Che la collezione di modelli 1:43 di Michel Elkoubi abbia trovato un porto sicuro nel museo di Le Mans anziché finire smembrata in balia dei soliti squali da due euro al pezzo è da considerarsi un successo da ascrivere alla buona volontà dell’A.C.O. che nonostante l’inevitabile assetto tipico da grande associazione ufficiale e un po’ paludata riesce sempre a mantenere un certo equilibrio fra esigenze innovative e rispetto per la storia.
Ogni modello della collezione di Elkoubi è in grado di raccontare una storia: ecco perché ogni volta che passo dal museo (che ora si chiama M24) non mi stanco mai di rifare una sfilza di foto. In dieci anni di frequentazione penso di aver fotografato ormai ogni ripiano di ogni anno, trascurando forse le prime edizioni che storicamente mi interessano meno.
Essendo il fondatore del marchio MRE, Elkoubi aveva in collezione tutti o quasi i suoi modelli; le varie Porsche – le 908, le 934, 935 e così via – sono note a molti. Meno conosciuta è la serie delle Lola Gruppo 6 anni ’70, di cui Elkoubi era un gran conoscitore, avendole anche pilotate di persona. I modelli erano stampati in metallo bianco con le caratteristiche tipiche degli speciali dell’epoca: cerchi in alluminio tornito, gomme in materiale vinilico e così via.



Oggi vi mostriamo una di quelle Lola MRE presenti nel museo. Si tratta della T286 numero 14 di Le Mans 1977, un telaio equipaggiato col Ford-Cosworth DFV 3 litri nel tentativo di far concorrenza ai prototipi “maggiori” come Porsche 936, Alpine Renault A442, Mirage GR8, De Cadenet o Inaltera.

Un tentativo che non aveva mai portato risultati di rilievo, un po’ per alcuni difetti strutturali del motore – che pure se la cavava decentemente su altre auto, basti pensare alla vittoria della Mirage nel 1975 o a quella della Rondeau nel 1980 – un po’ per l’incompatibilità del telaio con una meccanica di più pesante, più potente e con notevoli vibrazioni. Insomma, se in classe Sport 2000 le Lola se la giocavano tutti gli anni con le Chevron, in classe 3000 le cose andavano ben diversamente. La T286 numero 14, iscritta da Daniel Boudry per una coppia di piloti esperti – Patrick Perrier e Xavier Lapeyre – non riuscì a superare la dodicesima ora, dovendo gettare la spugna a causa della rottura di un mozzo con tanto di perdita di una ruota.
In quegli anni MRE sorprendeva regolarmente tutti presentando nella settimana di Le Mans i modelli di alcune vetture in gara: capitava soprattutto con le Lola (almeno quando le forniture di decals non erano in ritardo) ma i collezionisti in genere riuscivano ad acquistare in loco i kit o i montati di alcuni soggetti di palpitante attualità, un po’ come accade oggi con Spark. In fondo non s’inventa niente.



La T286 con motore 3 litri venne riprodotta da MRE e ovviamente al museo di Le Mans c’è uno di quei modelli. Fu realizzata anche una serie montata, che si contraddistingueva per la numerazione non punzonata (come accadeva invece sulla maggior parte delle Porsche) ma per i numeri progressivi dipinti direttamente con vernice nera sul fondino. L’esemplare del museo, però, non ha un numero ma ha la sigla MRE apposta con gli stessi criteri.

Rispetto ai factory built normali si contraddistingue per un maggiore dettaglio: specchietto retrovisore destro, carenature ai fari, indicatori di direzione, cinture di sicurezza e così via. Com’è logico pensare, Elkoubi si sarà montato un esemplare più giusto per la propria collezione. Sebbene piuttosto robusti, questi modelli sono difficili da trovare in ottime condizioni: quasi tutti hanno passato quasi cinquant’anni in una vetrina, con tutte le conseguenze del caso.
