Testo e foto di Renato Scotti Di Uccio
La frase “l’importante non è la meta, ma il viaggio” viene comunemente attribuita a Jack Kerouac, ma sono in molti che a vario titolo hanno espresso concetti simili.
Nel modellismo questo è pane di tutti i giorni: la gioia non sta nel risultato finale ma in quello che devi fare per arrivarci.
Il diorama in foto si riferisce alla Mille Miglia del 1955 ed appare piuttosto essenziale nelle forme e nella realizzazione. Essenziale non vuol dire semplice perché, la genesi che potremmo identificare nel “viaggio” è stata complessa e molto appassionante perché, grazie a molti piccoli particolari, racconta tante storie.
Cominciamo dalla prima storia, quella modellistica: come è nato questo diorama.

La Brumm, un po’ di anni fa, volle omaggiare la Mercedes, realizzando un modellino della 300 SLR vincitrice della MM del 1955, ed il suo famoso equipaggio: Moss e Jenkinson.
Fece un modellino… E lo rifece…
Non so essere preciso sull’ordine delle uscite ma possiamo annoverare ben cinque diversi modelli Brumm!
Un primo modello aveva i vetri anche lateralmente; poi è uscito quello col solo parabrezza; poi c’è stato quello col solo parabrezza e i figurini con una specie di mini-diorama dell’arrivo ed infine una versione, sempre con mini-diorama con l’arrivo, rifinita un poco meglio e senza errori nella didascalia. Per non farsi mancare nulla, la Brumm nel 2005 ha anche fatto uscire un’altra versione, per i 50 anni della vittoria: una precisa riproduzione dell’auto del museo Mercedes presente alla Mille Miglia storica col figlio di Stirling Moss alla guida.
Per i “maniaci” collezionisti è già un bell’inizio.
Mi sembra solo un poco strano che solo la Brumm e la Minichamps abbiano riprodotto tale auto e che solo recentemente la Spark ha realizzato un bellissimo modello con ottimi figurini.
Indiscutibilmente si tratta di una grande vettura. Per di più la sua prestazione venne sicuramente enfatizzata dal la grandezza del pilota che la condusse e, come se non bastasse, anche dalla notorietà del suo copilota, il giornalista Denis Jenkinson.


Ma io avevo il primo mini-diorama della Brumm… proprio quello con l’errore nel nome del co-pilota!

Talmente basico che non mi sembrava degno dell’evento che voleva “raccontare”…
Così ho deciso di creare un diorama più completo, attingendo (come spesso mi piace fare) a quanto i grandi artisti del motorport avevano realizzato sul tema.

I dipinti sono tutti belli, ciascuno a suo modo. C’è chi analizza un particolare, chi privilegia l’ambientazione, chi cerca di fare una “sintesi” dell’intera gara coinvolgendo altri concorrenti. Come ho detto cerco sempre di utilizzare per i miei diorami uno sfondo che si richiami a qualche opera d’arte piuttosto che a una foto.
Lo faccio perché spesso queste ultime sono più “fredde” e meno “emotivamente” coinvolgenti di quanto non riescano ad esserlo pitture e disegni.
Inoltre è un modo per appagare la mia passione nel settore della “race art”.
In questo caso avrei avuto ampia scelta, purché riuscissi a trovare qualcosa che tenesse conto di alcune considerazioni:
Lasciando l’auto da sola mi sarebbe bastato uno sfondo ricavato da uno dei tanti quadri ma sinceramente mi sembrava troppo poco per una Mille Miglia all’apice della sua notorietà.
Una Mille Miglia con più di 500 partecipanti merita un diorama più “affollato”!
- Non mi sembrava elegante un abbinamento con qualche Ferrari sconfitta.
- Bello il passaggio a livello… ma quello lo avevo già riservato per un’altra storia da raccontare, avvenuta l’anno precedente!
- Interessante poteva essere l’accostamento con altre vincitrici di classe o categoria: tra i quadri due rappresentano infatti una Maserati A6C (giunta quarta e vincitrice della classe Sport 2000), ma nessuna aveva il numero di gara e/o la colorazione giusta.

Va segnalato a questo punto (e questa da sola potrebbe essere una storia interessante da indagare) che nessun artista ha osato “maramaldeggiare”, accostando alla vincitrice assoluta anche la seconda classificata, la 300 SLR di Fangio e/o la vincitrice nella classe GT: la bellissima e nuovissima Mercedes 300 SL (una 300 S di serie, che in questo caso di “L” aveva solo i parafanghi tolti!), giunta 5° assoluta, a bordo della quale c’era l’americano Fitch (che con Moss aveva “inventato le note a rullo”) accompagnato da un altro giornalista, il tedesco Gesell…
Visto che non lo avevano fatto i “grandi” ho pensato bene di non farlo neanche io!
Quindi mi sono limitato a considerare solo due auto presenti nel diorama, cercando qualcosa che inquadrasse due auto, e che tali auto fossero “rappresentative” e che fossero state almeno una volta insieme nel circuito!
A questo punte mi soccorre il dipinto di Benjamin Freudenthal, che mi stimola per lo sfondo con la bellissima immagine del Gran Sasso d’Italia, con la Mercedes che sorpassa una “anonima” Maserati (quella di Guyot, ritiratosi).

La Maserati A6GCS aveva effettivamente vinto la propria classe giungendo 4° assoluta e 1° nelle Sport fino a 2.0 (unica vettura italiana ad avere vinto rispetto alle rivali straniere) ma era l’auto di Francesco Giardini che aveva il numero 621, auto in versione “parabrezza monoposto e copertura del lato passeggero”, senza nessuna colorazione sul muso.

Francesco Giardini sicuramente avrebbe meritato una citazione per un risultato eccellente che replicò pochi mesi dopo alla targa Florio in coppia con Mancini: risultati di indubbio valore per un pilota purtroppo non troppo ricordato nelle varie cronache.
L’idea era intrigante. Una Maserati A6G è una di quelle vetture che meritano la collocazione in vetrina… e poi ne avevo giusto due in collezione, per cui una poteva restare biposto e l’altra poteva essere modificata!

Però questo diorama, nelle mie intenzioni, era dedicato soprattutto a omaggiare delle persone oltre che delle vetture. A quella Mille Miglia partecipò, purtroppo con poca fortuna, anche un altro grande personaggio della storia delle corse automobilistiche! Un pilota, anzi una pilotessa che ha reso grande l’Italia per essere stata la prima donna a correre in Formula 1.

Maria Teresa De Filippis era a mio parere la persona più giusta da affiancare al grande Moss e all’altrettanto notorio Jenkinson!
Per di più ha corso con una Maserati configurata proprio come la vettura vincitrice di classe e partita solo un minuto dopo, quindi veniva anche rispettata la citazione della vittoria di classe di un’auto italiana…
Visto che la De Filippis con la A6G n. 620 si era ritirata, dovevo però essere sicuro che al Gran Sasso ci fosse arrivata! Così, solo dopo aver visto la foto del suo passaggio a Roma ho osato riprodurre l’ipotetico sorpasso…

Aggiungo che però non sono certo del punto esatto dove fossero le due vetture per avere uno sfondo così drammaticamente bello… neanche con l’aiuto della IA, di Google Maps e di Earth,narrivando comunque alla conclusione che la scena dovrebbe essere nella salita del passo delle Capannelle.
…anche se l’AI ha ipotizzato che quella inquadratura fosse il frutto di una “libera interpretazione” dell’artista!

Ritorniamo al modellismo: dei due modelli Maserati in collezione ho usato quello da edicola che riproducenla Maserati giunta terza assoluta alla Targa Florio del 1953 (con Mantovani e Fangio alla guida), lasciando lo Spark (più rifinito e con molte fotoincisioni) nella configurazione biposto stradale per la mia collezione di “Maserati Spider”.
Ora tutti i componenti del diorama ci sono ma tocca prepararli…

I due modelli scelti per il diorama (un Brumm e uno da edicola) a mio parere si equivalgono come qualità di riproduzione.

- la Mercedes vincitrice necessita solo di piccoli ritocchi che accentuino i segni dei danni (*) conseguenti al “salto”;
- la Maserati va trasformata in monoposto (con modifiche al parabrezza e all’abitacolo) e con i nuovi numeri di gara;
- il figurino di Maria Teresa de Filippis (soprannominata il Pilotino, per la sua statura, o la Diavola, per la sua bravura!) deve essere fatto interamente;
- la base stradale con steccato riprende le linee del dipinto mentre per la pietra miliare (visto che erano rimaste impresse nella memoria di Jenkinson che le ha molto apprezzate per il suo compito di navigatore) sono andato ad intuito ipotizzando il passaggio sulla statale n.17;
- Per lo sfondo ho preferito usare quello ricavato dall’opera di Freudenthal piuttosto che una foto, proprio per il piacere di una doverosa citazione.
- infine un accenno agli spettatori: almeno un paio in un diorama che si rispetti ci devono essere: quelli in commercio sono i figurini in plastica della Preiser… che si ritrovano in tutti i diorami! Sono sempre gli stessi e mal si adattano alle variazioni di clima o di epoca… Per questo motivo li ho un po’ modificati, vestendoli con abiti più pesanti più adatti all’appennino abruzzese e un po’ meno “anni ’70″…
*) Esaminiamo anche quest’altra “storia”: perché sono importanti i danni alla carrozzeria della Mercedes.



In queste due foto si vedono bene i danni sulla SLR a fine gara. Il frontale è ammaccato in conseguenza di una escursione fuori strada mente il danno sulla carenatura posteriore di Moss è conseguenza di un incidente in una fase di rifornimento, a dimostrazione della estrema leggerezza della vettura.

Il voler riprodurre questi particolari può sembrare solo pignoleria modellistica ma invece è l’occasione per approfondire la tecnica costruttiva della Mercedes di quegli anni confrontata con quella usata dalla Ferrari.
Le carrozzerie delle Mercedes da corsa non erano fatte di comune alluminio, ma di una lega di magnesio ultraleggera chiamata Elektron, verniciate con una lacca color argento.
Le carrozzerie delle Ferrari nel 1955 non erano in Elektron, ma rigorosamente in alluminio, modellate a mano da storici carrozzieri artigiani modenesi, principalmente Scaglietti e Pininfarina, utilizzando fogli di alluminio battuti su manichini di ferro o legno.
L’Elektron, lega di magnesio estremamente rigida, non può essere modellata a freddo a colpi di martello perché si spezzerebbe. Richiede macchinari industriali avanzati per lo stampaggio a caldo o la fusione, tecnologie di cui disponeva la Mercedes (e poi la Porsche) grazie ai legami con l’industria aerospaziale tedesca, del tutto fuori portata per le officine artigianali di Modena.
Mercedes-Benz riusciva a modellarlo industrialmente attraverso sofisticati processi di stampaggio a caldo. Per risparmiare ogni singolo grammo, i pannelli esterni della carrozzeria e la carenatura aerodinamica del poggiatesta venivano stampati con uno spessore infinitesimale, simile a quello di un foglio di lamiera sottilissima.
Questo spiega le ammaccature ed in particolare quella sulla carenatura posteriore, conseguenza di una brutale partenza di Moss al rifornimento di Roma (immortalata da P. Smith, vedi immagine sopra) che fece perdere l’equilibrio a un meccanico che colpì violentemente la carenatura posteriore deformando la sottilissima lamiera di Elektron.
Ovviamente al passaggio del Gran Sasso l’ammaccatura posteriore ancora non c’era. (ma ci sarebbe dovuta essere nei modellini della Brumm inseriti nei mini-diorami dell’arrivo).
Quella anteriore era invece ben visibile perché conseguenza di un salto già nei primi chilometri della gara: un dosso, preso a velocità troppo elevata, si concluse con un atterraggio un po’ brusco che comunque non rallentò il grande Moss.
Anche questo episodio (il salto) è stato immortalato in un paio di opere artistiche (Ketchell e Chenard – vedi foto sopra).
Mercedes-Benz ha riparato la vettura dopo la gara per poterla eventualmente utilizzare in altre competizioni. per cui purtroppo quelle testimonianze storiche possono resistere solo nelle nostre riproduzioni: fotografiche, artistiche o… tridimensionali!


E diciamola tutta, una volta ancora!
Anche per noi modellisti vale il celebre mantra di Jack Reacher: “i dettagli contano”!
Aggiunta del 10 giugno 2026, a cura di David Tarallo: come le nostre realizzazioni sono sempre un work in progress, dopo commento di Marco Nolasco, Renato mi ha chiesto di pubblicare una foto in cui i personaggi hanno improvvisamente… cambiato maglione. Forse sapevano di essere ritratti! Ne approfittiamo per aggiungere una seconda foto, in cui si nota la famosa cornice-rullo tra le mani di Denis Jenkinson, che riporta il punto esatto indicato dalla pietra miliare sul bordo della strada.



davvero una bella idea
"Mi piace""Mi piace"
Grazie Edo. Per me il bello dei diorami è cercare di “raccontare” più cose possibili.
"Mi piace""Mi piace"
E bravo Renato, non solo l’ intera evoluzione delle supercar, ma anche i diorami! E con la solita puntigliosa ricerca storica, anzi…di più!
Davvero un bel viaggio!
PS A proposito dei quadri da corsa…proprio in questi giorni Gianni di Museogiocando ne t proponendo molti bellissimi sul forum di Elio Venegoni, delle prime decadi del XX° secolo, “costringendoci” a viaggiare nel tempo e nello spazio, in biblioteca e in Internet per individuare gli eventi.
"Mi piace""Mi piace"
Una piccola osservazione…gli spettatori, vestiti di scuro, si “perdono” contro lo sfondo, almeno in fotografia. Forse un dettaglio colorato potrebbe farli risaltare meglio. Ma forse così si rispetta di più lo spirito degli abbigliamenti dell’ epoca.
"Mi piace""Mi piace"
Grazie Marco. Hai ragione, Lo stesso Fraudental aveva usato vestiti più visibili per gli spettatori. Confesso che ho fatto anche una ricarca degli abiti degli spettatori dell’epoca e la maggioranza indossava la giacca! I colori sgargianti non erano frequenti ma forse in montagna un maglione rosso magari con un semplice disegno bianco ci potrebbe stare. Ci rimetterò le mani quanto prima…
I dettagli contano!
"Mi piace""Mi piace"