione attuale, non sempre facile da seguire. Nelle serie standard, esiste una gamma di un centinaio di modelli (a volte 100, altre volte 125), che cambia annualmente, con l’arrivo di alcuni stampi nuovi e con l’aggiornamento ciclico di alcuni stampi più vecchi, che assumono nuove colorazioni e nuove livree.

Confrontati ad altri marchi concorrenti, i Matchbox possono apparire meno raffinati, ma hanno dalla loro un prezzo praticamente imbattibile (li trovi in certi supermercati in Europa a 1,99 euro) e una varietà di soggetti sorprendente. Lasciando perdere certe realizzazioni fantasiose che hanno come scopo precipuo quello di attirare il pubblico dell’infanzia, esistono auto che meritano una certa attenzione. Presentiamo in questo articolo la versione break della Mercedes W123.

Inutile spendere più di qualche parola sulla W123, senza dubbio una delle Mercedes meglio riuscite di tutti i tempi. Presentata nel 1976, la W123 fu declinata nelle varianti berlina, coupé e SW fino al 1985, incluse configurazioni limousine, ambulanza, carro funebre e così via.

Il Matchbox dipinto in blu fa parte della gamma 2020 (art.13/100). In realtà la W123 SW è una novità del 2019, ripresentata in colorazione differente (la prima era in verde chiaro, poi è uscita in arancione; la versione apparsa nel 2021 è crema). Il modello del 2020 è in un bel bluette non metallizzato. La targa è americana e la versione scelta, come si evince dalla tampografia sul portellone posteriore, è la 300TD, uscita nell’ottobre del 1980, con motore da 125 cavalli.

Le linee sono piuttosto fedeli, anche se un po’ semplificate. Il fondino è in plastica, rivettato alla carrozzeria. Per ragioni di solidità, il tubo del rivetto posteriore attraversa tutto l’abitacolo per arrivare al cielo del tetto. L’effetto non è dei migliori ma c’è da considerare che questi modelli non nascono come pezzi statici da collezione. Le ruote, in plastica, fanno corpo unico con gli pneumatici. Non sono bruttissime e tutto sommato possono essere accettabili nel loro disegno generico.

Gli interni, in plastica grigio chiaro, sono sufficientemente dettagliati e direi che siamo al livello dei Tomica economici. Simpatica l’idea di stampare nel portabagagli una cassa contentente qualche bottiglia o qualcosa di simile (una soluzione cara ad esempio ai vecchi Majorette, ma adottata anche in certi Matchbox del periodo classico).

Il riflesso dei fari anteriori è ottenuto con una tampografia sulla plastica dello scudo anteriore, che è solidale col fondino.

La scala non è specificata: come tradizione, nel caso di riproduzioni di auto grandi, essa si rimpicciolisce e viceversa nel caso di auto piccole, per permettere un adattamento a confezioni standard.

Questi Matchbox contemporanei possono essere degni dei modelli del passato e – perché no – occupare una parte di una vetrina senza eccessive pretese e con un investimento davvero limitato.

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