La Fiat Turbina 1954 di A.B.C.

Esistono modelli che hanno fatto epoca: alcuni, come la Porsche Carrera RSR Turbo di AMR, sono famosissimi, altri meno. Fra le pietre miliari dell’1:43 potremmo citare anche la Fiat Turbina della ABC, primo soggetto della serie montata iniziata nel 1973-1974 da Carlo ed Ella Brianza. L’epoca era quella degli albori dello speciale: gli inglesi stavano velocemente diffondendo il kit in metallo bianco, in Italia alcuni marchi come FDS cercavano di seguire, mentre la resina poliestere sembrava offrire vantaggi tecnici e probabilmente facilità di lavorazione se non si aveva l’esperienza che i britannici potevano vantare, forti della diffusione delle produzioni dei figurini. Torniamo indietro nel tempo: a quell’epoca chi volesse costruirsi una collezione di modelli 1:43 di un certo livello poteva trovare i Rio, i Dugu, sicuramente certi Dinky France oltre naturalmente ai Solido, che terminata o quasi la serie 100, continuava con prodotti all’altezza della sua fama. Lo speciale costituiva un’alternativa nel vero senso della parola, anche se alcuni “industriali” come Dugu avevano fatto scelte degne di un marchio artigianale (ma qual è poi la vera differenza fra industriale e artigiano? Il passaggio da uno stato all’altro è quantomeno sfumato).

L’idea di Carlo Brianza di riprodurre la Fiat Turbina del 1954 era senz’altro fresca e originale: una vettura non vecchissima ma abbastanza conosciuta da considerarsi di per sé un classico, per di più una Fiat e conservata al Museo dell’Automobile Biscaretti di Ruffia di Torino. Del resto anche la Dugu aveva dedicato una parte della sua gamma alla collezione torinese. Idealmente ecco già un legame (casuale? non casuale?) fra speciali e industriali.

L’epoca era favorevole e il modello non faticò a vendersi. Ne furono prodotti circa 300 esemplari. La tecnica di realizzazione era per l’epoca raffinata: erano presenti le famose ruote a raggi nichelate col gallettone riportato, che dovevano sembrare qualcosa di incredibilmente realistico. Le ruote MRF erano di là da venire e il massimo che si vedeva era qualche cerchio in metallo bianco. Ancora oggi, ciò che colpisce della Fiat Turbina di ABC è la verniciatura: le parti rosse sono ottenute con una complessa mascheratura. Si direbbe che sia il bianco sia il rosso siano stati dati a spruzzo.

E’ questa una testimonianza della maestria raggiunta da certi modellisti in un periodo in cui le competenze c’erano ma restavano appannaggio di pochi. Insomma, chi sapeva, sapeva; poi c’erano schiere di mediocri modellisti destinati a non evolversi mai, a causa della mancanza di comunicazione fra una città e l’altra, fra un gruppo di appassionati e l’altro. I fregi laterali con la bandiera tricolore e la scritta Fiat non erano ricavati con decals ad acqua, ma con una più ovvia pellicola adesiva, esattamente come usava sui diecast. Il resto era semplice ma anche molto preciso: un abitacolo spoglio col volantino nero (ma sul cruscotto si trova la strumentazione evidenziata a pennello), modanature in lamierino e poco altro. Sul fondino era ricavato il numero progressivo col trapano elettrico, secondo un costume caro agli artigiani anni settanta.

Oggi un modello così non raggiunge quotazioni altissime, ma il difficile è reperirlo in buone condizioni e con la sua scatola originale. Se la storia dell’1:43 vi affascina cercatene uno, fa per voi.

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