Dakar o checkpoint

di Riccardo Fontana

Spesso e volentieri io e David ci confrontiamo sulla direzione che ha preso il mondo da qualche anno a questa parte, finendo inevitabilmente per attorcigliarci sull’onnipresente “emergenza sanitaria”, che è stata l’incubo di tutti noi, nel bene e nel male, e i cui strascichi stentano ad andarsene dalle nostre menti in maniera ben più ostinata di qualsiasi long covid.

Ebbene, io come credo tanti altri, durante quel periodo ho rasentato il disastro come non mai: sono andato vicinissimo a licenziarmi (volutamente, follia estrema) per trasferirmi in un altro stato (pagando pure un affitto da formalmente disoccupato alla mia fidanzata: l’ignoranza quando decide di mordere morde, non c’è dobermann che tenga).

Fortunatamente, rinsavii all’ultimo secondo utile e me ne stetti bello sereno dov’ero, che a suicidarsi si fa sempre in tempo, magari in modi meno ansiogeni e più coreografici (facendo la Dakar in moto, rompendo i freni in Parabolica, cose così), ma la testa è rimasta bacata e, mi duole moltissimo dirlo, il covid e “l’avvocado di duddi gli idaliani” c’entrano fino ad un certo punto.

La gestione militarista della pandemia, ammesso che sia stata un tentativo dall’alto di stravolgimento dell’ordine costituito col beneplacito delle masse terrorizzate, ha “bucato”, perché grazie a Dio i lasciapassare a mo’ di check point nazisti per muoversi da A a B sono finiti, e non credo proprio che ci siano le condizioni affinché in quella situazione da circo ci si possa tornare, quindi ci ha “rotti” a livello più o meno grave (io per esempio, spesso, vado a fare dei giri completamente a caso per centinaia di km, tanto per godermi la bellezza del poterlo fare), ma il mondo aveva già imbucato una gran brutta china da prima, e certamente la situazione non sta migliorando.

Accendete la televisione: ovunque, e dico ovunque, è la fiera del fast food.

Programmi imbecilli, che rendono sempre più lieti e fieri della loro vita di merda dei perfetti idioti, che saremmo noi.

Quattro Ristoranti: alzi la mano chi, tra voi, diavolo ha mai fatto caso al senso di servizio dei camerieri o alla piega dei tovaglioli quando va fuori a mangiare.

Nessuno, fino a tre-quattro anni fa, dopodiché è stata la fiera dei redditi di cittadinanza che andavano a Defecare il Belino© a ristoratori e albergatori per i motivi più imbecilli.

Già, perché non bastava cucinare ad ogni ora del giorno e della notte come tanti piccioni, no, serviva la versione premium di quella cagata, che è per l’appunto Quattro Alberghi, con quel… Quel… Quel, di Barbieri con gli occhialini che va in posti da 4-500€ a notte e chiama indispettito la reception “perché il phon ha la bocchetta leggermente ingiallita, voglio un’altra camera!”.

Io gliela darei un’altra camera, in Est Europa magari, vedrebbe lui che docce efficienti…

E fu così che, orde di pezzenti falliti che al massimo in vita loro hanno pernottato a casa della suocera, si dispersero per il mondo lasciando recensioni terrificanti e mortificando degli onesti lavoratori.

Perché non è importante la coscienza del proprio nulla, no, se si può trattare altri come si viene trattati tutto il proprio tempo quella non conta proprio niente.

Questo è il vero e principale danno che il sistema sta facendo al mondo, fare passare il messaggio che, “sì guarda, sei uno schiavo senza vita, ma nel tuo piccolo puoi essere più stronzo di chi ti schiavizza”.

Mia madre, da brava boomer, ci vive su quei programmi demenziali, e io, che d’altronde vedo il mio nome sul rogito della casa, metto costantemente su dei bellissimi DVD a tema motoristico.

Perché sì, non crediate che i programmi automobilistici si salvino: di Cironi non intendo parlare perché mi infastidisce la sola sua esistenza, ottimo barista di fanboy quale è, ma anche le aste o, addirittura Wayne Carini, che sarebbe apparentemente il più stimabile, sono insidiosi: è vero, c’è il gusto della scoperta e del bell’oggetto, ma immediatamente tutto viene buttato in profitto, in arida speculazione.

Nasci, produci, incula il prossimo, e muori senza essere troppo di peso.

E Carini è, appunto, di gran lunga il meno peggio.

Sta nascendo un pessimo mondo, e purtroppo siamo in prima fila a godercelo.

Hanno già tutte le uscite d’emergenza, perciò togliete la lingua da in mezzo ai denti, tipo quando capottate, e divertitevi.

P.S. perdonatemi il linguaggio, se Dante nell’Inferno scrisse ciò che scrisse, Fontana su PLIT potrà pur concedersi qualche “licenza”…

3 pensieri riguardo “Dakar o checkpoint

    1. Meno male. Però ancora non sono riuscito a capire chi sia (o cosa sia) esattamente un boomer. Premesso questo, il primo che mi dà di boomer si prende un garontolo sul muso che se lo ricorda finché campa. Se campa.

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