Wow la Stratos del Monte ’76 di Darniche di Spark!

Di Riccardo Fontana

È di questi giorni la diffusione in rete di alcune anteprime riguardanti la futura produzione Spark, e tra queste anteprime svetta l’ormai solito paio di Lancia Stratos in versione Gruppo 4. In questo paio, a sua svolta svetta la Chardonnet di Bernard Darniche e Alain Mahé terza assoluta nel trionfale Monte ’76, dominato in lungo e in largo dalla Lancia, forse il punto di massimo dominio della più bella Auto (e mi si conceda la maiuscola) di tutti i tempi: lei sì che si può fregiare del titolo di “Regina”, altroché la Delta, ma non travalichiamo.

Tornando al modello, la Chardonnet del Monte ’76 è una macchina molto particolare: rappresenta il debutto assoluto in corsa della celeberrima targa (occhio al lessico!) TO N14329, che con una trentina abbondante di vittorie assolute, tutte con Bernard Darniche al volante, è la targa (ri-occhio al lessico) di maggior successo in tema Stratos.

Al Montecarlo 1976 la macchina era in effetti una mezza macchina: nuova fiammante, Claudio Maglioli non aveva ancora avuto il tempo di prepararla a dovere per i Rally, limitandosi a metterla sugli uniball (cosa indispensabile per rendere “vivibile” la guida della Regina), a cambiare gli scarichi coi classici tre in uno liberi da Gruppo 4, e pochissimo o nulla d’altro: in mano ad un Fuoriclasse, forse il più grande interprete in assoluto della Béte à Gagner, bastò per conquistare un terzo posto assoluto, dietro alle vetture ufficiali di Munari e Waldegård, vere e complete Gruppo 4 con motori a quattro valvole, freni Lockheed “giusti”, e quasi ottanta CV in più (il computo era 320 contro 240-245).

Per tutti questi motivi, il modello dovrebbe essere un qualcosa in grado di fare tremare i polsi agli appassionati.

Dovrebbe… Dovrebbe, e invece no, perché ancora una volta Spark, almeno in questa anteprima, che mi auguro caldamente venga corretta almeno nelle sue pecche più macroscopiche, dimostra tutta la mancanza di competenza e di passione delle sue maestranze in tutto ciò che non siano Endurance, Formule, ed eventualmente GT.

Riassumendo al massimo: chi ha fatto quel modello o è affetto da cataratta in stadio alquanto avanzato, oppure non ha scientemente nemmeno guardato le foto del veicolo reale.

Non so neanche da dove cominciare, non c’è che l’imbarazzo della scelta in effetti, comunque comincerò col dire che, in ogni caso, resto convinto che Spark abbia tirato fuori la migliore Stratos in scala 1:43 che abbia mai visto a livello di forme e impatto generale: ha ottime ruote (parlando di Campagnolo da asfalto), ottimo assetto, e in certe versioni di carrozzeria è veramente corretta.

C’è chi dice di non essere convinto dalla larghezza di qui e dalla curvatura di la, per me invece guardandola si ha l’impressione di vedere la Stratos, e ciò basta.

Detto questo, che va detto ad onor di onestà, in Cina non si è persa mezza occasione di rovinare una basa ottima con errori sempre più pacchiani (chi ha avuto per le mani l’Alitalia del Monte ’77 ne sa qualcosa) anche su versioni assolutamente mainstream di cui girano miliardi di immagini in rete.

Per questa versione è stata utilizzata una scocca da Gruppo 4 post-Allegato J, cioè post-1977, con i codolini posteriori riportati al posto dei parafangoni bombati, e la presa d’aria per l’abitacolo sul tetto.

Tutto bellissimo, peccato che:

1) la presa sul tetto non ci fosse: a gennaio 1976 questo dettaglio non era nemmeno stato pensato, ha debuttato in corsa sulle ufficiali Alitalia al Sanremo di ottobre dello stesso anno;

2) i codolini non c’erano, al pari dei parafanghi bombati: la scocca della Stratos in questione era completamente di serie, quindi col suo bravo cofano posteriore stretto e “asfittico” stradale, utilizzato se vogliamo anche al Safari e in Svezia, e questo per una ragione molto semplice: in quell’edizione del Monte, la Federazione si esibì in una delle tante regole assurde che spesso ama concepire, ed impose il “monogomma”, da scegliersi un mese prima dell’inizio della gara (brillantissimo in una gara invernale a fondo variabile come il Montecarlo) e da certificarsi tramite impronta del pneumatico da inviare all’attenzione della Federazione stessa.

Tali gomme si potevano intagliare e chiodare a piacimento, ma la larghezza e il disegno del battistrada dovevano restare quelli, e così la Cesare Fiorio pensò, molto giustamente, di schierare Munari e Waldegård con i “canotti” da asfalto e Pinto e Darniche con le M+S.

La gara, a parte una speciale a St-Jean en Royans che quasi costò la cotenna al Drago, si dimostrò quasi completamente secca, e i due mostri coi Dino a 24 valvole e le gomme larghe si involarono indisturbati, ma ad ogni buon conto, Claudio Maglioli essendo indietro con la preparazione non ritenne di sostituire il cofano posteriore, dovendo l’auto montare solo gomme strette.

Queste sono le pecche iper-macro della riproduzione Spark, adesso possiamo passare a quelle light o moderatamente light:

3) il colore: al Monte, ed in realtà per quasi tutto il 1976, le auto di Chardonnet furono caratterizzate da una meravigliosa e sobria livrea blu scuro, che altro non era se non il blu cannes a listino per la normale Stratos stradale, nulla che, a meno di (possibilissimi ed ingannatori) giochi di luce abbia a che vedere con la tinta proposta da Spark, che potrebbe forse essere buona per una versione Tour de Corse di fine anno.

4) i cerchi Speedline: non sono male, al netto che mi paiono piccoli e montati su un assetto troppo basso e su gomme decisamente troppo larghe, ma l’averli messi a filo dei codolini posteriori, evidentemente per fare risaltare meno l’errore di cui sopra, è quantomeno risibile.

Potrei dire altro, ad esempio che i fari a scomparsa erano dello stesso colore della carrozzeria e non neri, ma sarebbero piccolezze a confronto della titanica mole di errore di quella che, a meno di correzioni dell’ultima ora, è l’ennesima occasione persa in tema Rally di casa Spark.

A proposito di ciò, volendo concedere il beneficio del dubbio riguardo a future correzioni, vorrei capire a quale scopo sia utile diffondere anteprime raffiguranti modelli completamente sbagliati, che certamente non portano buona pubblicità all’azienda che di lì a poco si troverà a dover vendere il modello: non sarebbe meglio non diffondere immagini piuttosto?

Ai collezionisti l’ardua sentenza, resta granitico il fatto che, in tema Rally, da quelle parti ci sia più di un problema.

4 pensieri riguardo “Wow la Stratos del Monte ’76 di Darniche di Spark!

  1. Ecco, per esempio.
    Notare molto bene come si stia parlando di macchine diverse.
    Ma un tremila euro al mese da dare ad un capoprogetto europeo appassionato di Rally no?

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  2. Tra l’altro Alfonso, tra l’altro.
    Mettiamoci anche i finestrini, che sono in una posizione troppo forzata, impossibile sulla Stratos vera, ma ancora una volta, la competenza è di rigore.

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