Ogni volta che torno al Museo di Le Mans, un bel po’ di tempo lo trascorro davanti alle vetrine dov’è esposta la collezioni di modelli 1:43 appartenuti a Michel Elkoubi. Un po’ per nostalgia, un po’ per pura suggestione, quei pezzi erano esattamente come quelli che gli appassionati sognavano negli anni ’70 e ’80: Solido elaborati, speciali montati, kit di marchi classici. La vendetta della storia è che oggi come oggi, possedere una collezione composta da modelli riconducibili a quei filoni – ancora meglio se con un pedigree prestigioso e documentato – fa giustizia delle caterve di Spark che giacciono negli armadi, sotto i letti, nei bagni o nei garage degli accumulatori, in attesa di decomporsi come ogni cineseria che si rispetti (non preoccupatevi, è solo questione di tempo, e lo faranno ben prima che vi decomponiate voi).
Elkoubi l’ho frequentato soprattutto all’inizio degli anni Duemila, quando era ancora possibile incontrarlo sui circuiti dove svolgeva il suo lavoro di tecnico di pista. E molti di quei modelli esposti all’M24 furono oggetto a volte di conversazioni prolungate, altre volte di un semplice e rapido scambio di battute. Della Porsche 917/20 di AMR mi parlò quando gli dissi che ne stavo ancora cercando un esemplare completo, vale a dire con le coperture delle trombette fornite a parte e col foglietto di istruzioni per assemblarle. Di quei modelli ce ne sono a centinaia, ma quanti possono dire di possedere un esemplare assolutamente immacolato? E’ un po’ il discorso degli obsoleti, con numeri in proporzione ridotti. Elkoubi mi disse che ne aveva avuti almeno un paio, di cui uno preso immediatamente all’uscita della novità, ma lui non era certo un collezionista “storico”: gli interessava per lo più il modello come riproduzione della vettura reale.


Questo per dire che essendo parte egli stesso parte della storia modellistica non aveva più di tanto interesse a ricostruire la storia di marchi che per lui costituivano la routine contemporanea. La 917/20 Pink Pig di Le Mans 1971 è uno dei pochi AMR della sua raccolta.

Ci sono qua e là alcune 911S elaborate, forse qualche Gruppo C e poco, pochissimo altro. La 917/20, invece, “doveva” essere l’AMR. L’esemplare esposto al museo è il numero 43: si direbbe uno dei primi, se non fosse che Ruf spesso stampava centinaia di fondini punzonandoli tutti contemporaneamente e prendendoli a caso via via che li montava. Questo almeno fino a quanto iniziò a organizzarsi in modo meno empirico, dopo il primo periodo delle “scatole piccole”.
Ecco quindi le foto di un maialino famoso, ed è anche – purtroppo – un maialino abbastanza cotto, a causa della sciagurata esposizione diretta alle fortissime luci delle vetrine nel museo. I curatori della collezione sono al corrente di questo problema e speriamo che intervengano per evitare ulteriori danni agli acetati dei modelli.
