Non è che mi illudessi che le grancasse dell’ideologia andassero in vacanza con le feste, anzi. Vorrei semplicemente rimarcare come l’Italia è rimasta uno dei posti d’elezione per i nostalgici dell’era terroristica del covid e per i loro ispiratori. E il metodo dell’emergenza non si butta mai via, funzionando benissimo (almeno teoricamente) anche con la banale influenza, che poi fino a prova contraria è quella sulla quale ai tempi del liceo si scherzava dicendo “il tizio oggi non è venuto, è a letto con la cinese”. O con la canadese, o con altre entità appartenenti a varie etnie, secondo la moda del ceppo corrente. A volte a scuola, su trenta, rimanevamo in otto o nove. L’unica paura reale era quella delle probabilità – che si accrescevano enormemente – di essere interrogati. Il professore non spiegava (“ne mancano troppi”) e allora non restava che programmare malesseri strategici oppure rifugiarsi sdraiandosi per terra nel pullmino parcheggiato in garage, sperando che si dimenticassero di te all’appello.

Qualche giorno fa rileggevo un articolo di Renaud pubblicato nel 1993 su Charlie Hebdo, intitolato Stances à un journaleux1: “J’en viens à envier les pauvres gens qui vivent dans les pays totalitaires où il n’y a que deux sortes de journalistes : les autorisés, qu’on ne lit pas, qu’on n’ecoute pas, qu’on ne croit pas, et puis les autres, les clandestins, les emprisonnés, les assassinés. Qu’on aime. Vous avez déjà aimé un journaliste, vous ?“
Ripercorrendo le pagine del Corriere della Sera di questi giorni (ormai l’archetipo dell’informazione scadente e interessata), si direbbe che i primi siano tuttora in auge, mentre dei secondi si sono perse le tracce anche in paesi dove almeno ufficialmente non si ammazzano quelli scomodi. C’è però una differenza: dalle nostre parti esiste ancora gente che i giornalisti della prima categoria li legge e li ascolta, credendo a ciò che dicono.
- Journaleux in francese è una sorta di dispregiativo di journaliste, come quando in italiano si usa il termine giornalaio per definire il giornalista. ↩︎
