Eccentrici, umarell e piccoli idoli

Di Riccardo Fontana

Ora, purtroppo, è venuto veramente il momento di farmi benvolere fino in fondo, non bastasse la dolcezza degna di una grattugia che mi contraddistingue a rendermi un idolo delle folle.
Sono una persona con molti hobby: colleziono automodelli da prima di iniziare le elementari, vado in moto da quando avevo 8 anni, più avanti negli anni ho affiancato alle moto le auto vere, e poi ci sono la storia (di cui sono ingordo fin quasi alla vergogna), la scrittura e, connessa a quest’ultima, il giornalismo.
Ultima ma non meno importante, la musica: vivo a Pink Floyd, Genesis, Jethro Tull, e una sfilza di altri gruppi che termina in un altro stato, più cantautori e musica leggera in genere. Sono anche abbastanza acculturato in campo cinematografico.
Ognuno di questi “rami” presenta una sua propria percentuale di “casi umani” ma, col modellismo, esiste da sempre una differenza sostanziale: fatta la presenza di un idiota ogni 50 o 100 appassionati di enduro o di musica, nel mondo del collezionismo passiamo ad almeno tre… Su dieci.
E tre su dieci è una stima parecchio al ribasso, mi spiace dirlo.
Ci avete mai fatto caso? Nel nostro microcosmo è facilissimo imbattersi in gente quantomeno eccentrica, ed è pur vero che per “andare in fissa” con delle “macchinine”, soprattutto oltre i dodici anni, essere eccentrici è conditio sine qua non, ma è altrettanto vero che in troppi casi si esageri grandemente: c’è quello di oltre cinquant’anni che gira per mostre con la madre novantenne con le buste di soldi al seguito a saldare i conti aperti dal figlio sui gruppi Facebook nei mesi precedenti, quelli che prendono degli aerei per fare mille km e comprare un Laudoracing dall’altro capo dell’Italia senza nemmeno sincerarsi dell’effettiva disponibilità del modello, e tanti altri meravigliosi elementi uno più “bello” dell’altro.
Poi c’è la categoria migliore, che è quella degli “analfabeti funzionali”, che è anche la più – ahimé – numerosa: sono facili da riconoscere, perché nel 1949 avevano già 50 anni, sono convinti di avere ogni sorta di verità aristotelica in saccoccia, ma soprattutto, come il nome stesso suggerisce, sono sempre, costantemente, immancabilmente incapaci di cogliere il senso di qualsivoglia discorso venga loro proposto, finendo per impelagarsi in polemiche infinite (e talvolta inutilmente stizzite e rancorose) col prossimo, esibendosi fondamentalmente in grandissime figure di merda degne degli annali e degli anneti e dei vigneti, di cui però restano, proprio a causa del loro gigantesco analfabetismo funzionale, completamente ignari, convinti come sono di aver dominato il campo.
Tu li guardi, e ti chiedi come possano aver fatto a prosperare fino ai loro centosedici anni (per gamba) senza combinare disastri indicibili, ma anzi con finanze talmente floride da potersi permettere di comprare decine di modelli ogni mese, rincari o meno, pandemie o meno.
Sono assolutamente certo che, se ci pensate bene, qualcuno corrispondente al quadro tra le vostre conoscenze riuscite a farlo saltar fuori, perché sono davvero troppo numerosi per non trovare qualche corrispondenza nel reale.
Sono dannosi? Ebbene no, se non a livello di fastidio estemporaneo, però se ne può consigliare la visione solo a stomaco vuoto, e l’ascolto solo con in sottofondo una bella registrazione di un Matra dodici cilindri urlante.
A tutto volume.
Perché questa “tirata”? Mi andava così, e in questo sta il senso della parola libertà, e se qualcuno ci si rivede personalmente… No, non può succedere, costoro sono assolutamente incapaci di vedersi in un qualunque modo diverso dall’assoluta perfezione, che estendono concettualmente anche ai loro modelli, ai loro spesso dozzinali modellacci uniformati, con cui credono di fare tendenza, finendo invece solo per essere gli idoli da oratorio di gente come loro.
E l’essere idoli da oratorio è abbastanza triste quando non si è che “umarel”, assai più che nel periodo preadolescenziale.
Non ci resta che goderci la nostra passione nel modo più “marcio” e decontratto possibile, senza mai scordare di metterci in dubbio, e se un giorno diventeremo così… Che Dio ci scampi.

6 pensieri riguardo “Eccentrici, umarell e piccoli idoli

  1. Nella mia “carriera” da collezionista, mi sono imbattuto spesso in “fenomeni da baraccone” come quelli descritti da Riccardo. C’era il “copione”, ovvero il collezionista che seguiva tematiche uguali alle tue per assoluta mancanza di personalità; l’ “insicuro”, ovvero il collezionista che ti chiedeva se aveva fatto bene a spendere 450€ per il set Nürburgring 2011 di Spark e se e quanto doveva puntare in aste insulse su Ebay; lo “sborone”, ovvero il collezionista che ti scassava la minchia inviandoti foto dei suoi quotidiani acquisti; il “fesso”, ovvero il collezionista che cercava di farti capire che aveva fatto l’affare dell’anno pagando 200€ la RSR del Team Dempsey del Fuji 2017…..e così via. E sì, mi ci metto anche io, che quando mi arriva un nuovo modello lo controllo per bene per accertarmi che non abbia difetti e puntualmente trovo peli annegati nella vernice, decals mancanti o strappate e pezzi mancanti. Siamo davvero strani, vero?

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  2. Te l’ho detto, siamo strani eccome, tutti, anche io, te, David, nessuno si salva, perché per andare in “botta” per dei pezzetti di zamak o resina e riempirtici la casa un po’ strano devi esserlo per contratto.
    Ma, detto questo, un conto è essere strani, ben altro è, che ne so, inondare i social di foto di modelli, dozzinali peraltro, e poi vantarsi del gran numero di like ricevuti.
    Contare i like è pratica cretina ed odiosa se si è una influencer sedicenne con le labbra a canotto, se poi si potrebbe essere i suoi bisnonni diventa puro distillato di abominio.
    A me secca che a certa gente siano concessi i miei stessi diritti civili, lo considero uno spreco.

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  3. Grande Riccardo,
    hai mai incontrato un collezionista “normale”?
    Ricordo che la definizione esatta è “disturbato compulsivo”…non serve altro commento, buona domenica

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  4. Amici, ce ne sarebbero da raccontare parecchie ancora, sulle “stranezze” di noi collezionisti… e non è detto che un giorno o l’altro non lo faccia, almeno per quanto riguarda le mie. Poi però mi converrebbe? Forse no, mi farebbero ricoverare… eh eh!

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