Modelli del passato: Ferrari 365 GTB/4 Daytona di M.R.F.

In un recente articolo su ritrovamenti e recuperi vari1, che tra l’altro ha ottenuto un’ottima visibilità, avevamo parlato anche della Ferrari Daytona 1:43 di Provence Moulage, diretta discendente della M.R.F.

Andiamo quindi indietro nel tempo per ricostruire questo legame fra due modelli che riproducevano una vettura che negli anni ’80 era già molto apprezzata da collezionisti e appassionati. Dopo l’uscita del Solido, che aveva commercializzato prima la versione stradale nella Serie 100 poi la Gruppo 4 modificandone lo stampo, i marchi artigianali avevano preferito concentrarsi sulla Spyder: risale infatti già al 1977 la 365 GTS/4 di M.R.F., venduta montata in serie limitata. Poi, visto che il mercato pareva assorbire non dico qualsiasi cosa ma quasi, i marchi del “clan marsigliese” iniziarono a guardare anche alla coupé. Del resto, anche lo Spyder fece la sua comparsa nella gamma Provence Moulage e anche Record.

Quanto alla coupé, nel 1981 M.R.F. diffuse la configurazione originaria, vale a dire quella col fascione anteriore in plexiglas a tutta larghezza. Contrariamente ad altri modelli, la Daytona coupé non doveva essere diffusa come factory built ma solo come kit. In Italia, al momento del debutto, l’M.R.F. aveva un costo di 29.500 lire; giusto per fare una comparazione, un kit di uno dei marchi di Ruf poteva superare le 40.000 lire mentre un più umile F.D.S. della serie standard te lo portavi a casa con 13.000 lire.

Come detto, ufficialmente la Daytona coupé di M.R.F. non era disponibile come montato; l’esemplare di queste foto è un capo raro perché fa parte di un piccolo quantitativo (quando piccolo non è dato saperlo) che il marchio diffuse alla stampa e ad alcuni negozi e collezionisti in modo semi-ufficiale. Il fondino conservava le caratteristiche tipiche degli M.R.F. factory built (lasciato grezzo e semplicemente lucidato) ma senza numero progressivo punzonato.

Nelle foto di questo articolo è ritratto insieme al Provence Moulage uscito nel 1986, che riproduce la configurazione successiva, con i fari a scomparsa.

E per non farsi mancare nulla, alla fine del 1986 anche la Record mise in catalogo la Daytona coupé stradale, in entrambe le configurazioni. Nel frattempo la vettura iniziava ad apparire interessante anche ad altri artigiani della resina, come la fiorentina Future Models di Sandro Parretti (un poliedrico personaggio di cui varrebbe parlare in un articolo specifico), arrivando poi ai vari BBR e Heco; impossibile non ricordare l’AMR in metallo bianco. Nel settore dello zamac ci si mise la Rio, che a metà 1987 propose una Daytona coupé seconda serie, che oggi mostra tutti i suoi limiti.

Mi chiedo sempre più spesso quanti sarebbero interessati ad avere in collezione un modello inusuale come la Daytona factory built “in incognito” di queste foto. Oggetti che hanno una storia da raccontare e che vanno interpretati e valorizzati. In fondo – l’ho scritto tante volte – meglio così: meno interesse corrisponde a meno concorrenza nella ricerca e anche a prezzi più bassi.

  1. https://pitlaneitalia.com/2026/09/12/note-ferrariste-recuperi-e-restauri/ ↩︎

Rispondi