Perché Vasseur può essere la persona giusta per la Scuderia Ferrari

Di Riccardo Fontana

Finalmente, dunque, si è chiusa l’interminabile querelle sul futuro della GES Ferrari: Fred Vasseur è il nuovo Team Principal della Scuderia.
La notizia ha scatenato i peggiori umori di un popolino – quello italiano – che ancora una volta non ha perso l’occasione di dimostrare in pieno tutta la sua grettaggine: sui social, sempre validissimo termometro dei peggiori movimenti istinti animaleschi, si andava dagli strilli contro “il mediocre straniero che ha fatto disastri (?) in Alfa Romeo”, al sempre verde “c’era da dare fiducia a Binotto”, ad altre considerazioni più o meno fetide sul valore dei piloti, che non c’entrano assolutamente nulla col cuore della questione, al management italiano (queste ultime, devo ammetterlo, già più centrate).
Buffo, non trovate? Buffo che degli illustri signori nessuno diano del mediocre ad uno, Vasseur, che da direttore sportivo ha portato al successo in GP2 gente come Rosberg ed Hamilton, come pure del “predestinato al secondo posto” ad uno come Charles Leclerc.
Ancora più buffe sono le salve di aiuto sparate in soccorso di Mattia Binotto, quando fino all’ultima gara dell’ormai passata stagione, è proprio il caso di dirlo, “stava sulle balle” anche a sua madre e i “tifosi” più indifferenti lo cercavano per Maranello coi forconi.
La nocività estrema dei social, la visibilità data a centinaia di migliaia di “scemi del villaggio”, eccetera eccetera, un argomento che abbiamo già toccato qui su PLIT, e non è il caso di prodursi in vuota ridondanza fine a sé stessa.
Che dire però, dopo tutto questo doveroso preambolo, della nomina di Vasseur al vertice operativo di Maranello?
Opinione mia: John Elkann e Benedetto Vigna, ora come ora, non potevano fare un regalo migliore alla Scuderia, e per tutta una serie di ottime ragioni.
In primis, hanno evitato di rimettere un italiano in quel ruolo “dannato”: conditio sine qua non per lavorare in pace, è evitare di farsi mettere addosso tutta la pressione che moltissimi esponenti della nostrana carta stampata tendono a spalare addosso al “malcapitato” che ci si trovi, e questa pressione nel caso di manager italiani viene moltiplicata almeno per cinque.
Secondo motivo: forse, finalmente, si è voluto capire che Charles Leclerc è il presente e il futuro di Maranello, e che intorno a lui va costruito il team, quindi quale scelta migliore di quella che ha previsto di ricreare la triade Leclerc-Nicolas Todt-Vasseur che tanto bene aveva fatto nei primi anni di carriera del “Principino”?
Terzo: Vasseur è un ingegnere, e questo è a parer mio ottimo: pur senza immischiarsi in prima persona nella progettazione delle future vetture, avrà certamente, o almeno si spera, parecchia sensibilità nella scelta delle giuste figure tecniche.
Quarto: se dovesse rivelarsi “stronzo” e risoluto almeno un quarto di quanto lo fosse Todt, e la faccia parrebbe lombrosianemente fornire delle rassicurazioni in merito, allora a Maranello potrebbero finalmente essere sulla strada giusta.
L’importante è abbandonare il metodo di lavoro “alla Marchionne”, quello cioè che ha portato a defenestrare tecnici e Team Principal con frequenze degne del cambio di biancheria perché rei di non portare risultati immediati: ricordiamo che Todt ci mise dal 1993 al 1999 per vincere un Mondiale Costruttori, ed era un gigante assoluto del Motorsport.
In questo senso, il fatto che Mattia Binotto sia sopravvissuto nel ruolo per quattro stagioni, mi lascia pensare che questa lezione sia già stata metabolizzata, e che a Torino (o Parigi?) si sia finalmente reimparato il concetto di pazienza, e che la dottrina manageriale tipica della multinazionale non sia in nessun modo applicabile al Motorsport.
La realtà è che in tanti soffrono di questa forma tipicamente italiana di nazionalismo elettorale che è una delle cose che più stento a sopportare del nostro popolo: mediamente, l’italiano lavora per un’azienda straniera, guida una moto giapponese, una macchina tedesca, compra mobili svedesi e si svaga con viados brasiliani, eppure non tollera che degli stranieri vengano a comandare nelle eccellenze del Made in Italy.
Facciamo pure finta che Schumacher non abbia vinto cinque iridi consecutivi con una sorta di Benetton verniciata di rosso e guidata dall’ex Team Principal della Peugeot, ma il fatto resta assolutamente inalterato.
Vedremo cosa sapranno fare Vasseur e i suoi presenti e futuri collaboratori, dal nostro canto, sportivamente, possiamo solo augurare loro un buon lavoro.

2 pensieri riguardo “Perché Vasseur può essere la persona giusta per la Scuderia Ferrari

  1. Non frequento viados essendo old skool e ancora adepto, albeit on amateur basis, del vag’business. Per il resto sono d’accordo in linea di massima, salvo qualche dubbio sulle doti davvero da campione di Leclerc (time will tell) e sulle capacità gestionali sportive di Giovannino Elkann (time has told…)

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