Incontro con Jérôme Douzet

Les princes du tumulte è il nome di un reportage romanzato, scritto da Pierre Fisson, che racconta le avventure dell’équipe Gordini nel corso di tre Gran Premi della stagione 1950: Monaco, Aix-les-Bains e Berna. A fianco di Jean-Pierre l’Archange, personaggio immaginario, si ritrovano Fangio, Ascari, Gordini, Sommer e tanti altri. Questo libro, che uscì nel 1950 ma che è stato ristampato in tempi più moderni da Michel Delannoy delle Editions du Palmier, è stato per molti ragazzi degli anni cinquanta all’origine della passione motoristica. Ispirandosi al suo titolo – e parafrasandolo – il francese Jérôme Douzet ha creato il marchio Princess of Tumult, con cui si è fatto conoscere per l’originalità dei temi e la qualità delle realizzazioni. Jérôme ha quarant’anni e vive a Saint-Etienne, capoluogo del dipartimento della Loira.

Jérôme Douzet accanto allo stand di Jade in occasione di Epoqu’Auto 2022

Il suo nome è salito alla ribalta nel settore dell’automodellismo speciale qualche anno fa, con la produzione della AC Bristol Cegga di Le Mans 1960 e da allora ha continuato nella propria linea di kit e montati. “La passione – spiega – nasce come nel caso di tutti, con i giochi di bambino. Ma in famiglia non c’era alcuna tradizione automobilistica, mio padre non aveva neanche la patente”. Il caso però volle che a 12-14 anni Jérôme trovasse un kit Provence Moulage di una Renault R12. Decise di montarlo con l’aiuto del padre e il risultato fu incoraggiante. Da lì iniziò per lui un hobby che non lo avrebbe più lasciato. “Anni dopo inviai a AutoModélisme alcune foto dei miei montaggi e fui contattato da un collezionista di modelli Ferrari, che abitava non lontano da me. Quante ne aveva? Mille, forse duemila, fatto sta che mi chiese se potevo occuparmi del montaggio dei suoi kit. Successivamente gli impegni di studente mi rallentarono un po’ ma non smisi mai del tutto. Iniziai anche a fare qualche prototipo e, conosciuto Etienne Dhont di Renaissance, gli detti il master di una Gordini. Col marchio Renaissance uscirono poi altre Gordini di mia prototipazione”. Arrivò il momento di fare il grande passo verso lo status di produttore indipendente.

Era il 2013 e l’idea della Cegga venne collaborando con un modellista svizzero. Il soggetto era inedito e si trattava di una vettura di Le Mans: c’erano tutti gli elementi per un modello intrigante, che uscì in kit e montato (l’allora antesignano di PLIT, il blog grandiepiccoleauto, se ne occupò con una recensione: https://pitlaneitalia.com/2013/10/03/jerome-douzet-e-lac-bristol-cegga-di-le-mans-60-una-storia-svizzera-e-anche-francese/ ). “Il fatto che si trattasse di un’auto che aveva preso parte alla 24 Ore di Le Mans aiutò sicuramente le vendite ma in genere non ho passioni particolari per una categoria o l’altro, per una gara o l’altra. Diciamo che, potendo, evito le vetture di formula perché pongono troppi problemi dal punto di vista progettuale.

Il secondo modello, la Lister motorizzata Maserati “BHL1” di Archie Scott-Brown del 1956, fu suggerito dal proprietario della vettura reale, che aveva contattato Jérôme dopo aver visto una foto di una sua Gordini su Internet. Il proprietario fornì a Jérôme tutte le misure esatte della vettura, ripristinata in un atelier negli Stati Uniti.

Dopodiché il Nostro rimise mano alle Gordini, creando degli autentici capolavori, come la Tipo 23S del 1952 col cofano apribile, venduta solo in kit. “Il fatto che la mia attività modellistica non costituisca la parte più importante delle mie entrate – spiega Jérôme – mi permette di indugiare sulla qualità senza badare troppo ai guadagni e ai tempi di produzione. Le ruote a raggi dei miei modelli, ad esempio, le ho realizzate ad hoc, perché quelle già disponibili sul mercato, pur belle, non erano adatte ai soggetti della gamma Princess of Tumult”.

La filosofia con la quale vengono progettati i modelli di Jérôme è simile a quella dei soggetti dello stesso periodo commercializzati da Renaissance. Una semplicità di fondo non deve essere mai trascurata, pur prendendo in considerazione ogni dettaglio realistico.

“I miei non vogliono essere dei kit esclusivi per una élite, ma prodotti che ogni collezionista possa montare divertendosi. I risultati dipendono dalla bravura di ognuno, ma il piacere di costruire un modello passando delle ore gradevoli è la cosa che conta di più”. Fra novità di Princess of Tumult vi sono la Connaught AL/SR12 di Le Mans 1955 (McAlpine/Thompson) e le Vanwall F.1 del 1955. Nuovi anche una serie di transkit per la base Norev con i quali è possibile realizzare quattro versioni della Simca-Fiat 508S non preparate da Gordini di Le Mans 1935, 1937 e 1938, completando così il quadro già iniziato da CCC, che aveva riprodotto le vetture di Gordini. Per queste quattro versioni la trasformazione è semplice, tranne forse per una, che ha parafanghi diversi e una calandra aerodinamica.

Con gli anni, il marchio Princess of Tumult ha guadagnato definitivamente una reputazione a tutta prova, grazie alla serietà e alla bravura del suo promotore. Molto interessanti anche alcuni accessori, come un utilissimo regolo di conversione scala 1:1-1:43. “Internet ha dato una mano. Da questo punto di vista, non vedo i social come qualcosa di negativo, anche se essi, soppiantando almeno in parte i vecchi forum, sono diventati per qualcuno più l’occasione di mostrarsi che non di scambiare idee e informazioni”. Problema annoso, il ricambio generazionale. “Non ho clienti che siano più giovani di me. Ah, sì, forse due o tre, ma davvero pochissimi”. Godiamoci questi modelli speciali finché c’è qualcuno che ha voglia di investirci le proprie energie e il proprio tempo.

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