Nel 1978, ventisettemila lire erano belle pesantine. Tanto ci voleva per assicurarsi la nuova Ferrari 340 Mexico Carrera Panamericana 1952, factory built di ABC, modello di un costruttore che ormai da un po’ di anni era uno dei più quotati nell’ambito degli speciali in scala 1:43.
Fu effettivamente un bell’exploit tecnico: il soggetto era tutt’altro che banale e sconosciuto alla produzione dell’epoca (di lì a un annetto John Day l’avrebbe proposto come kit in metallo bianco nella serie Equipe). Nonostante le critiche sul modo di gestire almeno una parte della clientela – ricordo ancora una furiosa tirata contro Carlo Brianza da parte di Luciano Rocchi che mi piacerebbe tanto aver potuto registrare ma all’epoca era già grassa se avevamo il telefono fisso – ABC godeva di una buona stampa e la 340 Mexico venne accolta con i più favorevoli dei pareri. Colpivano, è ovvio, quelle ruote a 32 raggi “disposte in 16 coppie precise” (come avrebbe scritto anni dopo il nostro Renato Scotti di Uccio un articolo su AutoModelli), con “canale senza scanalature e saldature nitide”. Per chi era abituato ai Solido, ai Politoys ma anche ai John Day doveva fare l’effetto di roba venuta dalla Luna. Completavano il quadro i gallettoni nichelati, di notevole resa. Ad essere sinceri, già MRF era riuscita ad ottenere risultati in assoluto ancora migliori di quelli di ABC ma un modello di Brianza era già qualcosa di nettamente superiore alla media. Altro exploit potevano essere considerate le decals, esatte e complete, che rendevano il modello alquanto appariscente ed esotico.



Non sono mai stato un appassionato della Carrera Panamericana, ma questo modello merita una pur breve ricostruzione dei principali retroscena. Già alla fine degli anni ’40, Luigi Chinetti sr. si era imposto come uno degli uomini più importanti per lo sviluppo commerciale della Ferrari. Malgrado difetti costruttivi che gli americani non erano preparati a tollerare, Chinetti era riuscito a piazzare nel proprio continente – e anche in Sudamerica – un numero di vetture assolutamente fondamentale per la sopravvivenza economica di Maranello, che era ancora una realtà per lo più sconosciuta al pubblico degli appassionati di auto sportive.
Le vittorie del 1949 con lo stesso Chinetti al volante avevano contribuito ad accrescere un po’ il prestigio della Ferrari in Europa e nel mondo. Quella del 1952 fu la seconda partecipazione della Ferrari alla Carrera Panamericana, con vetture fornite direttamente dalla fabbrica ma gestite dalla Scuderia Guastalla, ossia da Franco Cornacchia. Come sempre, Chinetti si era occupato della parte commerciale, accordandosi con Allen Guiberson, che si impegnò ad acquistare due berlinette dopo la gara. Chinetti aveva anche ordinato uno spyder, sempre carrozzato da Vignale, che non venne iscritto ma che fu acquistato da Bill Spear. Una buona parte del finanziamento per la corsa provenne da Santiago Ontanon, titolare dello sponsor 1-2-3, un’impresa che produceva detergenti per la casa, e grande appassionato di gare automobilistiche. Alla guida di una berlinetta (340 Mexico) carrozzata da Vignale e afflitta da enormi problemi di vibrazioni causate dall’incompatibilità tra il nuovo motore e una trasmissione ormai obsoleta, lo stesso Chinetti concluse al terzo posto una corsa dominata dalle Mercedes, con Jean Lucas come copilota. Insieme a Lucas – lo ricorderete – Chinetti aveva vinto la 24 Ore di Spa nel 1949.

Tornando al modello ABC, che uscì col numero di catalogo 13, è da segnalare un certo numero di esemplari commercializzati senza decals. Forse alcuni collezionisti consideravano la versione Carrera Panamericana troppo vistosa e si erano messi a chiedere una configurazione neutra. Per questo modello è presumibile pensare a una produzione complessiva di trecento esemplari e oltre. Quasi contemporaneamente alla 340 Mexico uscirono nella serie principale l’Alfa Romeo P3 carenata (n.7, annunciata da molto tempo e commercializzata con parecchio ritardo), l’Alfa Romeo Giulia TZ2 (n.14) e la 1750 gasogeno della Mille Miglia 1933 (n.15). Nel 1977 era venuta fuori con un po’ di ritardo anche la Fiat 806 Grand Prix (n.8).


Quanto è rara oggi una 340 Mexico di ABC? Non molto, anche se volendo scremare eliminando modelli senza scatola, incompleti o invecchiati male, il cerchio si restringe. Come al solito, col grosso del pubblico impegnato a inseguire i resincast cinesi come un branco di levrieri da corsa dietro lo straccio, la concorrenza è limitata e quelli che cercano di imporre prezzi esagerati sono destinati a conservare il modello per anni e anni. Di occasioni ce ne sono: basta saper scandagliare decidendosi poi a comprare quando è il momento giusto perché a voler per forza trovare l’occasione clamorosa se ne perdono tante buone.
