22ma mostra Città di Firenze all\'OBIHall, 11-12 marzo 2017

Diciamo la verità: se non siete andati a Verona per il Model Expo (prospettiva del resto tutt\’altro che eccitante), se non avevate altri programmi come la partita Fiorentina-Cagliari, se il parco delle Cascine non vi attrae, probabilmente avete pensato di andare all\’ObiHall per la ventiduesima edizione della mostra Città di Firenze; ebbene, se non l\’avete fatto, probabilmente avete visto giusto; se invece ci siete andati, vi servirà come magra consolazione sapere che molti la pensano… come voi, ossia che sarebbe stato meglio fare una delle succitate cose, oppure magari non fare proprio niente e restare a casa a dormire. Ci si aspettava un minimo di espositori in più da questa edizione fiorentina della mostra del veicolo d\’epoca e dei suoi accessori, e invece niente. Certo, la parte coperta presentava delle discrete auto, fra cui una bella Alfa Romeo Giulia 1300 Junior restaurata alla perfezione oppure una BMW 2002 ti… ma nulla di cui varrebbe pagare un biglietto, per non parlare poi della misera scelta di stand sistemati stavolta nel giardino adiacente.
Dal punto di vista modellistico, solo un espositore specializzato, con prezzi neanche troppo competitivi: alcuni Progetto K, molti modelli da edicola, dei Telmodel, e così via, ma nulla di davvero degno di nota. Peccato, perché la giornata era bella e il pubblico sembrava abbastanza numeroso. Ma in questo modo non si va da nessuna parte e una mostra così è destinata a cadere prestissimo nel dimenticatoio.

Riprende la serie di montati speciali Sebring1971 con una Ferrari 512BB

La serie di montati speciali Sebring1971 riprende con una Ferrari 512BB IMSA di Daytona 1982. Si tratta di un vecchio kit FDS in scala 1:43, cui sono state apportate diverse migliorie, quali fotoincisioni, cerchi BBS di fabbricazione Madyero, e diversi piccoli ritocchi per aggiornarlo. E\’ un modello prodotto nel 1991, che ovviamente ricorda molto da vicino l\’AMR. 


Il risultato è equilibrato e dimostra che anche certi modelli che non godono di eccellente reputazione possano dire ancora qualcosa se sottoposti ad alcune cure. 


Nonomologati e la nuova produzione di camion 1:87 (con un occhio anche all\'1:43…)

…nuovo anche il logo…

I lettori del blog avranno già apprezzato i thread sulla raffinata produzione \”nonomologati\” apparsa negli anni scorsi con varie foto e notizie. Ebbene, dopo un certo periodo di silenzio, siamo felicissimi di pubblicare delle nuove su questo marchio che apprezziamo molto da sempre, per la serietà e per la precisione dei lavori. Ecco cosa scrive il titolare del marchio, descrivendo le nuove direzioni intraprese: \”Da maggio dello scorso anno, è iniziata una felice collaborazione con l\’amico Massimiliano Benedetti. Molte cose sono cambiate. Rispetto a prima si è fatto un largo uso di fotoincisioni, anche per i vetri che sono realizzati in acetato direttamente incollato alla cornice. Verniciatura con aerografo e finitura lucida. Tipiche caratteristiche dei modelli in scala grande. Infatti Massimiliano viene dal mondo delle automobiline in scala 1:24 e 1:43. Anche le confezioni sono cambiate. Dalle scatoline in legno si è passati a delle vetrinette con i camion avvitati sulle basette. Tutte queste caratteristiche saranno il preludio ad una produzione in scala 1:43 che si affiancherà all\’attuale scala H0 (1:87).

Ovviamente sono rimaste tutte quelle rifiniture tipiche del prodotto \”nonomologati\”. Dettagli a pennello, interno cabina, fanaleria completa, gomma di scorta telonata, decals varie e targhe con immatricolazioni coerenti all\’ambientazione del camion. Il nostro intento è quello di fornire un modellino completo che non necessita di interventi o migliorie. Pronto per essere messo su un plastico o diarama oppure da tenere dentro la sua vetrinetta. Da ultimo, ma in fin dei conti è uno dei fattori più importanti, il prezzo. Praticamente dimezzato rispetto ai lavori ottenuti sulla base dei kit Comet. Una fascia unica, almeno per queste prime versioni, di 80 euro, indipendentemente dalla tipologia e dall\’allestimento del mezzo. Le cisterne TOTAL escono a 90 euro perché la cabina, a tre colori, necessita di ben due mascherature. E presento quindi i primi frutti del nostro lavoro. Si tratta di venti mezzi in due allestimenti principali, cisterna e frigorifero.

Hanno ottenuto subito un gran successo e nel giro di un mese sono stati tutti venduti. Rimangono disponibili solo due frigo AIA e due cisterne TOTAL. Qualche dettaglio riguardante il lavoro svolto sulle cabine: lisciatura di tutte le parti in rilievo (cornici, maniglie, frecce) realizzate poi con fotoincisioni. Vetri laterali e posteriori in acetato. Parabrezza termoformato.

Il telaio è stato privato di tutti i suoi componenti come serbatoi del gasolio e dell\’aria, cassa batteria e casse porta attrezzi. Tutti elementi realizzati a parte così da avere in fase di montaggio la possibilità di scegliere i pezzi più idonei in base al prototipo da riprodurre.

I passaruota sono stati assottigliati e dotati delle staffe di aggancio al telaio. Per quanto riguarda le cisterne, i vani laterali porta tubi sono realizzati con tondino di acciaio completo di tappi in fotoincisione.

I frigoriferi invece hanno ricevuto lo stesso trattamento delle cabine. Quindi lisciatura completa e largo uso di fotoincisioni per la realizzazione dei portelloni posteriori. Un primo livello riproducente la guarnizione in gomma nera e un secondo livello con cerniere e maniglie di apertura\”.
Di \”nonomologati\” è visibile anche una pagina Facebook: @nonomologati.

Giallo banana: Alfred Bauhaus e la Porsche 911 Chiquita (Minichamps 1:18)


Tra la fine degli anni sessanta e i primissimi settanta, la presenza delle Porsche 911 sponsorizzate da Chiquita e iscritte da Alfred Bauhaus non era rara sui circuiti di mezza Europa. 
Sono state tre le 911 utilizzate dal team Bauhaus, guidate da piloti di ottimo livello. 


Minichamps, nella sua serie resincast in resina ha fatto una scelta intelligente riproducendo l\’ultima delle tre vetture, nella versione della 1000km del Nurburgring 1970, in cui la vettura ottenne il primo posto di classe GT con Froehlich e Toivonen. 

In questo periodo Minichamps ha sfornato diverse 911S competizione e altre ne sono previste, nella particolare configurazione 2,3 con parafanghi allargati. 


Il modello si contraddistingue per una finitura di ottimo livello: verniciatura perfetta, vetri incollati come si deve e una decorazione molto ben applicata con decals che stavolta sono sufficientemente distanziate fra loro per evitare l\’effetto lenzuolo con centimetri quadrati di film trasparente fra uno sticker e un altro. 













Molto belli i cerchi (Fuchs davanti, Minilite dietro, com\’era spesso il caso su quelle vetture); colpisce il realismo dei gruppi ottici e degli interni davvero ben trattati. Un dubbio riguarda la scelta di dotare di cinture di sicurezza il sedile lato passeggero. Non essendo una vettura da rally, qualche perplessità è lecita. 


Le cornici laterali dei vetri sono fotoincise e applicate con cura. Il fondino è piuttosto ben dettagliato (vedi foto sopra). Insomma, tutto è ben fatto e di ottima resa, e lo dice qualcuno sempre un po\’ scettico nei confronti delle produzioni cinesi. Sarà il pregiudizio, ma personalmente avrei sempre un po\’ di scrupolo a mettere in collezione \”definitivamente\” un modello appartenente al mainstream. Ma tant\’è, sarà anche perché si tratta di una Porsche 911, ogni tanto anche i collezionisti più esigenti possono fare un\’eccezione. 


Non è un modello economico (il suo prezzo in Italia si aggira sui 175-180 euro), ma in una collezione di 1:18, e magari anche nella raccolta di qualche non specialista delle grandi scale ma innamorato delle Porsche è in grado di portare un ottimo colpo d\’occhio. 

Rassegna stampa: AutoModélisme n.231 (febbraio 2017)

Con un po\’ di ritardo recensiamo brevemente il numero di febbraio di AutoModélisme, un numero piuttosto interessante in cui il \”mainstream\” rappresentato dalle varie AutoArt, OttOmobile e compagnia bella convivono con articoli più interessanti e originali quali un montaggio di un kit Aoshima in 1:24 della Chevrolet Cruze WTCC 2012 o sui modelli autocostruiti di Gilbert le Cléac\’h, un modellista di cui il mensile francese si è già occupato in numeri passati (stavolta si parla di Ford GT40, di Ferrari F.1 anni cinquanta, di Lotus 49 e di Scarab). Pur essendo una rivista pienamente appartenente al circuito \”ufficiale\”, AutoModélisme si sforza comunque di conservare una certa freschezza d\’idee. A volte i risultati sono buoni, altre meno, ma sempre più spesso ci si rende conto che sono proprio i collezionisti a volere le recensioni del Mercedes AMG 6×6 di Autoart – o piuttosto i distributori, ma questa è un\’altra storia. In ogni caso l\’editoriale del direttore Alain Geslin è ottimista: i modelli escono, i collezionisti s\’interessano, l\’ambiente, malgrado le tante cassandre, è vivo. Tutto sommato l\’automodellismo fa ancora sognare.

Rara avis: Simca Aronde crema con tetto rosso venduta a 7500 euro a Rétromobile

Non è una novità che la Simca Aronde color crema con tetto rosso di Dinky France sia uno dei modelli più rari prodotti in serie dalla casa di Bobigny. Quando i pochissimi esemplari conosciuti appaiono sul mercato, non stentano a trovare un acquirente, e il record per questo tipo di modello si aggira sui diecimila euro, anche se le quotazioni medie oscillano fra i 5000 e i 7000 euro, anche in relazione alle condizioni e alla presenza della scatola che comunque è facile da procurarsi perché è identica a quella dei colori comuni. A Rétromobile è apparso uno dei questi esemplari rarissimi che è durato il tempo di una mezza giornata, prima di essere venduto a circa 7000 euro. Segno che Rétromobile \”tira\”, e i Dinky France sono fra i modelli che si vendono meglio alla rassegna parigina. Complimenti all\’acquirente e… al venditore!

Automobilia a Rétromobile: messa all\'asta su Artcurial una parte della collezione Ogliastro

Il blog si era occupato recentemente della casa d\’aste Artcurial in occasione dell\’ultima edizione della Le Mans Classic, nel luglio del 2016. Rétromobile rappresenta un altro appuntamento irrinunciabile della stagione, e molti lettori sapranno già delle vetture-star esposte a Parigi, prima fra tutti la Dino protitipo che il Museo di Le Mans ha deciso di vendere per finanziare altri acquisti più coerenti con lo spirito della raccolta. Delle vetture si sa dunque tutto, o almeno molto. A lato di tutto ciò, le vendite di oggetti \”minori\”, come la collezione di automobilia della collezione di Hervé e Martine Ogliastro, comprendente modelli, libri, poster, quadri e quant\’altro. Per questa vendita specifica Artcurial ha edito un catalogo a parte, in vendita sul posto a € 20,00 (n.3245 della serie). Fra gli oggetti più interessanti, vi è una Ferrari 330 P4 di Patrice de Conto, in scala 1:8, facente parte di un\’edizione limitata a 10 esemplari.

Toyota TS050 Hybrid Le Mans 2016 di Spark (1:43)

In queste settimane Spark sta pian piano completando la griglia di partenza di Le Mans 2016, in attesa che Looksmart esca con le sue Ferrari che annunciate verso ottobre, tardano a uscire. Fra i modelli più attesi vi è certamente la Toyota LMP1, protagonista sfortunata della gara; la vettura numero 5 di Davidson / Buemi / Nakajima, in panne quando era a un passo dalla vittoria arriverà presto. Intanto è uscita la numero 6 (S5103), che ha concluso al secondo posto con Sarrazin / Conway / Kobayashi. Dovendo scegliere, molti collezionisti si orienteranno sulla numero 5, ma cogliamo ugualmente l\’occasione per presentare uno Spark dell\’ultima generazione e per di più riproducente una vettura di attualità. Su soggetti di questo tipo la documentazione è pressoché infinita.

La TS050 si districa sull\’asfalto bagnato di Le Mans (foto David Tarallo)

Si tratta per lo più di ottenere un modello coerente con le varie giornate della settimana. Spark preferisce le configurazioni di inizio gara, ed è per questo, ad esempio, che il modello monta gomme da pioggia: una raffinatezza che gli appassionati apprezzeranno e che aggiunge un po\’ di diversità alle tante vetture equipaggiate con le slick.

La cosa che non finisce mai d\’impressionare su uno Spark di questo tipo è la pulizia e la precisione con le quali sono ottenute le intricate livree. Si capisce quanto la casa di Ripert sia avanti rispetto alla concorrenza e tutto conferma questa impressione: la chirurgica precisione della riproduzione delle appendici aerodinamiche, l\’esattezza delle linee, la verniciatura perfetta, i cerchi, il retrotreno, la finitura cromata del tetto, l\’abitacolo quasi invisibile ma completissimo… il tutto per un prezzo ancora competitivo, anche se c\’è chi si lamenta anche del prezzo di uno Spark, magari dimenticando che un modello come questo negli anni novanta sarebbe costato 300.000 lire…

La Toyota TS050 penso sia un modello che debba entrare di diritto in ogni collezione dedicata all\’endurance, non necessariamente solo in chiave Le Mans. Tutto è stato studiato accuratamente e riprodotto con una finezza che non ritroverete che in altre scale più grandi e forse neanche lì. Piaccia o non piaccia il soggetto, si tratta dello stato dell\’arte nel settore dei resincast. Peccato solo che i collezionisti delle vincitrici di Le Mans dovranno accontentarsi di un\’altra 919…

GT Spirit annuncia la Ferrari 365 GTB/4 Daytona in scala 1:12

Tra diverse novità nella consueta scala 1:18, GT-Spirit ha annunciato anche una Ferrari 365 GTB/4 Daytona stradale rossa in scala 1:12 (catalogo n. GT119). Il modello avrà un prezzo di € 179,90 e sarà prodotto in serie numerata e limitata a 1500 esemplari. L\’uscita è prevista ad aprile.

Quando Grand Prix Models fa…Grand Prix Models: Chevron-Cosworth B26 9 Ore Kyalami 1973

La Chevron B26 di Home Made Models montata
in dieci esemplari per Grand Prix Models. 

Credo di avere lamentato diverse volte nel blog come in anni recenti il glorioso negozio Grand Prix Models avesse almeno in parte perduto la propria vocazione, abbandonando quel core business fatto di modelli speciali tradizionali per i vari resincast e diecast. Una scelta ovviamente obbligata, ma che non giustificava l\’abbandono di alcuni prodotti che avevano sempre contraddistinto l\’offerta della ditta fondata da Brian Harvey. Ne parlai anche di persona, non senza polemica, alla nuova dirigenza.

John Watson al volante della B26 in pit lane alla
9 Ore di Kyalami 1973. La vettura, equipaggiata
con motore Ford Cosworth 
BDA da 2000cc, si classificò al quinto posto. 

Difficile sapere se mai abbiano voluto accogliere i miei commenti, ma di fatto in questi ultimi mesi qualcosa si è mosso. GPM tratta sempre – e ci mancherebbe – Spark, Minichamps o Truescale, ma ha fatto di nuovo posto a qualche serie esclusiva di montati speciali come accadeva in passato.

Il modello è montato per il trasporto su una base provvisoria
in plastica, imbullonata (!) alla scatola del kit, 
Si tratta di un modello in resina montato con buona cura.
I cerchi sono torniti, alcune fotoincisioni arricchiscono il tutto. 

 Ricorderò la recente McLaren di John Watson del GP Usa West 1983, montata in dieci esemplari su base Tameo, con la basetta autografata dallo stesso pilota inglese (alcuni anni fa una serie simile era stata fatta utilizzando il kit Tameo della vettura di Silverstone 1982); ecco poi due Jaguar D-Type di Le Mans 1955, montate direttamente da SMTS ma commercializzate come Grand Prix Models Studio. E l\’ultimissimo pezzo di queste serie esclusive merita un\’attenzione particolare, perché si tratta di una serie di dieci Chevron B26 in 1:43 montate dalla sudafricana Home Made Models, riproducenti la vettura che prese parte alla 9 Ore di Kyalami del 1973.

Ben dettagliata la parte della meccanica che si intravede
nell\’apertura del cofano posteriore. 
La finitura è di buon livello; le decals sono sotto trasparente. 

Il modello è venduto corredato di una basetta autografata dai due piloti, Ian Scheckter (il fratello del più popolare Jody) e ancora da John Watson. Inutile dire che questo tipo di modelli ha un pubblico molto particolare, che difficilmente sarà quello dei collezionisti di certi paesi emergenti, che amano tutt\’altro tipo di modelli, meglio se in 1:18 e fatti in Cina con chirurgica precisione.

Il modello andrà montato sulla basetta definitiva, provvista
di cupolina in plexi, 
La base, che riporta il logo di GPM e la numerazione,
riporta gli autografi originali di Ian Scheckter e John Watson. 

Qui siamo in presenza di un \”handbuilt\” vecchia maniera, con i suoi bellissimi difetti e col suo inossidabile fascino. Resta da sperare che in futuro GPM continui con queste iniziative, perché oggi come oggi non vedo molti altri commercianti in grado di proporre cose del genere. Il prezzo, 204,50 sterline, non è esattamente popolare, ma le serie GPM non sono mai state economiche.
Probabilmente un\’edizione di dieci pezzi come questa ci metterà il suo tempo ad essere \”assorbita\” dal mercato, ma già il fatto che ancora ci sia chi realizza serie di questo genere rende il panorama dell\’automodellismo contemporaneo meno piatto e asettico.