Tony Pond: ricordo di un pilota sottovalutato

di Elio Venegoni

L’automobilismo sportivo ha regalato e regala tuttora una quantità invidiabile di storie davvero interessanti, come forse poche altre discipline agonistiche…

Personalmente ho sempre nutrito un forte fascino per il rallismo britannico ed irlandese, ho passato ore ed ore a guardare i filmati reperibili sulla Rete relativi a gare per me mitiche come il Manx Rally, il Circuit of Ireland e molte altre ancora ed un pilota che ho sempre trovato tipicamente “british” è stato il londinese Tony Pond, nato nel 1945 nel quartiere di Hillingdon. Educato e disponibile con l’interlocutore durante le interviste, dotato di un classico humor inglese che trapelava sotto i suoi baffetti, emanava un fascino discreto ma irresistibile… purtroppo ne scriviamo al passato perché il bravissimo pilota delle terre d’Albione è stato beffato a soli 56 anni da un cancro al pancreas. I casi della vita…

Le sue prime esperienze su un’auto da corsa avvennero nei primi anni ’60, nei raduni su strada del sabato sera nelle contee intorno a Londra, alla guida di una Mini Cooper S; mon si trattava di veri rally ma di semplici ed amatoriali prove di abilità di guida, all’epoca diffusissime.

Tempo dopo la Ford lanciò il Mexico Rally Championship e Pond convinse Norman Reeves, il concessionario Ford locale, a preparare e fornirgli un’auto per tale campionato. Arrivato secondo assoluto fu ricompensato con il volante di un’Escort RS 1600 per lo Scottish Rally. Il buon piazzamento ottenuto gli valse un ingaggio come pilota per l’anno seguente, alla guida di una vettura ex fabbrica (sempre un’Escort RS 1600, un’auto leggendaria nella storia dei rally).

Usando questa vettura finì regolarmente tra i primi dieci nel British Rally Championship, gareggiando e battendo piloti del calibro di Jimmy McRae (il padre del più noto Colin), Russell Brookes e Tony Fall, in quel periodo responsabile delle competizioni per il Dealer Opel Team: un’offerta di lavoro a Pond arrivò presto, da parte di Fall.

Sfortunatamente la General Motors decise poco dopo di sciogliere il Dealer Opel Team, tuttavia Pond venne quasi immediatamente contattato dalla British Leyland per gareggiare con la Triumph TR7, la vettura con la quale si è forse espresso al meglio.

Il nostro Tony corse anche in Sud Africa con la Datsun, e poi con Vauxhall Chevette, Nissan Violet e 240RS ed altre auto ancora, tra le quali la mitica MG Metro 6R4 (che ebbe a definire, forse peccando un po’ di nazionalismo, potenzialmente la migliore tra le auto di Gruppo B)… insomma, un pilota piuttosto eclettico che avrebbe potuto ambire anche a maggiori successi: si racconta infatti che rifiutò un ingaggio da parte del gruppo Fiat, a causa della sua avversione al pilotaggio di macchine con la guida a sinistra (forse a causa di un incidente avvenuto anni prima con una Lancia privata)!

Pond si ritirò poi dai rally ma fu ancora coinvolto nella progettazione e produzione di altre auto da rally; è stato anche un appassionato motociclista… insomma, non si è fatto mancare nulla, in fatto di velocità!

Personalmente, lo ricorderò sempre soprattutto per la guida funambolica ammirata per esempio sulla velocissime strade del Manx Rally, gara che amava molto e che si possono rivivere con facilità grazie ai tanti filmati reperibili su Youtube, ed in ricordo di questo bravo ma forse un po’ sottovalutato pilota ho anche deciso di produrre prossimamente, con il mio marchio Spirit of Racing Models, la Triumph TR7 V8 che ha guidato vittoriosamente proprio nell’edizione del 1978 (foto in basso a destra e in apertura, ndr) della stessa gara che si corre sulle strade dell’Isola di Man…

Rest in peace, Tony.

2 pensieri riguardo “Tony Pond: ricordo di un pilota sottovalutato

  1. La reale dimensione del pilota Tony Pond si può comprendere guardando a ciò che fu capace di realizzare al volante della Datsun 160J sulle strade del Tour de Corse, dove fu terzo nel 1981: lui, inglese, e quindi geneticamente non avvezzo ad una gara simile, per di più al volante di una macchina che era la perfetta antitesi di ciò che serviva da quelle parti, uscì battuto solo da Darniche con la Stratos Maglioli (Darniche che, in Corsica, avrebbe potuto forse anche vincere in bicicletta) e da Frequelin con la Talbot Lotus, cioè da un francese che guidava una macchinetta grossa la metà della 160J e con, forse, 70 CV di meno.
    Tutte le Porsche Almeras, le Opel, le Audi, e le 131 al gran completo, guidate praticamente tutte da specialisti della Corsica, o non arrivarono o arrivarono dietro.
    Benissimo ricordarlo quindi, perché non si vive di solo Toivonen e Bettega, cosa che piace tantissimo agli pseudo-appassionati italiani.

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