La vera Spark è Trofeu?

Vediamo di centrare alcuni concetti brevemente come si conviene a un sito web, ma anche cercando una certa visione “laterale”. Oltre venti anni fa Spark nacque per sedurre gli storici proprietari di kit in resina, con gli armadi pieni di scatole (e le scatole… piene) di modelli da verniciare e montare. Una vera scocciatura per molti. Spark, grazie alla sapiente guida di Ripert jr., si è saputa ritagliare lo spazio che oggi tutti le riconosciamo. Ma al momento attuale c’è forse un’altra marca, ben più artigianale, che incarna lo spirito che Spark voleva abbracciare – riuscendoci – all’alba degli anni duemila. Quel marchio è Trofeu, forte di una storia altrettanto lunga e interessante, e ancora sulla breccia. Come ha fatto a sopravvivere Trofeu, che pure non è né Spark né Minichamps, ma nemmeno Ixo o Neo? Con tante edizioni limitate e con un’originalità che non teme rivali. Sfruttando al meglio gli stampi sotto mano, il produttore portoghese ha avuto il coraggio di innovare, prima proponendo alcuni modelli in plastica, poi dando vita alla linea DSN43, fatta di modelli in resina stampati direttamente in 3D. I risultati sono stati eccellenti: queste scelte hanno permesso a Trofeu di diversificare la produzione, uscendo con soggetti prima impensabili. Ora DSN43 fa concorrenza a Spark, con le prime GRD e Chevron Sport (proprio qualche settimana fa, Spark aveva annunciato alcune versioni Le Mans delle Chevron). La Chevron B21/23 di Le Mans 1973 è eccellente, così come validissime sono le GRD S73. Il costo di questi DSN43 è appena superiore a uno Spark, con caratteristiche sostanzialmente simili se non a volte migliori: eccellente la pulizia del montaggio, così come la posa delle decals: e i famigerati film a raggruppare ampie porzioni di scritte e decorazioni, che sovente rovinano gli Spark, nel caso di DSN43 sono molto più rari. La produzione è in genere molto limitata: ogni versione non supera i 150 esemplari. Le ruote forse sono preferibili a quelle degli Spark, mentre gli interni sono curati a sufficienza: non abbiamo le cinture di sicurezza fotoincise ma le decals utilizzate sono piuttosto realistiche e provviste di fibbie argentate dall’ottima resa.

Trofeu ha sempre avuto lo “spirito” giusto. I suoi modelli ricordano da vicino dei vecchi Mini Racing montati, tanto per fare un esempio. Siamo leggermente sfalsati rispetto alla precisione chirurgica degli Spark, ma il risultato finale potrebbe essere addirittura più armonioso e omogeneo.

Per i nostalgici del tempo che fu, la gamma Trofeu è un viaggio nelle citazioni, come potrebbe essere una pellicola di Tim Burton o di Quentin Tarantino. E a volte è bello seguire il filo della memoria e rendersi conto che non può essere un caso se certi itinerari sono così facilmente leggibili – almeno da chi ha un po’ di anni sulle spalle. Vuol dire che la storia lascia il segno continuando a suggestionarci.

In apertura di articolo trovate la Kadett Pantashop. Non sto neanche a dirvi cosa ricorda. Mistero poi sul perché il suo primo produttore scelse proprio questa versione senz’altro meno illustre, quando avrebbe tranquillamente potuto andare su qualcosa di più classico. Ci pensò poi col kit a proporre una versione ufficiale. Ma le altre due? Ecco quella di Clarr, con targa Bouches-du-Rhône. Ricordate il kit Solido col consiglio di modificare leggermente l’anteriore? Quasi un messaggio in codice, capito forse solo da quei pochi che disponevano di foto appena decenti.

Ricordo alcune foto della Escort Heat for Hire sul TSSK: siamo in piena epoca transkit, Solido ancora alla ribalta con le sue eccezionali basi. Il Trofeu non vi sembra ancora un Solido elaborato?

Questa versione è famosa, ma a Trofeu va il plauso di riprodurre con grande continuità anche i “numeri alti” di rally come il RAC o il Portogallo: vetture Gruppo 1 o le Gruppo 2 e 4 meno prestigiose, che arrivavano quando ormai i big erano passati, lasciando ampi solchi sul terreno.

Trofeu è anche 24 Ore di Spa, la 24 Ore delle edizioni in cui si correva con le turismo. Quando il circuito odorava ancora di patatine fritte e alberi fradici di pioggia. Auto con i numeroni un po’ ovunque, semisconosciute oppure addirittura provenienti dal mondo dei rally. Le edizioni di fine anni settanta-inizio anni ottanta, poco apprezzate dalla maggior parte degli appassionati, sono ormai sepolte nella memoria. In griglia ci vedevi di tutto, come quelle Gruppo “uno e mezzo” che caratterizzavano campionati come il Trofeo Trans Europa, una specie di parente povero dell’Europeo Turismo. La Escort di Helmut Gall. Questa ha fatto qualsiasi gara, anche la 1000km del Nurburgring. Io personalmente me la ricordo alla 24 Ore del Mugello 1980, dove Gall correva con Bauer e Felder.

Le Sport. Chissà perché come primo modelli di questa serie (della gamma DSN43) Trofeu ha pensato alla GRD S73. In ogni caso ha fatto bene e la versione Lucky Strike della 9 Ore di Kyalami 1973 (Schenken/Charlton) è un piccolo capolavoro. Promettono bene (anzi benissimo) le Chevron: alla vettura Dinitrol di Le Mans 1973 ha fatto seguito la Tergal e altre versioni sono annunciate. Queste sembrano davvero dei kit montati, con tutto il fascino che ne consegue. Rare, diventeranno rare, perché molto più limitate degli Spark, ma forse la maggior parte dei collezionisti neanche se ne accorgerà.

Parlavamo di transkit: la 131 Abarth è uno dei classici di Trofeu, non lo scopriamo certo oggi. Eppure tutte queste versioni che si moltiplicano fanno, ancora una volta, pensare a quelle mitiche bustine col cartoncino blu dei fratelli Tron. Delle interminabili di teorie di Porsche 911 GT3 che escono a fiotti dai rubinetti Spark ci si può stancare. Ma della 131 Abarth mai. Eccovi, alla fine di questo percorso sul filo della memoria, la vettura di Makinen al Rally di Svezia 1977.

Una opinione su "La vera Spark è Trofeu?"

  1. Va detto però che anche Trofeu qualche errore lo commette… le chiamano “economie di scala”… 🙂

    Per esempio tutte le versioni della 131 Abarth sono state riprodotte utilizzando la stessa scocca (quella “larga”), mentre invece diverse delle versioni reali erano basate sulla scocca “stretta”…

    Poi, per carità, basta saperlo…

    Le versioni riprodotte dei vari modelli, invece, sono effettivamente tutte o quasi tutte interessantissime. Le Kadett “Pantashop” e “BP”? Quanti ricordi!

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