Storia di un ritrovamento casuale: Ford Mk.IV factory built di Starter

Testi e foto di Riccardo Fontana

Parlando di modellismo, per quanto il termine di per sé sarebbe probabilmente improprio, ci sono dei posti molto difficili da inquadrare, sospesi come sono tra il negozio canonico, la rigatteria, e il set di Qualcuno volò sul nido del cuculo.
Per quanto mega-pubblicizzati, si nascondono nei posti più impensati, lontani dagli spazi ampi di certune altre realtà, quasi che fossero attaccati con le unghie e con i denti ad un’idea di collezionismo tutta loro, ma più che “loro” in senso lato dei loro clienti.
Sono luoghi al tempo stesso di piacere e di tortura della carne, in cui si possono trovare dei meravigliosi (e spesso rari e montati assai bene) kit o transkit montati, sbattuti nelle cassette della frutta assieme ad edicolosi da un tot alla tonnellata e ad Ediltoys ed Icis, a prezzi da hard discount, con di contraltare, talvolta, l’opinabile compagnia di “tipi da spiaggia” la cui descrizione verrebbe meglio ad altri che al sottoscritto.
Un esempio delle perle che si possono trovare in questi luoghi di accumulo (in tutti i sensi), lo potete ammirare in questa splendida Ford Mk.IV vincitrice a Le Mans nel 1967 con Dan Gurney ed A.J. Foyt, un raro Starter factory built del tempo che fu, di quelli però montati e rifiniti più che bene, fatto questo assolutamente non scontato, visto il livello parecchio altalenante di quei montaggi “di fabbrica”.

Il modello, sulla cui descrizioni forse varrebbe la pena di soffermarsi maggiormente (e probabilmente lo faremo, abbiamo fatto la Mk.IV Marsh, la Solido elaborata, la Starter, per quanto relativa ad un’altra versione ci starebbe piuttosto bene, assieme magari alla Top 43, che pure ho a disposizione) parla da solo: punto di rosso superlativo, verniciatura brillante, uniforme, e rifinito quasi come un moderno resincast, pur coi limiti di un prodotto con quasi trent’anni sulle spalle.
È costato la follia di 10€: fate pure conto che quella mezza porcheria dello Spark die-cast edicoloso che probabilmente uscirà ne costerà sui 16, e che avrà si e no un millesimo del fascino e della collezionabilità di questo.

La ricerca di questi modelli, che vengono mediamente snobbati dalla media degli avventori di questi negozi, tutti intenti come sono a comprare il ventesimo Spark della settimana suffragati “dal gran numero di like ricevuti sui social”, è uno dei sommi piaceri che la vita, almeno dal mio punto di vista, può riservare ad un modellista/collezionista consapevole: gli altri sono la guida di traverso di veicoli a due o quattro ruote, l’ascolto dei Pink Floyd o dei Genesis dopo una giornata orchitica in ufficio, e una ottima serie di altre cose da fare più o meno svestiti che non discuterò in questa sede.
È, oltretutto e come detto, un piacere diffuso in una cerchia ristrettissima di clientela: capita spesso che certi modelli resistano assolutamente inosservati per settimane o mesi, finché non passa qualche matto come il sottoscritto a riconoscerli, ma ciò non toglie che la frequentazione di simili “ritrovi” seguendo quest’ottica sia intelligente e papabilmente fioriera di simili soddisfazioni.
Oppure si può, più o meno consapevolmente, auto-eleggersi a… Voglio essere sfumato, e non Thick as a Brick come mio solito, quindi dirò un assai democristiano “personaggio”, facendosi ritrarre n-volte a settimana con pile di inutili Spark fatti nel terzo mondo o cataste di Volvo Ikea Limited Edition.
Sono scelte, di cui alle volte, per l’appunto, non si è nemmeno consci fino in fondo.

2 pensieri riguardo “Storia di un ritrovamento casuale: Ford Mk.IV factory built di Starter

  1. Il mio primo ciclomotore, regalo di mio padre, fu un Peugeot Metropolis.
    Uno scooter (non li ho mai amati…) completamente automatico, facile e comodo da guidare.
    Una roba per ragazzi sfigati in un’epoca in cui andavano di moda tuboni e vespe truccate.
    Mi sentivo, difatti, uno sfigato e venivo anche bullizzato.
    Ma, per uno strano gioco del destino, quello scooter (pionieristico) divenne un “must have”, come si direbbe oggi, andando letteralmente a ruba.
    Anche quelli che mi bullizzavano si sentirono in dovere di comprarne uno, per essere alla moda, essere aggiornati, abbassandosi ad acquistare anche esemplari rubati, per spendere meno e per saltare la lista di attesa che si era creata nel frattempo.
    Mi pare un po’ la storia degli Spark, con gli stessi picchi di isterismo.
    Il successo del Metropolis, al pari di quello degli Spark, era comunque meritato, per i grandi pregi.
    Ma io all’epoca avrei fatto volentieri a cambio con un’Aprilia Tuareg, sicuramente meno pratica, ma tremendamente più affascinante.
    E il parallelo continua… ci sono tantissime alternative allo Spark, magari meno convenienti o alla moda, ma validissime sotto ogni profilo e con un fascino impareggiabile.
    E, per fortuna, budget permettendo, entrambi i prodotti possono coesistere all’interno della stessa vetrina.

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  2. La quadratura di tutto, avviene quando si è abbastanza fortunati da apprezzare delle cose snobbate dalle masse: di solito, ci si diverte spendendo pochissimo, e non ce ne si pente mai.
    Io in vetrina ho di tutto, dalle Clé di plastica alla F1-75 Burago 1:43 (che è stupenda a discapito degli 11€ che costa, molto più bella e fedele di una Minichamps o di una Onyx di inizio anni ’90) agli AMR ed agli altri speciali montati.
    Ho anche degli Spark, meno di una decins, ma li ho, ed è innegabile che siano bei modelli.
    Sorrido, e prendo di mira, chi li compra solo un quanto Spark, e poi ha pure l’ardire di trattare con sufficienza gli altri.

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