Recuperi e restauri, nota aggiuntiva

Vi ricordate il recente articolo su recuperi e restauri di un gruppo di speciali anni ’70-’80?1 . Scritto nel classico stile del vecchio blog grandiepiccoleauto (che per chi non lo sapesse è l’antenato di PLIT, che ha comunque accolto tutti i suoi vecchi articoli), ha avuto una marea di visualizzazioni. A volte, pezzi scritti non dico per essere dei riempitivi ma per mancanza di idee più stimolanti, finiscono per sorprenderti e per continuare a essere letti da centinaia di persone, mese dopo mese. Ecco allora una chiosa a quell’articolo che ha divertito molti appassionati, e questo mi fa indubbiamente piacere. Parlavo, nel pezzo, della Dino gialla di Record, alla quale avevo ricostruito gli scarichi perché uno dei due gruppi era perduto. Eppure qualcosa stonava. Non che il lavoro – modestamente – fosse fatto male, anzi.

Mi pareva realistico e pulito, anche in linea con l’epoca e lo stile generale. Ma in un gruppo di modelli per i quali ero riuscito a recuperare praticamente tutto, compresi pezzi introvabili come direbbe qualcuno, tipo una maniglia della Ferrari 250 GT TDF compresa, vedere la Dino senza gli scarichi originali mi lasciava un vago senso di delusione, quasi di incompiuto. Finché, cerca che ti ricerca, dai cassetti è saltata fuori una bustina contenente una cinquantina di scarichi originali MRF e Record. Fortunatamente due pezzi per la Dino identici c’erano, e stavolta pure nichelati, mentre l’unico superstite del modello era in metallo bianco grezzo.

La colla bicomponente epossidica lascia tutto il tempo necessario per l’allineamento ideale dei pezzi e garantisce la tenuta nel tempo

Staccati e smontati i tubicini in alluminio e le marmitte che avevo autocostruito, ho posizionato con cura i nuovi scarichi, utilizzando come colla la bicomponente epossidica.

Quando Luigi Reni diceva che siamo pazzi perché non siamo mai contenti aveva ragione.

  1. https://pitlaneitalia.com/2026/09/12/note-ferrariste-recuperi-e-restauri/ ↩︎

Lascia un commento