Ancora sulle elaborazioni Solido: Matra e altro

L’articolo sul ritrovamento della Matra della 1000km di Spa 1974 (che potete leggere a questo link: https://pitlaneitalia.com/2022/07/13/echi-dagli-anni-settanta-matra-ms670c-spa-1974/) ha totalizzato un numero notevole di visualizzazioni in questi giorni, prova che certi temi sono ancora oggi tutt’altro che peregrini. Abbiamo ricevuto alcuni interessanti contributi da Marco Nolasco, che è un assiduo lettore di PLIT, la cui esperienza e cultura storia non finiscono mai di impressionare. Già nell’articolo citato, avevamo pubblicato un aggiornamento sulla produzione dell’airscope 1974, grazie a un’indicazione di Umberto Cattani. Pubblichiamo qui la foto dell’airscope in oggetto, nonché le foto dell’elaborazione di Marco Nolasco su base Solido utilizzando la famosa “Guida 2”, che consentiva di ottenere dalla Matra del 1972 la 670B vincente a Le Mans 1973 con Henri Pescarolo e Gérard Larrousse. Un lavoro complesso, non certo alla portata di tutti, ma d’altra parte in quegli anni per ottenere qualcosa di buono bisognava sudare le classiche sette camicie.

Ecco poi un paio di foto dell’ormai famoso snorkel versione 1974, in metallo bianco:

E visto che c’eravamo, il nostro Marco Nolasco ha voluto inviarci le foto di un’altra elaborazione fatta all’epoca con le decals del “carnet violet”, anch’esso citato nell’articolo sulla Matra 1974: si tratta della Mirage Gelo seconda classificata alla 1000km del Nürburgring 1973. Il confronto è col modello Solido n.17, che riproduceva la M6 del 1972. Si nota il non indifferente lavoro di modifica di vari elementi della carrozzeria.

Nei nostri scambi di idee e di opinioni su questi modelli, mi è venuta in mente un’osservazione, che ho girato a Marco: “mi sembra – gli ho detto – che Solido sia stata la prima a darsi una mentalità più propriamente modellistica pur restando una realtà fondamentalmente generalista e comunque industriale”. “Sì – ha risposto Marco – Solido fu la prima, almeno la prima che fece riferimento al mondo delle corse. In realtà ricordo un timido tentativo su di un catalogo della Politoys M di qualche anno prima in cui si vantava la completa smontabilità dei loro modelli con il suggerimento, accompagnato da foto, di smontare e riverniciare (a pennello) una Fulvia coupé.” Ed ecco qui, grazie al suo archivio (sicuramente molto più accessibile del mio, dove non credo peraltro di avere questa pubblicazione), il catalogo di Politoys in cui si invitava il giovane e meno giovane pubblico a non essere timido e a mettere le mani sui modelli. A questo proposito, mi vengono in mente alcuni episodi di un passato ormai neanche troppo recente, in cui Minichamps, attraverso i suoi legali, cercava e scovava su eBay chi aveva osato elaborare un loro modello, intimandogli di toglierlo dalla vendita. Certo, i contesti possono essere diversi e Minichamps forse era semplicemente a caccia degli speculatori, chissà.

Nota del 15 luglio 2022: In un commento qui sotto, Umberto Cattani accennava ad un suo montaggio della famosa Guide 2 di Solido. Oggi Umberto è riuscito ad inviarci la scansione di una vecchissima foto fatta all’epoca, che ritrae il modello accanto ad un’altra elaborazione, la Ferrari 312 P Spyder di Brands Hatch 1969, su base Dinky France. E’ un documento storico prezioso che sono felice di pubblicare.

10 pensieri riguardo “Ancora sulle elaborazioni Solido: Matra e altro

  1. Ce l’ho anch’io la Matra del ’73 elaborata con la Guide Solido! Ovviamente trovata già costruita per palesi motivi anagrafici, ma è una delle vedette della mia collezione.
    La scorsa settimana ho potuto visionare una 670 di Le Mans ’74 Starter FB, e francamente… Se dieci anni dopo l’alternativa era quella (che credo sia uno degli Starter più infelici della storia, assieme, ahimè alla mia macchina vera, la Celica GT-FOUR ST 185), c’era da tenersi strettissimi questi modelli.
    La Solido era la Spark di cinquant’anni fa, ma solo a livello di fedeltà e di attaccamento ai soggetti corsaioli.
    Il catalogo Politoys-M è illuminante, devo anche dire che spiega tantissime cose che si incontrano ai mercatini ai giorni nostri, ma è quasi un attimo-zero al modellismo elaborativo in Italia.
    Adesso manca una 917/10 Can-Am fatta con la Guide Solido, modello che era ancora più pauroso della Matra per difficoltà realizzative.

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  2. Sul forum di Modelli auto è venuta fuori una discussione simile, a proposito di elaborazioni, con la domanda strisciante “chi ce lo fa fare?”.
    Le elaborazioni sono, a parere mio, le cose più divertenti in ambito modellistico ed anche quelle più soddisfacenti.
    Tirare fuori il modello dal giocattolo

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  3. La domanda, nelle intenzioni pleonastica, “chi me lo fa fare?”, l’ho posta io a proposito delle difficoltà che sto incontrando nel rimontare una ennesima vettura sport di John Day di cinquanta anni fa. Gianni/Joker, il curatore di Museogiocando (bellissimo sogno diventato realtà in quel di Piticchio di Arcevia nelle Marche) ha rilanciato in modo molto più serio, trovando una motivazione, che faccio mia, nel desiderio innato nell’ uomo di realizzare qualcosa di concreto con le proprie mani, che sia scalare una montagna o montare un modellino.
    A proposito dell’ “attimo-zero” di Riccardo una nota di carattere personale. Io colleziono modellini da sempre, almeno da quando sono nato (qualcuno dice anche da prima…), ma considero la mia n. 1, nel senso che fu il primo modello che scelsi io in un negozio, la Studebaker Golden Hawk n. 211S della Corgi Toys, probabilmente nella primavera del 1962.
    Da allora, per anni, raccolsi Politoys (in plastica), Corgi Toys, Matchbox e Dinky Toys senza pensare minimamente a smontarli, modificarli, riverniciarli (al massimo a distruggerli…). Fu proprio quel catalogo Politoys M, credo del 1966, avevo dieci anni, a portarmi in un Nuovo Mondo, quello della elaborazione. Di lì a poco arrivarono i Solido da corsa “fedeli” (in realtà c’erano già, ma non li conoscevo, o comunque non li avevo) e a seguire gli articoli di Quattroruotne, gli speciali, l’Equipe Tron a due passi da casa mia con conseguente amicizia con Angelo e Paolo, i trans kit, i kit di alto livello, vedi AMR e Bosica, ma per me tutto iniziò da quelle tre pagine del catalogo Politoys M.

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  4. Purtroppo mi sono ricordato di avere venduto la Matra a suo tempo. Credevo di averla ancora tra i modelli che dormono nella credenza di mia nonna ma non è così. Ho trovato una foto orribile scattata sul davanzale della mia camera in una giornata di inverno senza luce, fatta con un’Agfa Instamatic da 8000 lire. La qualità è quella che è. Se riuscii a venderla probabilmente non era fatta con i piedi ma non era un capolavoro. Mettiamola da parte con beneficio d’inventario. Per quanto riguarda i commenti di Riccardo Fontana, mi sento tirato in causa. Se è così, non intendo riaccendere fuochi polemici.

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        1. Parecchie elaborazioni dormono ancora nella credenza della nonna. Oggi le ho riguardate con una punta di nostalgia. Molte furono vendute all’epoca e di queste ho ancora diverse foto ma tutte di pessima qualità. Ne ricavavo quanto basta per investire i miseri guadagni in altri modelli da elaborare, quasi tutti di origine Solido. Mi covava dentro il sacro fuoco del cipollatore.

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  5. Si, Marco… io non concepisco (purtroppo…) un lavoro che non dia frutti “concreti” e non parlo di soldi.
    Devo sempre creare qualcosa, lasciare qualcosa.
    È stato così per trent’anni di onorata carriera ed oggi solo il modellismo mi consente ancora questo lusso

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