Tameo, Spark, le Formula 1 e la buonanima del tavolino di vetro

Ricordate il tavolino di vetro? No? Pace. Andatevelo a cercare fra gli archivi del sito. Tanti anni sono passati e non mi ha seguito nelle mie tante peregrinazioni. Ma rimane pur sempre un bel titolo per una rubrica di riflessioni da bar, anche se forse i tempi sono cambiati e quello spirito non c’è neanche più.

Ad ogni modo, parliamo di Formula 1. Di modelli di Formula 1. Non sono mai stato un accanito collezionista di F.1, casomai mi sono sempre interessate molto di più le varie F.2, F.3 e compagnia bella che i vari produttori hanno distribuito col contagocce. Sono un fan della F.2 dai tempi degli X-Tenariv.

Riflettevo sulla voracità dei collezionisti nei confronti di una Copersucar del ’79 di Spark, uscita da pochi giorni. Fra i modelli di Spark che ritrovi mesi o anni a prezzi esorbitanti dopo la loro commercializzazione ci sono proprio molte Formula 1: alcune Shadow, qualche Ligier e diversi soggetti rari che soltanto gli artigiani avevano avuto il coraggio di produrre e a volte neppure loro.

I vari Meri Kits, Tameo, Tenariv, ai tempi facevano solo kit. Tameo, in tempi recenti, ha tentato la strada della Formula 1 montata, per smettere tutto sommato abbastanza presto. Ci ritorneremo. Ai tempi, dopo l’era del modello semplificato stile anni settanta ottanta, ci provò Onyx. Prima, c’era stato il tentativo di John Day, seguito dai vari Eidai, Yaxon e roba simile, che meriterebbero una trattazione a parte. Gli Onyx, sappiamo, erano quello che erano. Roba dignitosa e magari anche interessante, ma già all’epoca potevano sembrare abbastanza sempliciotti nella loro assenza di finezze. Questo ovviamente non giustifica il suggerimento di un umorista che su un sito ha spiegato come trasformarli per farne degli addobbi per l’albero di Natale (ci mancano i modelli anche sull’abete natalizio): ogni modello ha la sua dignità. Poi arrivarono i Quartzo e i Minichamps. I primi sono spariti da anni, i secondi ci sono ancora ma non si sono mai veramente evoluti.

Le considerazioni che provo a mettere insieme in questa sorta di articolo-brogliaccio riguardano essenzialmente modelli di un periodo passato della Formula 1, diciamo tipicamente anni settanta, ottanta e novanta. Per il periodo contemporaneo certe conclusioni potrebbero leggermente cambiare per l’entrata in gioco di marchi diversi e per l’assenza di produttori che hanno cessato la loro attività ormai vent’anni fa e anche di più.

Come al solito, la vera quadratura del cerchio l’ha trovata Spark, che è riuscita anche a creare una domanda persistente e generalizzata, in parole povere scovando un mercato. Andrebbe forse approfondito l’impatto che le serie da edicola hanno esercitato in questo settore, con prodotti spesso molto validi e facilmente migliorabili da un modellista un minimo esperto.

In materia di Formula 1 anni cinquanta o primi sessanta, alcuni marchi artigianali come Renaissance o Jade da molti anni propongono modelli montati di ottima qualità, concepiti però per pochi eletti. Non è il target di Spark. E non miravano al target di Spark neanche i Tameo delle serie TB e TMB, durati troppo poco. Certo, alcuni modelli andavano esauriti nel giro di un paio di settimane, segno che almeno le quantità erano ben calibrate alla domanda. Tameo era riuscito a superare i problemi tecnici che si pongono quando si prova a vendere una Formula 1 montata: fragilità del modello stesso, imballo, accuratezza dell’allineamento di ruote e sospensioni. Con un sistema semplice ma efficace, i Tameo montati erano saldamente ancorati alla basetta e personalmente non conosco nemmeno un caso in cui qualche pezzo si sia staccato durante una normale spedizione, e questo non è poco. Però, purtroppo, i Tameo montati sono ormai un ricordo. In magazzino restano poche referenze: un paio di Ferrari 126CK, le Tyrrell P34 del ’77 e le Arrows A2 del 1979. Sarebbero modelli da prendere, perché rappresentano uno sforzo di conciliare un prezzo tutto sommato ragionevole ad una qualità costruttiva di tutto rispetto. Si parla di modelli in metallo bianco, praticamente di kit montati, verniciati bene e rifiniti in modo piuttosto semplice ma impeccabile.

In attesa che a qualcuno venga un’idea migliore della sua, Spark continua a sfornare decine e decine di modelli. E’ un mercato che si auto-alimenta perché il collezionista di Spark trova tutto, allo stesso livello di qualità e di prezzo. Oggi una raccolta di soli Spark è concepibile semplicemente perché Spark fa tutto. Ogni versione, ogni pilota, Gran Premio per Gran Premio, comprese le gare fuori campionato – e non hanno ancora messo le mani sulla F.Aurora…

Il collezionista quasi-monomarca esiste ma è pur sempre una rarità. Esiste per realtà come AMR o BBR, quindi nel caso di Spark, che da quei marchi non potrebbe essere più lontana per strategie generali e metodi costruttivi, possiamo considerarlo pressoché un fenomeno inedito.

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