Modelli del passato: una carrozzeria ESDO per la Porsche 936 di Solido

Pur gravata da sempre più impellenti difficoltà economiche e societarie, nella primavera del 1979 Solido presentò due modelli significativi: la Porsche 936 vincitrice della 24 Ore di Le Mans 1977 (numero di catalogo 86) e la Renault-Alpine A442B vincitrice dell’edizione del 1978 (numero 87). Se l’Alpine arrivò in modo abbastanza tempestivo, con tanto di presentazione accanto alla vettura reale in occasione del Salon du jouet (e commercializzazione a qualche giorno dalla 24 Ore di Le Mans 1979), la Porsche 936 si era fatta attendere forse troppo per l’attualità che iniziava a correre più veloce della capacità di reazione dei produttori. La 936 era un’auto ancora in auge ma negli anni si era trasformata e già nel 1978 era apparsa una versione piuttosto diversa che avrebbe poi corso anche nel 19791. I tempi tecnici di realizzazione imponevano in ogni caso dei limiti, a maggior ragione a un marchio tutto sommato piccolo e impegnato anche nel settore del modellismo militare.

L’uscita del modello Solido attirò l’attenzione di Dominique Esparcieux (ESDO), che colse l’occasione per commercializzare una carrozzeria, accompagnata da qualche altro pezzo supplementare, che consentiva di trasformare la 936/77 di Solido nella vettura che aveva corso nel 1978 e nel 1979. Di idee di questo tipo, ESDO ne aveva avute altre: ricordiamo per esempio una carrozzeria con vetri termoformati da adattare alla Mercedes W123 sempre di Solido, per ottenere la break. Queste carrozzerie ebbero una diffusione minore rispetto ad esempio alle realizzazioni di MRF.

Nelle foto di questo articolo vi presentiamo una confezione ESDO per la Porsche 936 ancora sigillata. Nel frattempo, a Solido non passò neanche per l’anticamera del cervello di tirar fuori una 936/782 (si sarebbe concentrata piuttosto sulla 935), limitandosi a reimpiegare lo stampo della 936/77 in alcune edizioni limitate Solido-2 (908/80 Le Mans 1980) e Solido-Record (936 Joest Lui e Vegla).

  1. Finendo la propria carriera con la vittoria alla 24 Ore del 1981 ma questo all’epoca non era dato saperlo. ↩︎
  2. Nella sua miopia commerciale, Solido non produsse neanche un kit, forse perché le livree erano tutto sommato sempre le stesse; della citata Alpine A442, Solido annunciò invece nel 1980 una scatola di montaggio – in quel caso si poteva variare almeno con la Calberson o, barando un po’, con la Bendix del 1977 – ma non se ne fece di niente. Pareva brutto cercare di sfruttare al massimo modelli di eccellente qualità-prezzo. ↩︎

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