Copersucar-Ford Cosworth F6 F.1 GP Sudafrica 1979 di Spark (S3936)

Alla fine del 2021, Spark ha commercializzato un modello 1:43 piuttosto atteso dai collezionisti, la Copersucar F6 pilotata da Emerson Fittipaldi al GP del Sudafrica 1979 (catalogo S3936). Il modello si è fatto attendere abbastanza, essendo stato annunciato nel gennaio del 2021. La F6 non è del tutto inedita, basti ricordare infatti il modello artigianale di Pasquale Catanese, piuttosto valido. Sia come sia, Spark prosegue nella sua strategia che sembra non voler ignorare alcun risvolto della storia dell’automobilismo sportivo, ed ecco quindi la sua interpretazione della F6, a beneficio degli incondizionati del marchio e non solo.

Un po’ di storia: dopo aver schierato la F5A nel mondiale del 1978, il team di Fittipaldi commissionò a Ralph Bellamy un’innovativa vettura, caratterizzata da una scocca estremamente stretta in embraer honeycomb, con un muso altrettanto affilato e pance laterali corte. Il motore era il solito V8 Ford-Cosworth DFV abbinato al cambio Hewland FGA400. Tanto la F6 appariva futuristica quanto si rivelò un disastro alla prova dei fatti: dopo aver corso in Argentina con la F5A, Fittipaldi utilizzò una prima volta la F6 nelle prove a Interlagos, guidando però in gara vecchia monoposto. Il vero debutto della F6 avvenne a Kyalami, dove Fittipaldi, dopo essersi qualificato col 18° tempo, riuscì a terminare, seppure 13° a 4 giri dal vincitore.

La F6 si rivide, ma solo in prova, a Long Beach e a Jarama. La nuova Copersucar era carente di sviluppo e poco affidabile. Fu chiara quasi da subito la necessità di una serie di modifiche. Nell’attesa, Fittipaldi rispolverò ancora una volta la F5A, con la quale collezionò una serie impressionante di ritiri. La F6 modificata (chiamata F6A) debuttò senza troppa fortuna a Hockenheim e da lì alla fine della stagione il pilota brasiliano l’alternò con la F5A. Il miglior risultato del 1979 fu ottenuto nell’ultimo GP, a Watkins Glen, dove “Emmo” finì settimo con la F6A, dopo essersi qualificato 23°. Perso l’appoggio della Copersucar, il team Fittipaldi proseguì il proprio cammino in F.1, invero con ben poca fortuna.

Vista la sua breve carriera, è facile pensare che la F6 resterà un unicum nella produzione Spark. Forse questo è un modello destinato a subire una buona rivalutazione nel tempo, ma le variabili in campo sono talmente tante che è impossibile stabilire se fra un anno o due i collezionisti si contenderanno su eBay questa F6 a peso d’oro o se molti esemplari saranno destinati a galleggiare sul web a prezzi “popolari” nel disinteresse generale. Il mercato è capriccioso e ci ha abituato a sorprese in un senso o nell’altro.

Il modello della F6 è un classico Spark: verniciato bene, montato egregiamente (ne ho visionati sei esemplari ed erano tutti più o meno sullo stesso livello) e con le solite caratteristiche delle F.1 di questo produttore.

L’impressione generale è quindi convincente, ed è ciò che conta maggiormente quando si acquista un modello. Stavolta, però, col prezioso aiuto di Carlo Manzini, che ringrazio pubblicamente, si è voluto andare un po’ oltre, non per il gusto di criticare e distruggere ma per dimostrare come nell’ambito modellistico il compromesso sia necessario e nella maggior parte dei casi sfumi nell’ambiguità tecnica.

Tutto è nato da un’osservazione un po’ casuale delle strisce presenti sulle pance laterali, la cui altezza e disposizione variavano con una certa facilità (e osservate la differenza fra destra e sinistra). Spark sembra aver azzeccato la combinazione, evitando una buccia di banana sulla quale anche il più scafato dei capi-progetto avrebbe potuto rischiare di scivolare.

L’amico Manzini ha deciso di sottoporre la F6 a una più dettagliata disamina, che concerne forme e proporzioni. Insomma, si è divertito a fare qualche comparazione in più, tenendo sempre conto che, soprattutto in scale piccole come l’1:43, è poi – che lo si voglia o no – il colpo d’occhio a decretare la riuscita ultima di una miniatura.

E’ appena il caso di ricordare quanti modelli considerati “giusti” non somiglierebbero più di tanto all’auto vera se venissero ingranditi 43 volte e – al contrario – quanti modelli usciti dall’asettico computer di uno studio CAD diano la strana sensazione di essere “sbagliati”. Discorso interessante e filosofico, ma lasciamolo da parte, almeno stavolta, e veniamo alle rilevazioni.

E’ anche necessario premettere che le angolazioni ottenute nelle immagini non sono perfette, e quindi a loro volta rischiano di ingenerare errori di valutazione. Pur con tutti i limiti del caso, le risultanze sono comunque intriganti.

Detto della decorazione, veniamo a qualcosa di più sostanzioso. Oltre al fatto il che il pilota appare posizionato con la testa troppo in alto nell’abitacolo, la parte anteriore a prima vista sembra poco convincente: troppo tozza e larga, ma è un’impressione che tende a sparire sotto certe angolature e soprattutto osservando il modello dal vivo. Ecco comunque un confronto:

Ma ciò che lascia più perplessi è il diametro e l’ingombro dell’insieme ruota-pneumatico anteriore. Spark non è nuova a scelte che hanno fatto discutere in un senso o nell’altro: ricordiamo i “gommoni” anteriori sulla Arrows A6, tanto per fare un esempio. Qui invece è il contrario, con gomme (e cerchi?) dal diametro insufficiente.

Altra incoerenza, l’eccessiva distanza fra ruota posteriore e parte estrema della pancia laterale:

Concludiamo questa disamina con un’altra piccola gallery del modello:

Con la F6, Spark aggiunge un ulteriore tassello alla lunga lista di monoposto strane, insolite, parzialmente o completamente dimenticate che hanno segnato la “storia minore” della Formula 1. Esistono ancora tante lacune da colmare e vedremo presto se il marchio di Ripert, in procinto di cambiare radicalmente assetto societario, saprà reggere la sfida che porta avanti ormai da oltre un ventennio.

3 pensieri riguardo “Copersucar-Ford Cosworth F6 F.1 GP Sudafrica 1979 di Spark (S3936)

  1. Tutta la macchina sembra più filante rispetto al modello, la scocca “affonda” di più tra le gomme e la carrozzeria dietro al poggiatesta ha un altro andamento.

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