Come una numero uno: la Fiat Campagnola di FDS

testo di Riccardo Fontana / foto di Riccardo Fontana e David Tarallo

Facciamo sempre un gran parlare degli speciali degli albori, e colpevolmente tiriamo in ballo quasi solo modelli stranieri: AMR, MRF, Record, Starter, chi più ne ha più ne metta, ed è innegabile come questa produzione sia tra la più affascinante che mai il microcosmo dell’1:43 abbia conosciuto e, forse, che mai conoscerà.

Già, tutto molto bello, ma noi?

Noi, da intendersi con ciò “noi italiani”, facciamo, più o meno esattamente risalire le origini del nostro modellismo artigianale al 1973, con la simpatica gippottina in metallo bianco che vedete in queste immagini: la celebre Fiat Campagnola che fu l’FDS numero 1, l’opera prima di Francesco De Stasio.

Non so dire con esattezza se sia questo effettivamente il primo modello di produzione “speciale” effettivamente prodotto in terra italica, l’altrettanto celebre Fiat Turbina ABC (https://pitlaneitalia.com/2022/12/17/la-fiat-turbina-1954-di-a-b-c/) data lo stesso anno, e ci sono altri modelli che potrebbero essere contrassegnati tranquillamente come artigianali (vedasi la totalità dei kit Protar ad esempio, ma è un discorso lungo che stiamo già affrontando in più puntate su PLIT), eppure la Campagnola FDS è quello che nell’immaginario collettivo è rimasto come il primo vero modello speciale italiano, e ciò le da un fascino impossibile da ignorare, persino nel 2022, dove il proverbiale “contaggio chiodi” è professione riconosciuta ai fini pensionistici.

Ho trovato questo bel modello ad un mercatino dell’antiquariato serale nell’Oltrepò Pavese nell’estate del 2021, e ovviamente l’ho subito acquistato: il montaggio presenta delle modifiche rispetto a quanto fornito nel kit (o busta, che sarebbe più calzante) di partenza, in particolare chi l’ha fatta ha aggiunto la vetratura e delle ruote da veicolo militare APS-Politoys della serie in plastica, che sono in realtà molto più belle e proporzionate di quelle originali del kit (una ruota originale potete ammirarla guardando la ruota di scorta, che non è stata sostituita: evidentemente, il montatore non aveva più APS da sacrificare per la causa).

Oltretutto, le ruote Politoys, per quanto non fedelissime nel disegno del cerchio, restituiscono un assetto molto più corretto e “bello” al modello, che di suo risulterebbe molto basso e coricato.

Questa bella Campagnola è stata dipinta evidentemente a pennello, e questa era praticamente l’unica tecnica possibile nel 1973, in cui non c’erano né aerografi né bombolette Tamiya: ricordiamo che gente come Michele Conti, i suoi 1:10 destinati a Gianni Agnelli ed alla collezione del Mas du Clos di Pierre Bardinon, li verniciava con lo strumento per dare il verderame all’uva, quindi immaginatevi quali tecniche “ufologiche” all’infuori del pennello e della mano (forse) ferma poteva adottare un comune appassionato.

È ancora una gran bella miniatura, piuttosto precisa, forse un filo lunga nella parte posteriore, ma nemmeno troppo, e sempre e comunque figlia dell’ingegno e del lavoro di un abile e competente appassionato.

Solitamente, Francesco De Stasio partiva da modelli esistenti per ricavare, con modifiche anche parecchio invasive, i suoi modelli, ma francamente in questo caso non saprei dire da cosa sia partito.

Francesco De Stasio a Novegro lo scorso novembre

Avrei potuto azzardare una parentela con la Jeep della Dinky France, ma questa è decisamente troppo piccola per essere parente della campagnolina partenopea, come pure sembrerebbero esserlo le Land Rover di Dinky e Corgi.

Una Campagnola FDS con le sue ruote originali

Forse una Land Rover della Politoys della in serie plastica? Oggettivamente potrebbe essere l’ipotesi più accreditata, comunque sia va detto che, ora come allora, praticamente tutti partivano e partono da qualcosa di già pronto modificando, togliendo ed aggiungendo, sempre rari (per quanto presenti) sono stati i creatori puri.

Sono modelli ed idee figlie di un’epoca in cui non c’era niente, e andava inventato tutto.

E, per fortuna, c’era tanta gente che aveva una gran voglia di inventare tutto. In Italia, Francesco De Stasio e Carlo Brianza in pole position.

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