Le Matra Sport Prototipo di Solido

Testo di Riccardo Fontana / redazione e foto di David Tarallo

Qualche giorno fa abbiamo trattato la genesi dell’Alfa 33 nel catalogo storico Solido (https://pitlaneitalia.com/2022/07/13/echi-dagli-anni-settanta-matra-ms670c-spa-1974/), e ci sembra bello occuparci anche della sua rivale per antonomasia nella classe 3000 di quegli anni, ossia la Matra 12 cilindri, che è ovviamente stata oggetto delle attenzioni della Solido: non fecero la “prima” 630 perché ci pensò (stranamente perché non era il suo target, almeno fino a quel momento) la Dinky Toys francese, che peraltro ci pensò molto bene perché il modello che ne uscì fu un capolavoro come e forse anche più di un Solido, ma dalla successiva barchetta 650 Solido tornò a regnare, come da sempre le competeva in termini di Sport Prototipi.

Museo Matra a Romorantin: maquette della Matra 670 a coda lunga

La 650 uscì nel 1970, numero di catalogo 178, ed era tanto per cambiare un modello di estrema qualità e fedeltà, soprattutto per i tempi e soprattutto considerato che, nominalmente, i Solido continuavano a nascere come meri giocattoli, pur strizzando l’occhio a “qualcosa di più”.

La versione prescelta (foto sopra) era la numero 10 vincitrice alla 1000 Km di Buenos Aires 1970, prima gara della temporada invernale, conclusasi con una vittoria della MS 650 condotta da Jean Pierre Beltoise ed Henri Pescarolo: una delle in realtà poche vittorie di un’auto stupenda, che ebbe come grande torto quello di nascere e svilupparsi in un periodo in cui Porsche schiacciava tutto e tutti sui campi di gara.

Il modello, proprio per la sua estrazione in qualche modo “ludica”, aveva il cofano posteriore apribile, con comunque una bella riproduzione del V12 di Romorantin, il capolavoro dell’Ingegner Georges Martin, il cui suono è considerato da molti come il più bel suono che si sia mai udito sui campi di gara.

La Matra 650 fu presto soppiantata dalla 660, che era uno sviluppo della stessa avente telaio monoscocca (oggetto di riproduzione da parte della Politoys, nella Serie M500) e poi, nel 1972, dalla MS 670, che adempì finalmente il compito che fin dall’inizio si era data, e che più che altro le aveva dato Georges Pompidou all’atto di finanziare con fondi pubblici la creazione del V12 a fine 1967, l’Equipe Bleu: la vittoria assoluta alla 24 ore di Le Mans.

Dopo aver già “rischiato” di vincere al debutto nel 1968 grazie ad Henri Pescarolo che diede una prestazione temeraria guidando per ore senza parabrezza sotto la pioggia battente, nel 1972, in una gara orfana dei “Mostri” da cinque litri, le due Matra 670 di Graham Hill ed Henri Pescarolo e di Francois Cevert ed Howden Ganley segnarono un micidiale uno-due al termine della maratona sarthese.

Fu, quel 1972, il cosiddetto “anno degli infallibili”: la Ferrari dominò tutte le gare cui partecipò e si laureò campionessa del mondo marche (ad oggi per l’ultima volta) senza presentarsi a Le Mans, la Matra si presentò solo a Le Mans e dominò il campo, in un giorno tragico per il brutto incidente che costò la vita a Jo Bonnier (la cui ultima auto diventò a sua volta un memorabile Solido, di cui parleremo in un’altra occasione).

Ovviamente, la vittoria di una squadra francese nella Corsa per antonomasia, non era certo un evento che potesse lasciare insensibili gli uomini della Solido, che decisero di riprodurre entrambe le vetture piazzate al primo e secondo posto, con due ottimi modelli aventi referenze 13 e 14, e facenti parte della nuova Serie 10.

Il modello in realtà era unico, le differenze si limitavano al cofano posteriore (con relativa ala) e alla decorazione, ovviamente diversa per le due vetture.

Completava il quadro una meravigliosa scatoletta tricolore con la dicitura “Double Victoire!”, e i soliti stupendi disegni tipici delle scatolette Solido dell’epoca.

Le referenze 13 e 14 furono ovviamente pietre miliari dell’1:43 da corsa dell’epoca, ma purtroppo per Solido la Matra pensò bene di vincere anche l’edizione 1973 della 24 Ore, sicché il modello, uscito neanche sei mesi prima nello stesso catalogo 1973, già non era più di così scottante attualità.

Che fare? In realtà, qualcosa di diverso da quanto già visto per l’Alfa 33, le cui versioni intermedie comparvero solo come disegni sui cataloghi, ma anche qualcosa di diverso da un vero e proprio nuovo modello, e fu così che nacquero le famose Guide Solido.

Le Guide Solido erano dei simpatici libretti che istruivano il modellista in erba su come ricavare versioni diverse ed alternative da dei modelli Solido esistenti: una delle prime faceva proprio riferimento alla Matra 670, ed assieme a consigli di elaborazione delle normali referenze 13 e 14 di Le Mans ’72, una cospicua parte era riservata ai passaggi utili a ricavare la vincitrice dell’edizione 1973 dalla “lunga” (ref. 14) dell’anno precedente: in pochi (non) semplici passaggi, chi ne avesse avute le capacità avrebbe potuto colmare la lacuna nella sua collezione, a costo zero per Solido, che anzi avrebbe avuto gioco facile a vendere molti altri esemplari del modello di partenza.

Per aggiungere un po’ di “pepe” stavolta non pubblichiamo la foto della Matra di Le Mans 1973 della Solido, bensì di una sua… parente prossima. Il modello, commercializzato da Silhouette (praticamente gli stessi che avevano dato vita a Sport Cars), era venduto con decorazione da applicare, posadecals e dettagli da montare (pastiglie cerchi, retrovisore, luci). Un incontro poco frequente al giorno d’oggi. Questo esemplare faceva parte dello stock di Rally Shop a Diest, Belgio.

Tutto ciò, come detto, a patto di avere le necessarie capacità, perché i passaggi relativi all’incisione e alla levigatura dello zamak sono cose veramente per pochi, ed anche a patto di avere voglia di procurarsi diversi altri modelli per ricavarne uno: era infatti consigliato di montare le ruote posteriori ed il cambio della Ferrari 312 PB.

L’esperimento delle Guide Solido, meraviglioso perché primo punto di contatto “istituzionale” tra diecast e speciali, ebbe vita breve proprio per la difficoltà che in molti (ed all’epoca erano in molti davvero) trovavano ad effettuare simili modifiche, e poco a poco la linea dei kit soppiantò del tutto le guide.

La Matra 670 fu l’ultimo Sport Prototipo Matra prodotto canonicamente da Solido, ma lo stesso modello si prestò, oltre alle Guide, anche per numerose altre elaborazioni personali, alcune molto riuscite, ed in parte anche già trattate.

Ulteriore approfondimento già pubblicato su PLIT: https://pitlaneitalia.com/2022/07/14/ancora-sulle-elaborazioni-solido-matra-e-altro/

Foto di apertura: una Matra che ha fatto molto discutere, venduta in occasione dell’Asta Artcurial a Parigi, a inizio 2021, ma non è il momento di parlare di questa storia.

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