Storiche o quasi

di Riccardo Fontana. Foto di David Tarallo

C’è un universo interessante in quel variopinto e multiforme mondo rappresentato dai motori, ed è quello che più di tutti svetta per il grado di nonsense che lo contraddistingue: il mondo delle competizioni riservate ai veicoli d’epoca, siamo essi auto o moto.

In pratica cosa abbiamo? Quale che sia il numero finale delle ruote pro-veicoloo, abbiamo un certo numero di… Diciamo “anziani”? “Attempati”? Ecco, “loro”, danarosi ma appesantiti, entusiasti ma appannati, cuore ancora pronto a saltare l’ostacolo (probabilmente per l’ultima volta, date le circostanze) che corrono con delle macchine o delle moto ancora più antiche di loro cercando di distruggerle.

Marzo 2007: “support race” storica in occasione della 12 Ore di Sebring, affollamento prima della partenza nel paddock fra l’Ullman Straight e la Sunset Bend

O di distruggersi, e non è detto, soprattutto per le moto, che le due cose non possano amabilmente sovrapporsi.

Tutto molto bello, ma perché? Perché questa voglia di trascinare nella mischia delle meccaniche stanche e già vessate da mille battaglie nei loro anni “giusti”? Non sarebbe più facile, semplicemente, acquistare un mezzo moderno per dimostrare il proprio (eventuale) valore sui campi di gara?

Certo che lo sarebbe, ma il discorso è, tanto per cambiare, un attimo più articolato, e vale sicuramente la pena di sviscerarlo a dovere: molte volte, gli adepti a questo genere di manifestazioni, sono degli ex-ragazzi che, negli anni ruggenti, per un motivo o per l’altro, non potevano correre, ma a cui il tarlo per le corse, “quelle” corse, è rimasto fino ai giorni nostri, quando grazie al duro lavoro di una vita si trovano nelle condizioni di togliersi degli sfizi, tra cui quello di correre con la GTam o con lo Zundapp 125, e questa è certamente la parte più romantica ed ammirevole della storia.

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Cosa c’è, in fondo, di più alto e sublime di un ragazzo arso dal fuoco della passione che, dopo una vita passata a rincorrersi, raggiunge finalmente i suoi sogni?

Poca roba assai, è puro cibo per l’anima solo l’idea di riuscirci.

Il rovescio della medaglia, però, è costituito da pressappoco tutto il contorno di questa nobile causa, a cominciare dai mezzi effettivamente impiegati, e su questo mi tocca mettere un punto e iniziare un nuovo periodo, da tanto articolata e spinosa si fa la faccenda.

Avete mai presenziato ad una gara di Campionato Italiano Enduro Gruppo 5 (quello riservato alle moto d’epoca)?

Zundapp 125 con cambi da Honda 125 degli anni ’90, accensioni ad anticipo variabile come se piovesse, sospensioni allungate di dieci e più centimetri per acquistare competitività, un tripudio di follia tecnica e sportiva senza fine.

I concorrenti sono degli autentici “infoiati”, gente che quando Alessandro Gritti vinceva la Valli Bergamasche o l’Europeo Regolarità andava a scuola col cinquantino, e che oggi trova normale ingarellarsi con gente che, all’epoca era considerata alla stregua di Dio in terra.

Anacronistico, ma tutto sensato previsto nell’ordine delle cose per come sono vissute in quell’ambiente.

Si vedono trucchi, reclami e scorrettezze come non si vedevano nemmeno nelle gare vere, cose da pazzi, e non è un’espressione fatta.

Parliamo invece delle manifestazioni riservate alle auto? Quante GTam 1750/2000 ha effettivamente prodotto l’Alfa Romeo e quante, fasulle come tante monete da tre euro, ne girano ai giorni nostri?

Trovano un pezzo di telaio storto e rifanno la macchina, e non è una replica, è una ricostruzione, e tanto l’originalità o meno di un mezzo, la sua effettiva filologicità, non la decidono Madame Storia e Mademoiselle Competenza, ma quelli che hanno i soldi, spesso coadiuvati da un solido codazzo di personaggi che, per pura piaggeria, avallano ogni cosa in modo entusiasta ed acritico.

Ed anche le automobili, esattamente come le moto, sono nominalmente d’epoca ma fattualmente moderne a tutti gli effetti: non entrerò nemmeno nel merito circa i materiali ed i lubrificanti che, già solo per l’inevitabile (e mai abbastanza benedetto) progredire dei tempi portano “quei” mezzi ad essere delle entità leggermente differenti, parlerò piuttosto di certi “unifauni” come Stratos provviste di testate a quattro valvole per cilindro di fattura assolutamente moderna o di ammortizzatori da WRC contemporanea, o di 131 Abarth variopinte che si aggirano per i piazzali dei supermercati in autunno.

Perché? Non si può nemmeno dire che sia per risparmiare, perché per comprare e preparare una Lancia Stratos così, si potrebbe tranquillamente noleggiare una Puma Rally 1 per qualche appuntamento iridato e, forse, avanzarne pure.

A me queste cose, nella misura in cui non offendono nulla e nessuno al di fuori della mia (estrema) suscettibilità, risultano completamente incomprensibili.

Ben vengano i musei e le rievocazioni, ma, come disse quel saggio di Gianni Giudici parlando dello stesso argomento, “perché costringere delle vecchie a fare del sesso contro natura?”.

C’è un tempo per tutto nella vita, per macchine, moto, ed anche persone.

Andrebbe accettato forse, ma ripeto, sono solo opinioni di un trentenne, lasciano il tempo che trovano.

Una opinione su "Storiche o quasi"

  1. Una trentina d’anni fa circa, forse un po’ meno, la Tamiya lanciò il suo trofeo per modelli radiocomandati.
    Nei negozi di modellismo si vedevano persone spendere cifre assurde per avere degli upgrade (anche fuori “fiche”) pur di essere vincenti.
    È uno dei motivi per cui non ho mai amato il modellismo dinamico.
    Scusandomi per la piccola divagazione, però certo automobilismo “storico” mi ricorda tanto quelle situazioni, una continua rincorsa alle prestazioni, che stravolge lo spirito della competizione stessa, tanto che di storico rimane solo il nome.
    Forse è questo il punto, una sorta di lapsus linguae (?), fosse un più generico “vetture di scaduta omologazione” ecco, magari non ci sarebbero particolari aspettative.
    Storico…
    È come, per assurdo, Giulio Cesare che pubblica su Instagram “stiamo attraversando il Rubicone, alea iacta est!”

    "Mi piace"

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