Le Mans modellistica 2017: poche novità in una generale piattezza

La roulotte vintage di Spark nei pressi del villaggio. E\’
presente un altro punto vendita ufficiale al di là delle tribune,
oltre naturalmente
il negozio nella piazzetta. 

 \”Beato te che vai a Le Mans\”. Quante volte mi sono sentito ripetere questa frase. Ma da qualche anno a questa parte, è davvero la stessa, la situazione? Sono da invidiare quelli che vogliono (o che debbono) andare a Le Mans per la 24 Ore? Difficile dare una risposta, dipende ovviamente anche dai casi. In questo weekend c\’è Novegro e non è certo un gran rimpianto aver saltato la tradizionale borsa di scambio di fine stagione per la gara di Le Mans. Questo in assoluto. Ma c\’è da chiedersi cosa sia rimasto a Le Mans del vero spirito che contraddistingueva le uscite del passato. Poco o nulla, e i segnali erano stati evidenti già negli anni scorsi. L\’omologazione si chiama Spark, questo ormai è assodato, ma se i vari stand che in un tempo non troppo lontano erano occupati da Chater\’s o da Washington Photo sono sostituiti da Decathlon o da altri marchi della grande distribuzione un motivo ci sarà. Forse gli organizzatori hanno tirato troppo la corda; forse guadagna solo chi vende roba da poco, comprata a poco (ma deve vendere comunque molto, magari moltissimo). Fatto sta che qualcosa si sta rompendo, l\’equilibrio vacilla, i conti non tornano. Spark è onnipresente, mentre i tedeschi di Modelissimo occupano uno dei \”garage\” sotto la tribuna Michelin.

Modelissimo: tutto (tanto) a prezzi bassissimi. 

Di venditori di libri non ce ne sono tanti; se fra i modelli si cerca qualcosa di originale, si possono trovare le solite, bellissime peraltro, elaborazioni su base Solido nell\’area di Angers Miniatures. Con 30-50 euro ci si porta a casa qualcosa di unico, di non standardizzato.

Pochi libri, assenti alcuni dei più noti venditori, da Chater\’s a Michel Delannoy. 

La ricerca, appunto, di qualcosa che si allontani dall\’imperante globalizzazione diventa impresa ardua. E anche in assoluto, il numero degli stand è in netto calo, anche in confronto al 2016. Non è un bel segno, o forse è il segno che all\’ACO qualcosa stia cambiando. Lo si è notato anche nei rapporti fra l\’ACO stessa e gli organizzatori del WEC, ma questo è un altro discorso che ci porterebbe lontano, troppo lontano. Tornando ai modelli, per chi viene a Le Mans, l\’appuntamento di riferimento è la Classic biennale, non certo la 24 Ore.

Chi cerca un po\’ di originalità la trova da Angers, con le
elaborazioni su base Solido: soggetti senza tempo. 

Tutto ciò mette un po\’ di tristezza, anche perché ne risente tutto l\’ambiente che pare anno dopo anno un po\’ più grigio. Da qui a parlare di decadenza ce ne corre, ma attenzione a non sottovalutare i segnali di una crisi che sembra più \”filosofica\” che finanziaria.

Annunciate le Ferrari 330 P4 Coupé 1967 di Tecnomodel (1/18): per ora quattro versioni

Tecnomodel annuncia uno dei modelli più attesi nella gamma 1:18, la Ferrari 330 P4. Quattro le versioni che dovrebbero essere disponibili già dall\’estate: presentazione (TMD1831A), Le Mans 1967 #24 Mairesse/\”Beurlys\” (TMD1831B), Daytona 1967 #24 Parkes/Scarfiotti (TMD1831C) e Monza 1967 #3 Bandini/Amon (TMD1831D). Indubbiamente la P4 è una pietra miliare nella serie di Ferrari sport-prototipi già presenti nella produzione di Tecnomodel; speriamo che alcuni dettagli possano essere rivisti nei modelli definitivi, basti pensare alla versione di Monza.

Rassegna stampa: "The Journal" (Dinky Toys Collectors\' Association), April 2017, issue no.65

Siamo soliti recensire il bollettino d\’informazione del DTCA (Dinky Toys Collectors\’ Association) riservato agli iscritti del club perché rappresenta sempre una fonte preziosa di aggiornamento su un tema che solo apparentemente ha già detto tutto: esiste sempre qualcosa da scoprire sui modelli d\’epoca, e ne è un buon esempio l\’edizione di aprile del \”Journal\” che propone un curioso intervento di David Busfield sui pianali in lamierino riciclati dalla Dinky a partire dalle lastre serigrafate originariamente destinate alla produzione delle locomotive della serie Hornby. Si trova inoltre la prima delle due parti di una retrospettiva sui Foden (1947.1964) a cura di Rob van der Hoort: i Foden sono il classico esempio di un argomento che non conosce mai fine.

Su questi particolari \”Dinky Supertoys\” sono stati già scritti fiumi d\’inchiostro, eppure c\’è sempre qualcosa di nuovo da mettere in evidenza, un mistero da svelare, una variante da spiegare. E\’ bello vedere che in certi paesi come Gran Bretagna o Olanda ci siano ancora giovani appassionati di obsoleti: ormai non si può più parlare di generazioni che hanno giocato con questi oggetti (si parla spesso di modelli usciti negli anni trenta o quaranta), e colpisce il rigore e la serietà metodologia con la quale vengono sviscerati certi temi.

Siamo anni luce – spiace dirlo – da molti collezionisti di casa nostra, costantemente impegnati con vari rottami e rottamini, disposti a spendere centinaia di euro accumulando modelli Atlas e isolati dal resto del mondo nella loro assoluta mancanza di competenza.

Rassegna stampa: Auto Modélisme n.234 (maggio 2017)

Dopo un numero di aprile abbastanza insipido, l\’edizione di maggio di Auto Modélisme propone alcuni spunti di indubbio interesse. Segnalerei senz\’altro l\’autocostruzione della Matra MS120C GP di Monaco 1972 in 1:12 ad opera di Michel Ortiz-Vinay, già autore di una superlativa MS80. Per gli appassionati di 1:18, la scala che sembra godere in questo momento del maggior favore, da meditare l\’articolo con la presentazione dell\’aggiornamento della Ferrari 250 GTO di Kyosho, che segna un progresso rispetto alla versione precedente. Bello l\’articolo sulle Panhard 24CT da rally, protagonista di una corta ma intensa stagione sportiva. Non mancano altri spunti, specialmente per l\’1:18, ma segnalerei il particolare argomento trattato dal direttore Alain Geslin nel \”Billet d\’humeur\” (così si chiama l\’editoriale su Auto Modélisme): il dettaglio. Il dettaglio che manca, il dettaglio eccessivo, la sua ricerca e la perenne domanda: \”fra il mondo dei John Day e degli RD Marmande, modelli di un\’altra epoca, e il mondo dell\’iper realismo, il nostro cuore esita, perché ciascuno di questi mondi ha il proprio fascino\”.

I (pochi) modelli che accompagnano una vita: Fiamma Breschi e l\'asta Maison Bibelot

La notizia che il prossimo 29 maggio la casa d\’aste fiorentina Maison Bibelot metterà all\’asta gli oggetti appartenuti a Fiamma Breschi, comprese lettere e documenti di grandissimo valore per la storia dell\’automobilismo sportivo, si è già diffusa a tutti livelli, grazie anche al lancio dell\’agenzia ANSA. Già ieri sera tutti i principali siti dei quotidiani d\’informazione riportavano questa notizia. Il catalogo e i dettagli della vendita sono consultabili al sito ufficiale della casa d\’aste, https://www.maisonbibelot.com/it/asta-0132-1/fiamma-breschi-la-signora-della-formula-1.asp?action=reset.

Ho voluto cercare se per curiosità vi fossero, fra le centinaia di oggetti legati all\’auto, anche dei modelli. Non per acquistarli, perché – si sa – personaggi di questo tipo raramente collezionano e se lo fanno, spesso non hanno molta cura di ciò che acquistano, considerando i modellini poco più che dei soprammobili; no, piuttosto per sapere se c\’è stato qualche modello che ha accompagnato la vita della Breschi, tacito testimone di tante vicende che resteranno per sempre segrete. Un lotto l\’ho trovato, è il numero 52, che ha ottenuto una stima di 50-70 euro: comprende pochi modelli senza scatola: una Ferrari 250 GTE della Dinky in blu, una 250 LM Corgi, una 500TR Solido, una 500 F.2 Dinky, due 250 LM Mercury, di cui una sverniciata (chissà poi perché?). Non tutti i modelli sono perfetti, ma insieme hanno indubbiamente un fascino particolare. Chissà se l\’essere appartenuti a un personaggio così noto e anche controverso attribuisce loro un valore supplementare. Un valore storico certamente, forse un potere evocativo tutto particolare. E chissà che genere di collezionisti attirerà, un lotto come questo…?

PANHARD 24CT di Norev Classics 1:43: blue Hierro o Quetsche & Gris Capelinos?

Fra le più recenti uscite di Norev Classics, la nuova linea della casa francese, vi è la Panhard 24CT. Come vi avevamo accennato nel recente articolo sulla Renault 8 Major, si tratta di stampi Dinky Atlas, ma dotati di ulteriori particolari tampografati: siamo quindi in presenza di una gamma che cita direttamente la produzione antica (attenzione, però: i Dinky Atlas non derivano da stampi dell\’epoca, andati perduti negli anni settanta) ma che strizza l\’occhio a soluzioni tipo Minialuxe. Decisamente il new vintage può essere declinato in tante sfumature e la cosa tutto sommato non è negativa.

Molto elegante in violetto con tetto in bianco sporco,
la Panhard 24CT n.CL4511. Notare le bande bianche sugli
pneumatici, elemento tipico degli anni cinquanta/sessanta.I
vetri laterali si abbassano come sull\’originale. 

 Questa Panhard 24 CT è un modello decisamente simpatico, disponibile per ora in due combinazioni di colore: un bel celeste metallizzato (Bleu Hierro, art. CL4512) e un raffinato violetto con tetto bianco sporco (Quetsche e Gris capelinos, art. CL4511), quest\’ultima configurazione ulteriormente arricchita da una banda bianca sul bordo degli pneumatici. Come nel caso della R8 Major, ogni colore ha la sua targa specifica: la blu è immatricolata 569NA06, mentre l\’altra porta una targa parigina, 2376PU75.

La scatola è un richiamo esplicito alle storiche confezioni di Norev.

Cosa dire delle rifiniture? In questo genere molto particolare, siamo al top. Colpisce subito la finezza e la perfezione della verniciatura, mentre le guarnizioni cromate sono tampografate. Gli interni sono quelli del Dinky, ma in questa serie vengono stampati in vari colori da abbinare alle tinte della carrozzeria: la blu ha tappezzeria grigia, mentre l\’altra ha sedili beige chiaro. Anche i vari fregi, le frecce e i gruppi ottici posteriori sono tampografati.

Ottime le tampografie che esaltano i dettagli su questi modelli.
Non ci sono altri dettagli aggiunti, che sarebbero fuori luogo.
Del resto, siamo pur sempre nel settore vintage!
Sicuramente una delle caratteristiche più interessanti di questa serie è l\’ottimo rapporto qualità/prezzo. C\’è da augurarsi che le prossime uscite siano altrettanto ben curate e ben realizzate. Le scelte cromatiche sono state finora particolarmente riuscite.
Il fondino è quello in lamiera dell\’Atlas Dinky, opportunamente
modificato nelle scritte.

Il Museo Botta e i suoi modelli promozionali in scala 1:43

A volte si dice le coincidenze… Era un po\’ di tempo che pensavo di dedicare un articolo al Museo Botta dell\’automodello (www.museobotta.it) e proprio in queste settimane è arrivata l\’occasione di parlare di un\’interessante parte dell\’attività di questa bella realtà. A questo punto, sperando di poter tornare su ulteriori argomenti in un prossimo futuro, stavolta presenterò la produzione in serie limitata dei modelli commissionati dal museo stesso. \”Sono anch\’io un collezionista di automodelli di vecchia data – spiega l\’ideatore di tutto, Giovanni Botta – e ho avuto l\’idea di creare un museo online dell\’automodello (e dell\’oggetto pubblicitario, altra mia grande passione) per far scoprire, conoscere e apprezzare a un pubblico più vasto il meraviglioso mondo degli automodelli. La mia collezione è composta da circa 5.000 automodelli che partono dai Tootsietoys, Dinky Toys e Märklin anteguerra per passare attraverso i marchi italiani come Mercury, ICIS, Edil Toys, Rivarossi, i francesi JRD, CIJ, QUIRALU, ERIA, e così via. Per il momento solo una parte della mia collezione è visibile sul sito www.museobotta.it perchè sto fotografando e inserendo i testi man mano. Sul sito ho anche un negozio online che propone modelli rari e di qualità e modelli esclusivi prodotti per il museo\”. Ecco quindi una lista completa delle serie speciali del museo, con foto e dettagli:

* BRUMM PROMO (S16/08 – Mu.Bo.001) Fiat 500A “GELATERIA DE PELLEGRIN” nero-bianco














* BRUMM PROMO (S16/05-Mu.Bo.002) Fiat 500 MUSEO BOTTA giallo

* MUSEO BOTTA (Mu.Bo.003) Porsche 356 1300 n° 285 Rally Montecarlo 1952 argento creata in collaborazione con IV MODEL di Ilario Vecchiato. E\’ un modello inedito, mai prodotto da nessuno, di questa incredibile Porsche con i fari anteriori a periscopio che ha partecipato al Montecarlo del 1952. Ne sono stati prodotti solo 6 esemplari numerati.


* MUSEO BOTTA (Mu.Bo.004) GIFT SET Fiat 600 Multipla COCA-COLA Olimpiadi Roma 1960 rosso-giallo. E\’ composto da una Fiat 600 Multipla \”Coca-Cola\” fermata da un vigile durante lo svolgimento della maratona olimpica alle Olimpiadi di Roma del 1960. Da notare che rispetto al modello di serie la Multipla del Museo Botta è dotata di guidatore e, sul sedile posteriore, di una cassetta con 12 minuscole bottigliette di Coca-Cola. Sullo sfondo il Colosseo e i marciatori.

Ancora un\'interpretazione del new vintage: Norev Classic Collection Renault 8 Major

La Renault 8 Major è uno dei primi modelli della nuova
Classic Collection di Norev. Questo è l\’esemplare in blu
metallizzato. 

Annunciata oltre un anno fa, la gamma Classic Collection di Norev in 1:43 è finalmente disponibile da aprile. La filosofia alla base di questa gamma è simile a quella di Minialuxe o di Dan Toys: modelli stile anni sessanta ma arricchiti da qualche dettaglio un po\’ più moderno, come le tampografie. Nel caso di Norev, però, si introduce un\’ulteriore distinzione, creando una sorta di categoria ibrida: gli stampi sono infatti quelli della collezione Dinky Atlas (che non derivano dagli originali, andati perduti, ma sono copie realizzate a partire da modelli dell\’epoca), proposti con finiture e colori inediti. I primi modelli della Classic Collection sono due varianti della Renault 8, in versione Major: la referenza CL5111 è in bleu Finlande metallizzato con interni tabacco, mentre la CL5112 è in beige Galapagos con interni rossi.

Il colpo d\’occhio non è male: ottima la verniciatura, corrette
le tampografie…
…certo, si tratta dell\’ennesima variazione sul tema. Basteranno
la bella presentazione e i colori azzeccati a decretarne il successo?

Per la confezione si è rispolverato lo stile proprio a certi Norev d\’epoca, e il modello viene fornito con una resistente basetta in cartoncino con le fessure in corrispondenza delle gomme. Contemporaneamente alla R8 Major è uscita anche la Panhard 24CT, anch\’essa in due colorazioni (modello di cui parleremo in seguito nel blog) e altri modelli, fra i quali una DS con roulotte.

Il beige Galapagos si sposa benissimo col rosso degli interni. 
Un Dinky Atlas di lusso…

 Il prezzo di queste riproduzioni è particolarmente competitivo – si trovano un po\’ dappertutto sui 20 euro, ma è ancora presto per dire se questa ennesima interpretazione del new vintage avrà un riscontro di vendite accettabile o se è destinata a cadere in tempi più o meno brevi nell\’oblio.

Sul fondino in lamiera sono presenti solo il logo Norev e il nome
della vettura. 

1000 post del blog!

Non è bello autocelebrarsi, ma questo per il blog è un traguardo importante: sono infatti 1000 i post presenti in archivio dal gennaio del 2012 a oggi. Negli anni il blog ha attraversato periodi più o meno fertili, ma ha cercato sempre di mantenere una certa continuità. Non è neanche il caso di ripercorrere la storia del sito: i lettori più assidui la conoscono perfettamente, mentre quelli meno assidui penso ne possano fare tranquillamente a meno. 
Quello che conta è che i lettori continueranno a trovare sempre nuovi argomenti, con foto inedite, notizie approfondite e sempre verificate di persona, recensioni di modelli, reportage su eventi, rassegne stampa e tanto altro ancora. 
Continuate a seguirci e la leggerci come avete sempre fatto. Il blog andrà avanti anche in piena era \”social\”: oggi si tende a concentrarsi su Facebook creando magari un gruppo dedicato. Nel mare magnum dell\’offerta Internet il blog continuerà ad arricchirsi di articoli incentrati soprattutto sull\’1:43, anche per non disperdere in tanti rivoli quello che fino ad ora è stato scritto. Grazie e al prossimo articolo!

Una dotta "citazione": Simca Rallye 2 di Dinky Toys Atlas

La Simca Rallye 2 di Dinky Atlas in
un\’ambientazione verosimile. 

Il tema non è recentissimo (risale infatti a qualche mese fa) ma merita nondimeno un approfondimento. Nella serie Atlas Dinky riservata ai mercati esteri, è comparsa una Simca Rallye 2, sotto il numero 520. 

Gli appassionati della Dinky sanno bene che al numero di catalogo 520 corrispondeva in origine la Simca 1000 normale; quale l\’origine di questa \”Rallye\”? Si tratta in effetti di una citazione… dotta, suggerita senza dubbio da quel grande conoscitore del marchio che è Jean-Michel Roulet. 

Dinky Atlas 520 Simca Rallye 2 con la sua scatola. 

Verso la metà degli anni settanta iniziò una produzione spagnola dei Dinky France, gestita da Pilen. Tale produzione cessò nel 1981 e vide l\’uscita di un buon numero di modelli, col fondino specifico riportante la dicitura \”Made in Spain\”, colori talvolta differenti dalla linea francese e alcuni dettagli leggermente modificati. 

Le strisce \”Rallye\” sulla Dinky-Atlas sono tampografate. 

Per quanto riguarda la Simca, l\’intenzione era di ricavare dalla 1000 base una versione Rallye 2, che apparve effettivamente in un catalogo del 1975, riservato ai rivenditori, ma non al pubblico; la referenza doveva restare il numero 520. 

Ed ecco l\’unica foto esistente della Rallye 2
realizzata artigianalmente
a Calais dai laboratori della Dinky France,
mai commercializzata. 

Come la 518, la Renault R4 Gendarmerie che non fu mai commercIalizzata, della 520 fu realizzato almeno un prototipo, oggi andato perduto. Rispetto alla Simca 1000, la Rallye 2 Dinky-Pilen aveva due fari supplementari, la caratteristica doppia striscia in coda e una combinazione bicolore verde metallizzato con cofano nero opaco. Azzeccata quindi l\’idea di Atlas di far rivivere questo modello perduto, in attesa magari che qualche esemplare originale faccia la propria apparizione…