Note ferrariste: recuperi e restauri

“Ferrariste” nel senso di relative alla Ferrari e non perché il sottoscritto sia un ferrarista. Forse sarebbe stato più appropriato ferraristiche? Boh, vabbè.

Se è vero che ormai da un po’ di tempo le borse di scambio hanno cessato di scodellare allegramente roba che non si vedeva in giro da secoli o che a volte non si era proprio mai vista, resta per chi abbia pazienza – e soprattutto l’occhio allenato – la possibilità d’imbattersi in reperti di una certa importanza storica. Frammenti di collezioni molto vecchie trovano sempre nuovi rivoli in cui disperdersi e se i temporanei proprietari (ossia i rivenditori) riescono a conservare un minimo di scrupolo nei trasporti e nell’esposizione, la possibilità di tornare a casa con qualcosa di originale è più che concreta.

All’ultimo Novegro, ad esempio, mi sono imbattuto in una collezione di modelli speciali a tema Ferrari – stradali e da competizione – una scelta di modelli tipica di un appassionato anni ’70-80: John Day, FDS, MRF, Record, Starter, Provence Moulage e così via. Proveniva dalla Francia, questa raccolta, da un appassionato di Reims che l’aveva conservata nella sua casa di campagna.

Niente smog tipico delle metropoli, quindi, ma comunque un incredibile strato di sporco (cucina? fumo?) che rendeva i modelli anche difficili da valutare di primo acchito. Alcuni esemplari non rivestivano più alcun interesse, se sono per il recupero pezzi: carrozzerie rotte, verniciature compromesse, parti importanti mancanti favorivano lo scarto di almeno una metà del materiale. Restavano però sei o sette modelli decisamente intriganti e facilmente restaurabili. Se il prezzo di ciascun esemplare era – come direbbe qualcuno – quello di un cornetto e un caffè, la sfida poteva essere lanciata e senza nemmeno rischi economici. L’intenzione iniziale era quella di restaurarli e poi rivenderli, magari montandoli su una basetta.

Poi, quasi subito, ho cambiato idea. Proprio mentre parlavo col buon Elio Venegoni – uno dei gradevolissimi incontri a Novegro – mi sono detto: “ma questi me li tengo io, perché devo venderli guadagnandoci magari due lire a pezzo?” Ed è stato anche il suggerimento quasi telepatico di Elio, ragion per cui i modelli non saranno messi in vendita. Sfruttarli per un articolo un po’ più insolito, poco sistematico e decisamente miscellaneo mi è parsa un’idea decente. Tra l’altro nel gruppo degli esemplari che ho scelto c’è un factory built MRF e un Annecy e visto che il collezionista bazzicava per l’appunto il negozio Annecy, è probabile – anzi è sicuro – che alcuni altri montaggi siano da ricondurre a quell’ambito.

M.R.F. – Ferrari 250 GT TdF 1958

E’ il modello più vecchio del lotto, la cui produzione iniziò nel 1977. Si tratta di un factory built come si evince facilmente dal fondino in metallo non verniciato e con il numero di serie punzonato (i kit non avevano il numero di serie ma il fondino era uguale). E’ un pezzo piuttosto raro perché la maggior parte della produzione copre la versione del Tour Auto. Bel colore blu scuro con interni crema (probabilmente la resina dello stampo non verniciata: la mentalità del massimo risultato col minimo sforzo era ben radicata nella mentalità di Ripert senior già alle origini della sua storia modellistica). Una maniglia, un tergicristallo e il tappo del serbatoio sono stati reintegrati con parti originali. Sarebbe stato più che sbagliato sostituire vari pezzi con roba più moderna o non conforme.

Record – Ferrari 330 GTS 1966

Di un insolito azzurro (quasi un blu Francia, ma non lo è), necessitava di piccoli interventi per tornare almeno ad uno stato accettabile. Dopo la pulizia, la vernice – come in tutti gli altri modelli – ha ripreso una bella lucentezza confermando anche un’ottima qualità di stesura (Annecy?). Molto fini tutte le decorazioni in alluminio fatte a pennello con una precisione notevole. Le gomme non erano indurite ma si erano rotte o crepate in più punti. Saranno conservate comunque a parte, mentre il modello ha ricevuto gomme compatibili di produzione BRM. Il solo tergi fotoinciso superstite è stato sostituito con una coppia dalle misure simili. Aggiunta anche sul portabagagli una decal con la scritta estesa Ferrari stampata da Virages (in teoria dovrebbe esserci anche la sigla 330 ma pazienza). Questo modello uscì nella primavera del 1985 ed ebbe un discreto successo, tanto da essere oggetto di una riedizione nell’autunno del 1989. Ne esistevano anche degli esemplari factory built dalle finiture alquanto semplificate: in definitiva si poteva parlare di kit preverniciati, venduti a un prezzo molto contenuto. Ne abbiamo già parlato su PLIT.

Provence Moulage Ferrari 365 GTB/4 Daytona I serie 1968

Uscì a inizio 1986 insieme alla versione Spyder (365 GTS/4). Già all’epoca, il mercato era saturo di Ferrari Daytona ma capiamo l’esigenza da parte di un produttore “generalista” come Provence Moulage di inserire in catalogo una vettura di questa notorietà. La versione fu quella col fascione anteriore in perspex. Sulle riproduzioni in 1:43 della Daytona c’è sempre da discutere, tanto è complicato azzeccare la parte più caratterizzante della vettura, ossia tutto il padiglione e il suo rapporto dimensionale con la lunghezza complessiva. Il kit Provence Moulage si contraddistingueva tra l’altro per le cornici dei vetri laterali in fotoincisione. Aggiunta sulla fiancata destra la classica decal con la scritta Pininfarina e dato un punto di alluminio sui bottoni apriporta. Tutto qui. Montaggio semplice ma accurato, anche questo con tutta probabilità riconducibile all’atelier di Annecy.

Record – Ferrari Dino 246 GTS 1972

Kit uscito nella seconda metà del 1983. Un montaggio più che corretto, con qualche aggiunta “aftermarket” e una verniciatura quasi impeccabile, fine, coprente, lucida il giusto e senza difetti evidenti. Mancando uno dei due gruppi marmitta-scarichi, ho deciso di togliere anche l’altro, sostituendo il tutto con tubi in alluminio tornito incollati a un supporto autocostruito in metallo bianco e verniciato in argento. Una soluzione che non mi entusiasma in quanto fissato dell’originalità storica, ma trattandosi di un semplice kit montato e non di un factory built ho ripiegato su questa soluzione che mi ha risparmiato ore di disperati frugamenti nei cassetti dei ricambi. Volante smontato e fissato meglio al cruscotto; la leva del cambio era ricavata da un capocchione di chiodo così improbabile che nemmeno il montatore più truzzo della storia avrebbe dovuto neanche lontanamente immaginare; al suo posto ho inserito una leva in alluminio col giusto pomello sferico, opportunamente dipinto in nero lucido.

Starter – Ferrari 330 LMB ch.4453SA Le Mans 1963 #11 Gurney/Hall

Una delle tre berlinette 4 litri schierate a Le Mans nel 1963 e iscritta dal NART per Dan Gurney e Jim Hall. Com’era normale aspettarsi, quasi tutta la produzione Ferrari di Record confluì nel catalogo Starter che nel primo semestre 1983 mise in commercio i kit delle 330 LMB di Le Mans ’63. Un modello che non ha avuto bisogno di interventi particolari. Ripulitura generale, rincollaggio di uno scappamento laterale che si era staccato, ripasso in alluminio delle luci d’illuminazione dei numeri di gara. Le gomme hanno tenuto e ho quindi deciso di conservarle malgrado alcuni difetti poco visibili. Dipinti in nero gli interni delle uscite d’aria laterali.

Annecy – Ferrari 250 GTO/64 ch.4675GT 1000km Monza 1966 #23 Taramazzo/Pianta

Questo è un factory built e se ve lo dico io buona camicia a tutti. Il modello si presentava senza tergicristallo, il che potrebbe anche essere coerente con alcune foto che mostrano che la vettura girò col parabrezza del tutto sgombro. Data però la pioggia in quel weekend, il tergi venne rimontato e appare ovviamente in molte altre immagini. Il modello presentava un foro, segno che qualcosa era stato messo, non foss’altro che un piccolo rivetto a sostituire la fotoincisione. Ho deciso di montare un tergi (nella foto non è ancora nella posizione corretta, dovrebbe essere rivolto dall’altra parte in posizione di riposo). Tutte e quattro le gomme erano aperte, per cui le ho cambiate con un set Remember. All’epoca dell’uscita del modello non era ancora nota la targa della vettura reale, presente in gara, ma pur avendo in archivio la decal esatta ho preferito non applicarla. Belli i cerchi in alluminio satinato, in grado di fare la differenza anche sul un modello anni ’80.

Con poco più di un pomeriggio di lavoro penso di essere riuscito a ridare valore a un gruppo di modelli che non meritava in nessun modo di rischiare la distruzione trascinandosi da una borsa di scambio all’altra.

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