Lauréate, chi era costei?

Di recente, Norev ha presentato tutta una serie di versioni della popolare Renault 5, dalla TL degli inizi fino a diverse varianti sportive o sportiveggianti. Fra le versioni meno conosciute vi è la Lauréate, che non è una novità ma è un ritorno dopo circa dieci anni. Cos’era la Lauréate? In poche parole, l’ultimissima versione della 5 Alpine Turbo, che uscì di produzione nel marzo 1984, sostituita appunto da un nuovo modello che ne conservava le caratteristiche tecniche ma si presentava con finiture diverse e in alcuni punti semplificate. Era il tentativo di Renault di contrastare la concorrenza della Peugeot 205, in attesa di potersi organizzare con una gamma completa di Supercinq.

Una pubblicità dell’epoca della R5 Turbo Lauréate

La Lauréate Turbo venne proposta in tre colori: bianco 355, argento 620 e un inedito rosso 705, che divenne disponibile per tutta la gamma a partire dal millesimo 1985. Gli interni della Lauréate erano disponibili solo in tessuto millerighe color beige, che rimpiazzava il più lussuoso velluto della Alpine. In alcuni documenti ufficiali Renault, il nome Alpine viene conservato anche per la Lauréate, che tuttavia viene più spesso nominata semplicemente “5 Lauréate Turbo”. A complicare ulteriormente il… lessico, a partire dal luglio 1984 (millesimo 1985), tutte le Renault 5, a eccezione della Turbo 2, presero la denominazione Lauréate. La produzione dell’intera gamma della 5 si arrestò nel dicembre 1984.

Fin da quando le ho viste, ho sempre trovato in queste R5 di Norev 1:43 qualcosa che non quadra. La R5 non è un’auto facile da riprodurre. Ci riuscì benissimo Solido negli anni settanta, ma da allora si è registrata una bella serie di mezzi fallimenti. La R5 di Norev è troppo “legnosa”, si è persa quell’armonia che contraddistingue la vettura reale. Volendo andare più nello specifico, si potrebbe osservare come i finestrini laterali siano troppo piccoli (specie quelli anteriori) o come la linea del parafango non sia abbastanza spiovente. Manca qualcosa nella morbidezza delle forme, e si è spezzato quell’equilibrio – difficile da catturare, va riconosciuto – fra angoli e smussature che rende inconfondibile l’aspetto della R5.

Detto questo, va rimarcato come, a confronto di una realtà molto dinamica come Solido, nell’1:43 Norev stia segnando un po’ il passo, con stampi riciclati all’infinito e una scarsa attenzione alla qualità di montaggio che produce a volte difetti difficilmente accettabili anche su modelli tutto sommato economici come questi: accoppiamenti vetri-pannelli approssimativi, tampografie con sbaffi, montaggio ruote-assali con tolleranze eccessive, bolle e piccoli crateri nella vernice oltre il livello di guardia. I Norev costano di più dei Solido: nei negozi on-line li trovate sui 32-33 euro, ma certi marchi della grande distribuzione in Francia, come Leclerc, arrivano a proporli a € 29,90, ossia dieci euro netti meno di un Solido.

Sulla R5 Turbo Lauréate di Norev tutti i dettagli che distinguono questa versione sono stati correttamente trattati: i cerchi Fergat, i paraurti del colore della carrozzeria, gli interni beige, il volante sportivo a tre razze forate, le scritte e le decorazioni varie. Sotto questo aspetto, il principale elemento critico è la calandra, il cui listello superiore e la sottile griglia dovrebbero essere del colore della carrozzeria e non alluminio. Andrà bene quando Norev deciderà di riprodurre una vettura in argento! Gli specchietti retrovisori sono presenti su entrambi i lati, quando in realtà per la rete di distribuzione francese (l’immatricolazione sul modello riporta i numeri del dipartimento 85, corrispondente alla Vandea) lo specchietto era presente sul solo lato guidatore, caratteristica peraltro comune a quasi tutti i mercati europei dell’epoca.

A parte la linea – l’ho detto – non felicissima, fra i difetti da registrare vi sono i tergicristalli, in plastica, davvero un po’ grossolani: Solido ha dimostrato che è possibile fare meglio anche con budget limitati. L’assale anteriore è stato tagliato inoltre un po’ troppo largo, con i cerchi che sporgono troppo sul passaruota. In questa riedizione, la tampografia del parabrezza è stata semplificata ed è ora completamente in alluminio, essendo sparita la finitura nera che simulava la gomma della guarnizione. Al posteriore, la tampografia bicolore è stata del tutto eliminata ed è stato ricavato un contorno alluminio direttamente sulla plastica della parte trasparente. Nel passaggio da un’edizione all’altra è cambiata – chissà perché – anche la targa: 1298RP86 sul vecchio modello, 1427RK85 sul nuovo. Entrambe le edizione conservano lo stesso numero di catalogo, 510513.

E’, questo, è un tipico prodotto Norev: non è il diavolo ma qualcosa in più la marca lionese dovrà necessariamente fare per migliorare la gamma 1:43, che non solo non migliora, ma si semplifica a ogni passaggio. E speriamo che i fornitori cinesi abbiano almeno avuto la voglia di risolvere l’annoso problema della zamac che si sbriciola.

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