Focus: Tecno PA2 F.2 Thruxton 1971 François Cévert

Testo e foto di Riccardo Fontana

È un discorso che sulle colonne di PLIT abbiamo già affrontato più volte, ma come si suol dire repetita iuvant: i modelli vanno saputi inserire nel giusto contesto, assaporati col loro retroterra, apprezzati nel loro insieme per ciò che rappresentano, a volte ancor più di come lo rappresentano.

Tra i molti “deboli” che compongono la mia bruciante passione per il Motorsport, vi è senz’altro quello per le formule minori di una volta, e su tutte spiccano le F.2 del periodo che va dalla fine degli anni 60 all’inizio della decade successiva: ne amo la tecnica (quel rombante e ringhiante Cosworth FVA… E i Dino Ferrari? I BMW dell’ingegner Apfelbeck montati sulle Lola?) ne amo l’equilibrio estetico e prestazionale, e ne amo una certa aura ruspante, tipica di tutti quei piccoli costruttori che sfidavano i giganti, e dei giovani leoni che battagliavano coi campioni affermati, che di tanto in tanto “scendevano” dalla F.1 per partecipare alle corse della serie cadetta.

Altri tempi, che mi sento di rimpiangere pur senza averli vissuti: pensate che bello, non c’era budget cap, eppure era perfettamente normale che una “pulce” come la Tecno dei fratelli Pederzani battesse sui campi di gara (e magari anche nella classifica di campionato) la Lotus di Colin Chapman o la Brabham della premiata ditta Black Jack Brabham-Ron Tauranac.

Naturalmente, ho sempre cercato di “arpionare” qualche modello di queste affascinantissime monoposto, ma ne ho sempre trovate assai poche: una bella Dino 166 di Tino Brambilla marchiata FDS dei tempi che furono, e un raro “cedimento” a Spark, per la Matra MS7 campionessa europea 1969 con Johnny Servoz-Gavin, nulla più (volendo spendere e spandere in Spark altre se ne sarebbero potute prendere, ma non ne sento oltremodo il bisogno).

La Tecno, però, che è una delle auto che, assieme alla Matra, ha sempre stuzzicato al massimo le corde della mia fantasia, non l’avevo mai incontrata sotto forma di miniatura in scala 1:43, e questo mi è sempre dispiaciuto: ricordo benissimo quando, verso i sei anni, sfogliando l’Enciclopedia della Formula 1 di mio padre mi imbattei nel capitolo dedicato alla Tecno, con in apertura la foto in bianco e nero della prima F1 alla presentazione del Team nel 1972, e la forma di quel musetto mi colpì moltissimo, come può farlo del tutto irrazionalmente una cosa del genere con un bambino piccolo.

Poco dopo, nell’officina del meccanico della mia via, amico di mio padre da sempre, vidi due musetti appesi al muro: il primo era quello della Ferrari dell’87 di Michele Alboreto, e il secondo, rosso con la striscia oro e i baffi bianchi, era quello della Tecno di Regazzoni del ’70.

Da lì fu amore pieno, così sono stato contentissimo di aver finalmente recuperato un bel modello della Tecno PA2 di François Cévert in gara a Thruxton nel 1971, perché rappresenta un altro tassello nella quadratura della mia collezione.

Il modello è a firma di Claudio Villa di Villa Model, abile artigiano patito di formule “minori”, un termine che attraverso le sue opere abbraccia, oltre alle classiche F.2 ed F.3, anche molte F.1 dimenticate o pressoché sconosciute: chi altro avrebbe mai potuto riprodurre la Trussardi-BMW? Nessuno, solo lui, e i collezionisti di monoposto dovrebbero essergli grati per questo, più che esserlo a Spark per l’ennesima, insopportabile, Lotus 72 Gunston spacciata magari per inedito in edizione limitata.

I modelli di Villa sono spiritualmente allineati alle automobile che riproducono, e questo diventa un concetto alquanto articolato da descrivere: diciamo che, su auto artigianali e ruspanti, un modello artigianale e in un certo senso ruspante aiuta il collezionista ad assaporare l’atmosfera del tempo, assai più che se parlassimo del solito resincast perfettino e “con le tette rifatte”.

I Villa hanno esattamente il sapore dei modelli autocostruiti degli anni 70 da un appassionato bravo, che la sera si metteva li nel suo studiolo e cercava di tradurre in un modello qualche fotografia che aveva sull’Autosprint che teneva aperto sulle ginocchia.

Come diciamo sempre, si tratta del fattore umano, che a volte trascende un mero discorso di fedeltà pura, per quanto i Villa, pur non presentando fotoincisioni od eccessive modernizzazioni, siano comunque assai fedeli nelle linee e validi nella concezione: hanno un’aura a metà tra l’FDS montato bene e l’autocostruito che è irresistibile, e come dicevamo si adatta particolarmente bene alla tipologia di auto riprodotte.

Probabilmente, una Ferrari F1-75 riprodotta con lo stesso piglio non renderebbe affatto, ma una F.2 di inizio anni ’70 come questa Tecno si, moltissimo.

È certamente un personaggione, Claudio Villa: in gioventù si è cimentato nelle corse coi kart, gareggiando contro piloti del calibro di Ivan Capelli e tale Ayrton Da Silva, e poi è passato a deliziare gli amanti del genere con queste stupende riproduzioni, praticamente tutte pezzi unici.

Certamente, le opere di Villa (e Villa stesso) meriterebbero un approfondimento, e non è detto che PLIT non decida di pubblicarlo.

Lasciamo a questo punto la parola alle immagini, certi che saprete apprezzare il modello per lo spirito che emana.

Una opinione su "Focus: Tecno PA2 F.2 Thruxton 1971 François Cévert"

  1. A proposito dell’articolo relativo ai modelli di Villa Model, confermo in pieno i contenuti dell’articolo stesso. Sono in possesso di una ventina di Ferrari costruite da Villa e trovo siano affascinanti proprio perché letteralmente e genuinamente artigianali, così lontane dalla perfezione asettica che quasi sempre il collezionista cerca nei prodotti che acquista ma con, direi, un’anima che riporta agli anni che furono. Se in futuro tratterete in maniera più approfondita la produzione di Claudio Villa ne sarò felicissimo. Complimenti per il sito, che fa parte dei miei preferiti.

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