Storia delle scatole: un viaggio nel tempo

Seconda parte della storia delle scatole anni ’60, a cura di Marco Nolasco. La prima parte potete leggerla a questo link: https://pitlaneitalia.com/2026/05/01/storia-delle-scatole-un-viaggio-nel-tempo/ . Si potrà anche consultare la parte precedente, relativa al periodo dal dopoguerra alla fine degli anni ’50: https://pitlaneitalia.com/2026/04/01/storia-delle-scatole-un-viaggio-nel-tempo-parte-i/

Testo e foto di Marco Nolasco

In diversi casi nelle scatole chiuse di cartone vengono semplicemente aperte delle finestre in acetato per mostrare almeno in parte il contenuto, come in questo  Lone Star, commercializzato nel 1960 in una scatola chiusa che si apre parzialmente qualche anno dopo o come i metOsul, dapprima venduti in scatole chiuse come la VW a destra in basso nella foto di gruppo e poi, alla fine del decennio, in scatole con finestra che si dovrebbero vedere nella stessa immagine.

Però le scatole chiuse non vengono abbandonate, anzi! Le ritroviamo per tutti gli anni ’60 per molte firme, eccone alcuni esempi:

-una Opel Kadett della Tekno del 1964.
-un autocarro Bedford della Dinky inglese del 1966.
-una Simca 1100 della Solido del 1967, nel tipico rosso della serie
“Haute fidélité”, troppo bassa rispetto al modellino.
– una Ford Escort sempre della Dinky inglese del 1968.
– una Lamborghini Marzal della Edil Toys del 1968, in cui il
costruttore ha “barato” colorando la foto della vera, in realtà
bianca, nel più vistoso arancio del modellino…
-una Seat 850 coupé della spagnola Joal sempre del 1968.
-una Renault 10 Polizia della Nacoral del 1970.
-una bisarca DAF della Lion Car ancora del 1970.

La Dinky Toys ha adottato nel tempo molti tipi di scatole, non tutti indovinati. Tra gli altri anche questo genere molto simile ai piccoli diorami della Corgi Toys, ma, a mio parere, dalla grafica meno efficace. Un paio di esempi:
– l’autotreno Mercedes della Dinky inglese del 1967.
– il bel furgone Saviem trasporto cavalli con sulky della consorella francese del 1969, quando ormai la Corgi Toys aveva purtroppo già abbandonato le scatole con diorama.

Degne di nota, a parer mio, le scatole delle Ziss RW, dalla grafica elegante e arricchite da disegni del modellino più belli dello stesso. Anche questo marchio tedesco si convertirà alle teche trasparenti, come fece la CR Cursor per la serie promozionale dedicata ai primi
veicoli della Daimler e della Benz, alla fine del decennio. In questo ultimo caso le teche sono di un fragile acetato difficile da preservare. Nella terza foto l’acetato è stato rifatto mentre la base è originale.

Nel 1965 debutta la serie M500 della Politoys le cui scatole di cartone giallo-nere presentano due grandi finestre sui lati da cui si vede una buona parte del modello. Si registrano cinque varianti con piccole differenze. Le prime due sono rivestite da una sottile e fragile pellicola di acetato che non sempre è giunta integra fino ad oggi. Il modellino è trattenuto da sagome di cartone, da piccole lastre di polistirolo o da gommapiuma.  Con la Mustang Bertone del 1968 anche la Politoys si converte alle teche rigide in plexiglas che sostituiranno via via le scatole di cartone per tutti i modelli. Anche
la successiva serie MXX avrà teche della stessa forma e dimensioni con minime differenze. Tuttavia alcuni modelli particolari, che si voleva mettere in particolare evidenza nelle vetrine, hanno avuto dei cofanetti in cartone illustrati tenuti chiusi da un pezzo di scotch che, come si vede in una delle foto, danneggiava la scatola quando la si apriva. All’interno il modello era fissato alla base da una spugnetta biadesiva. Ecco qualche esempio.

Nel 1966 nasce la Mebetoys che si pone in concorrenza diretta con la Politoys, ma le prime scatole, chiuse, sono piuttosto tristi. Rimedia poco dopo cambiando la grafica e aggiungendo una finestra. La piccola serie di quattro modelli del Rally di Montecarlo si distingue per le scatole di colore giallo.

Anche la Corgi Toys, intorno al 1967, passa alle scatole vetrina, che arriveranno alla fine della storia nel 1983. Prima, però, nel 1964, torna ai cofanetti in cartone spesso per i modelli della nuova serie di auto antiche che purtroppo non avrà molto successo. Nel 1968 alcuni modelli sono inseriti in una originale, ma poco pratica confezione a vista, con una bolla di acetato sagomato  fissato ad un vistoso cartone illustrato che non credo abbia facilitato l’inscatolamento e il trasporto. Per fortuna è durata poco. Di seguito un esempio di cofanetto di auto antica, alcune scatole vetrina e una delle confezioni di cui sopra del 1968 con la seconda versione dell’Aston Martin di James Bond.

Ecco qualche altro esempio di passaggio dalle scatole chiuse a quelle a vetrina. Inizio con la Matchbox, che aggiunge molti bei disegni simili a quelli della Corgi Toys. Siamo alla fine degli anni sessanta-inizio dei settanta.

Un paio di esempi della danese Tekno, che continua a riportare le caratteristiche tecniche dell’auto vera:

Nel 1968 inizia il declino e le aziende cercano di correre ai ripari. La Politoys e la Mercury lanciano due serie economiche, la Export e la Special. La prima viene commercializzata per un breve periodo in scatole tradizionali chiuse giallo-verdi che diventano a vetrina dopo poco tempo, la seconda  debutta in scatole a vetrina rosse simili quelle della serie maggiore.

Altri due esempi, le scatole con finestra trasparente della serie Old Timer della cecoslovacca Igra e due tipologie della tedesca Märklin, la più vecchia di cartone con finestra trasparente e la successiva in plexiglas rigido.

Originale, ma poco pratica la soluzione della belga Sablon, che adotta dei profili in plexiglas a forma di ottagono allungato con un ripiano interno sul quale è fissato il modellino tramite un piccolo biadesivo, che ovviamente ormai non fissa più niente! Queste confezioni sono aperte ai lati e hanno un rudimentale sistema maschio-femmina che permette di collegarle tra di loro per formare delle vetrine. I cerchi di questi modelli sono peggio di quelli dei Dugu, si sciolgono come neve al sole. Nei miei modelli sono stati sostituiti da copie in 3D.

Naturalmente anche la Solido si convertì alle scatole con finestra, anche se in ritardo rispetto alla concorrenza. Bisogna infatti aspettare il 1969 e, se ricordo bene, la Ford MkIV per vedere nei negozi la mitica scatola giallo-rossa che attraverserà tutti gli anni settanta, anche se con variazioni cromatiche.
Ecco qualche esempio:

Originali e abbastanza pratiche  le confezioni della israelo-americana Gamda – Sabra – Cragstan del 1969, dei piccoli parallelepipedi in plexiglass con un sistema di ritenuta del modello che ingloba degli accessori come pompe di benzina o segnali stradali. L’apertura è basculante a imitazione della porta di un box, come le confezioni dei Mini Dinky dell’anno prima. Sul retro è incollato un cartoncino pubblicitario con l’elenco dei modelli disponibili, di cui conosco due grafiche.

Anche se se ne è già parlato su PLIT è forse il caso di ricordare anche in questa sede le teche della giapponese Kanda, diverse spanne sopra quelle della concorrenza. Come del resto i modelli! Siamo nel 1968-69.

Nel 1969 la Mebetoys entra nell’ orbita Mattel e il “packaging” ne risente e, direi, ne risente in peggio a causa del gigantismo a cui si arriva in breve tempo. Ecco tre passaggi dell’evoluzione delle confezioni. NB: L’Abarth 3000 della seconda foto è stata elaborata in versione “fedele”, Targa Florio 1970.

Finisce qui il viaggio attraverso le scatole dei modellini degli anni Sessanta. Se vorrete, voi e David, prossimamente ci inoltreremo nel decennio successivo.

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