Easy modeling… un anno dopo

di Elio Venegoni

Qualcuno forse si ricorderà dell’easy modeling, del quale scrissi circa un anno fa…1

L’easy modeling è praticamente un modo di fare modellismo senza troppi pensieri, lavorando su soggetti generalmente di basso costo in modo da non doversi preoccupare troppo di eventuali errori e senza ricercare spasmodicamente la fedeltà storica; se il modello è corretto bene, se non lo è molto… può andare bene lo stesso!

L’importante è solo divertirsi, in definitiva. Chiaramente esistono poi molteplici sfumature, dovute al gusto ed all’abilità del singolo modellista; c’è chi si limita ad elaborazioni semplici (applicazione delle decals, aggiunta o modifica di qualche particolare e poco altro) ma c’è anche chi ricorre persino all’uso di tecniche d’invecchiamento mutuate dal modellismo militare.

Io rientro nella prima categoria, quella dei modellisti “lazzaroni”, per così dire. A me piace fare lavoretti semplici, applicare le decals e poco altro; non voglio complicarmi la vita con lavori più impegnativi, anche e soprattutto perché non sarebbero alla mia portata, ahimè…

Proprio recentemente mi sono preso una pausa, dirottando momentaneamente le mie attenzioni sulla scala 1/64 anziché sullla “solita” 1/43. Questa scala è molto diffusa soprattutto negli Stati Uniti e la reputo perfetta per fare un po’ di easy modeling.

Negli States sono tuttora attive soprattutto Mattel, con il suo marchio Hot Wheels, e Greenlight; entrambe sfornano decine e decine di riproduzioni di ogni genere.

Hot Wheels è una linea che si può definire ormai storica, è attiva dal 1968 ed ha accompagnato la crescita di milioni di ragazzini, con le sue sovente strampalate “macchinine”, inizialmente soprattutto muscle cars ed hot rods.

Il marchio americano si distingue anche per una notevole poliedricità in quanto, nei vari anni, sono state commercializzate anche piste elettriche, motociclette, trenini ed aeroplani…

In Italia si chiamavano Brucia Pista e, dal 1970 al 1981, vennero vendute come Mebetoys Flying Colors.

Nomi altrettanto curiosi furono adottati in molti altri paesi, con il tempo però si affermò definitivamente il marchio originale Hot Wheels.

Come quasi tutti i ragazzini appassionati di “macchinine” anch’io ne ho comprati a decine, da giovane.

Avendo la fortuna di avere due fratelli con passioni simili mi sono divertito per anni ad organizzare gare sui pavimenti delle nostre abitazioni, ricavando i “circuiti” con pastelli che riproducevano i cordoli delle piste e fumetti messi a mo’ di muretti. Erano sfide davvero infuocate e non di rado, nelle dispute che si accendevano con frequenza, volava anche qualche manrovescio!

Neanche a dirlo, io ero il più appassionato e meticoloso; curavo amorevolmente i modellini della mia “scuderia” e spesso li elaboravo anche un po’, con adesivi trasferibili e pennelli… ero purtroppo anche il più scarso, però, e vivevo ogni sconfitta in maniera bruciante! Altri tempi, davvero altri tempi; i videogiochi del Commodore 64 sarebbero arrivati solo in seguito e l’infanzia dei giovani sarebbe cambiata in maniera piuttosto netta ma questo è un altro discorso…

Greenlight è invece un’azienda ben più recente rispetto a Mattel, è stata fondata nel 2002 ed ha sede ad Indianapolis.

I modelli Greenlight, a differenza degli Hot Wheels, concedono meno spazio alla fantasia e si rivolgono principalmente ai collezionisti, immettendo sul mercato anche riproduzioni in scale più grandi. L’1/64 fa la parte del leone, comunque, e la produzione è davvero sterminata. Sono modelli piuttosto curati, in generale, purtroppo però nella scala più piccola si rileva qualche semplificazione, per non dire inesattezza storica, e tradiscono un po’ la loro genesi yankee.

Per divertirsi con l’easy modeling i prodotti di entrambi i marchi sono però perfetti: costano poco, sono reperibili con facilità e l’offerta è molto ampia.

Andrebbero poi citati altri produttori, per dovere di completezza. La francese Majorette è un altro marchio storico, purtroppo la scala è spesso approssimata e questo ai miei occhi svilisce un po’ queste riproduzioni in quanto, da un’azienda europea, a torto o a ragione tendo ad aspettarmi un maggiore rigore ed una più accurata fedeltà storica rispetto ai modelli made in USA. Anche il catalogo è meno vasto, le lacune sono numerose e questo è un vero peccato, a mio modo di vedere.

Discorso per certi versi analogo si può fare per Norev; sto ancora aspettando una riproduzione ben fatta dell’Alpine A110, solo per fare un esempio, e questo la dice lunga…

Sono infine apparse sul mercato le ditte orientali, come era ovvio aspettarsi, e bisogna onestamente riconoscere che grazie a loro la scala 1/64 si sta diffondendo in maniera sempre più penetrante.

Al netto dei difetti che ancora permangono nei modelli di produzione (prevalentemente) cinese, infatti, la qualità ha fatto passi in avanti da gigante ed ora si può parlare a piena ragione di modelli da collezione a tutti gli effetti.

Tra i marchi che si distinguono per l’ampiezza dell’offerta e per la qualità intrinseca delle piccole quattroruote vi sono per esempio Truescale, che vende i suoi prodotti con il marchio MINI GT, e l’ancora poco conosciuta Tarmac Works.

Cito soprattutto quest’ultima azienda perché sono innamorato di questi modelli; tempo fa mi capitò di acquistare una RWB 964 Tiffany in 1/43 (per quei pochi che non lo sapessero le RWB sono delle Porsche elaborate dal “tuner” giapponese Akira Nakai, io ho un debole per queste auto). Folgorazione! Il modello era davvero bellissimo, equivalente ad uno Spark molto curato (questo degli Spark non sempre lo si può dire), inoltre presentato con una teca in tinta davvero splendida, e questo fece scattare la scintilla.

Tarmac Works (e dietro questa ditta suppongo proprio che ci sia la presenza della stessa Spark) produce sia in scala 1/43 che in scala 1/64 e la parte del leone la fanno proprio questi ultimi modelli; recentissimamente ho acquistato una Porsche 911 Carrera RSR 3.8 ed una Ferrari F40 del campionato italiano GT, entrambe eccellenti, e credo proprio che il neonato interesse per la scala piccola (escludendo il “fattore” Hot Wheels di quando ero ragazzino) sia scaturito soprattutto per merito loro.

Insomma, per farla breve è nata una passione dentro una passione; io sono piuttosto ondivago e chissà quanto durerà, però per ora me la godo e mi diverto assai.

Ho in seguito scoperto – con una certa sorpresa – che esiste tutto un micromondo che gira intorno a questi modelli sessantaquattro volte più piccoli del vero: soprattutto adesso che si sta diffondendo sempe più la stampa in 3D stanno fiorendo attività legate alla produzione di figurini, ruote ed accessori vari che fanno presagire un futuro roseo per questo settore e, siccome io sono innegabilmente un po’ matto, è venuta voglia anche a me di provare a produrre qualcosa!

Sarà un flop o un successo? Sinceramente non mi interessa poi troppo, quello che conta è che mi diverta: è questo il mio “successo” e posso dire che, in questo senso, sono più che appagato!

L’1/64 e l’easy modeling stanno ridando nuova linfa alla mia passione per cui che dire? Avanti così, lunga vita a questi modelli e ad una maniera di fare del modellismo meno complicato, meno maniacale e più spensierato!

  1. https://pitlaneitalia.com/2023/02/10/easy-modeling-una-bella-idea/ ↩︎

2 pensieri riguardo “Easy modeling… un anno dopo

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