Dopo un periodo piuttosto lungo di stabilità1, il gruppo Minimax ha annunciato dal 1° luglio un sostanzioso aumento dei prezzi di vendita “consigliati” (eufemismo per “imposti”: se non fai come ti consigliano loro ti tagliano le forniture).
I continui aumenti dei costi di materiale, energia, logistica e fabbricazione sono stati finora assorbiti dal produttore; adesso – dicono in Minimax – è ora di scaricare qualcosa sui clienti. Al di là della solita fuffa sulla necessità di conservare la qualità degli articoli, il problema è generale e non certo legato ai soli marchi modellistici. Che venga applicato un aumento – anche sostanzioso – dopo un bel po’ di tempo ci sta anche. Gli 1:43 passano a € 89, gli 1:18 a € 220 e gli 1:12 a € 700.
Semmai, quando si parla di Spark, gli aumenti non sono graduali ma procedono per incrementi notevoli a distanza di anni2, e questo psicologicamente non fa un bell’effetto né sui rivenditori né sugli acquirenti. Certo, se si pensa che fino alla prima metà del 2019 il prezzo al pubblico consigliato era di € 59,95 ci si rende conto della valenza assoluta dei rincari. E comunque no, la qualità non è migliorata; è migliorato il controllo qualità ma quello è un altro discorso.
Se decidessero di lavorare seriamente su un guadagno di qualità, i prezzi aumenterebbero ancora. Spark sta lottando per assicurarsi margini migliori senza investire eccessivamente nel prodotto. Andrà semmai capito quale potrà essere la soglia di accettabilità da parte della base della clientela, in altre parole fino a che limite la maggior parte degli acquirenti sia disposta a spingersi per mettersi in collezione uno Spark a prezzo pieno.

