Rassegna stampa: AutoModélisme Hors-Série n.22 24h du Mans 2017

Ormai dalla fine degli anni novanta, AutoModélisme esce a luglio con un numero fuori-serie, dedicato alla 24 Ore di Le Mans. Pare ieri quando questa iniziativa venne varata, e in pochi avrebbero immaginato sarebbe durata vent\’anni e più. Anche quest\’anno non fa eccezione, ed ecco il numero dedicato alla gara disputatasi lo scorso giugno. Gli hors-série di AM hanno ovviamente anche una vocazione modellistica e ogni anno si ritrovano brevi articoli a tema. Stavolta c\’è qualche pagina dedicata alle Porsche alla 24 Ore di Le Mans 1971, in scala 1:43. Qualcuno penserà subito agli Spark e invece sono fotografati solo kit montati e elaborazioni Solido vecchia maniera, dalla raccolta di un collezionista svizzero che non viene citato. Immagini che fanno pensare a quando il collezionismo era molto meno omologato e ciascuna collezione aveva caratteristiche proprie, quasi un sapore proprio. Modelli trasformati su base Robustelli, Starter, Provence Moulage, Solido, AMR, Mini Racing, Marsh testimoniano un periodo che forse non esiste più ma che lascia dietro di sé un grande fascino e molta nostalgia.

Venendo alle schede tipiche della pubblicazione, le foto sono come sempre di ottima qualità, particolareggiate ed esaustive. Peccato che di certe vetture la vista non sia completa; mi pare di avere scritto in altre occasioni che nelle prime edizioni le angolazioni erano identiche per ogni auto, cosicché si era certi di disporre delle stesse viste per ogni vettura in gara.

Più recentemente le foto si sono fatte forse tecnicamente migliori, ma mancano in molti casi riprese del posteriore, che sono anche le più rare. In ogni caso, si tratta di uno strumento indispensabile per ogni modellista e/o collezionista, proposto (in Francia) al prezzo di € 6,90. Il prezzo in Italia è di € 8,00 e lo si trova in alcune delle più fornite edicole delle città e dei centri commerciali.

Rassegna stampa: Auto Modélisme n.236 (luglio 2017)

Niente male questo numero di luglio di Auto Modélisme, incentrato sulla Porsche. Com\’è noto, il numero di luglio della rivista francese viene dedicato ogni anno a Ferrari o Porsche, in modo alternato. Diversi articoli di interesse, fra cui un paio di approfondimenti storici: la vittoria della Porsche a Le Mans nel 1977 e quattro pagine sulla famosa Carrera RSR che disputò il Tour Auto 1973 con la sponsorizzazione del film Le grand bazar del gruppo Les Charlots. L\’articolo è l\’occasione per proporre alcune foto anche della seconda vettura che portava gli stessi colori, una Ford Capri Gr.2, riprodotta a suo tempo in kit da Provence Moulage, mentre la Carrera ha avuto un\’ancor maggior fortuna, dal kit Tron-AMR uscito nel 1982 al recente TSM. Segnalo anche un originale pezzo nella sezione slot, dedicato ad una serie di trasformazioni in 1:32 con tutte le 911 di Le Mans 1970.

Auto Modélisme è ancora oggi dopo tanti anni una rivista che malgrado alcuni numeri decisamente mediocri sa offrire spunti inediti con articoli decisamente originali e non creati a tavolino copiando dai comunicati stampa. La rivista continua a puntare anche su una sostanziale parte di presentazione delle novità, scelta che ha tanti sostenitori quanti critici.

Quando la cultura costa poco: Le Mans 1949-1974 les années mythiques

\”Tanto la documentazione la trovo su internet\”. Quante volte si sente questa frase, pronunciata da collezionisti e modellisti soprattutto italiani, da sempre poco attenti al valore della fotografia e all\’importanza di una buona biblioteca. Le scuse addotte sono le più varie, ma la principale riguarda il prezzo della carta stampata. I libri con le foto costano troppo, meglio dieci modelli da edicola che uno splendido volume da 90 euro. Salvo poi pagare le conseguenze che tutti conosciamo. Eppure di libri a portata di tutte le tasche ce ne sono, grazie soprattutto a editori francesi che hanno stampato cose egregie in questi ultimi anni, cui è impossibile resistere se si è dei veri appassionati. A Le Mans lo scorso giugno è stato presentato e commercializzato un bellissimo volumetto dal titolo \”Le Mans 1949-1974 les années mythiques – 100 photos rares\”. Il titolo dice tutto. Grazie a France Ouest e Le Maine Libre un centinaio di foto del famoso archivio Béroul sono state scelte per la pubblicazione.
Si tratta di immagini molto belle, quasi tutte inedite, scattate da Henri Béroul, il cui studio a Le Mans è ormai chiuso. Ci sono tante chicche corredate di brevi didascalie, ma i testi in questo caso non debbono essere necessariamente lunghi. Ah, il prezzo: in Francia € 6,90 e ci si porta a casa un\’opera che avrà sempre la sua utilità, quando meno ce l\’aspetteremo. E prima di metterlo sullo scaffale alcune ore di divertimento puro alla ricerca di tanti piccoli particolari nascosti sono garantite.

Imminente l\'uscita dell\'Alfa Romeo Giulia GTA 1600 di Tecnomodel in scala 1:18

In questi giorni Tecnomodel ha annunciato l\’uscita di un modello che sarà presumibilmente molto apprezzato dai collezionisti: la Giulia GTA 1600 in scala 1:18. Dalle foto dei pre-serie il modello pare accurato e dotato di rifiniture di livello, quali cornici vetro fotoincise, incluse quelle laterali. Cinque per ora le versioni previste:
TMD1860A versione standard, rossa
TMD1860B Sebring 1966 n.36 Jochen Rindt
TMD1860C Monza 1966 n.63 Andrea De Adamich
TMD1861D Targa Florio 1971 n.97 Rizzo/Alongi
TMD1862E Tour de Corse 1966 n.59 Lucien Bianchi

 

Quando il tempo è galantuomo: le stranezze del collezionismo

 Mi trovavo questa settimana a pranzo con due amici di lunga data, competenti modellisti e conoscitori dell\’automodellismo. Con loro spesso la conversazione cade sul tema dei \”nuovi collezionismi\” e sull\’evoluzione che il settore ha imboccato in questi ultimi anni. Ironia della sorte, non è un nuovo prodotto che ha fatto scaturire qualche riflessione, ma un bello stock di vecchi modelli Progetto K, di quelli che fino a 4-5 anni fa nessuno voleva e nessuno sembrava apprezzare. Dicevi Progetto K e tutti storcevano la bocca, di fronte al miracolo dei modelli da edicola – loro sì, pieni di dettagli e disponibili per pochi euro, mentre i Progetto K dovevi pagarli \”moltissimo\”. Come del resto i Rio, i Bang e i Best, insomma la produzione italiana che mostrava le crepe di una crisi sistemica che si allargava a macchia d\’olio anche nel collezionismo di automodelli. \”Guarda questi modelli – ci siamo detti l\’un l\’altro – hanno anche 20-25 anni e non c\’è una piega nella verniciatura. Perché la zamak era di buona qualità, perché le verniciature erano fatte a regola d\’arte. Oggi la Progetto K non esiste più e giù tutti a versare lacrime di coccodrillo. Poi c\’è capitata in mano un\’Alfa Romeo Giulietta SS, produzione Metro per le collezioni da edicola.

 

Qui altro che crepe: ci sono gli attacchi del tempo che fra poco non trovi neanche su un Dinky del periodo della guerra, fatto per forza di cose con materiali di scarto; per non parlare dei Dinky e Corgi degli anni cinquanta e sessanta, tutti ancora allegramente indenni dalle ingiurie del tempo. Molti dei collezionisti di questa roba scadente sono gli stessi che all\’epoca boicottavano le marche di casa nostra, e si riempivano ugualmente le case di modelli pagandoli due lire. Alla fine avranno speso le stesse cifre se non di più, per avere nelle loro vetrine degli oggetti impossibili da rivendere, ormai buoni per il cassonetto dei rifiuti non differenziati. E\’ cresciuta la schiera dei collezionisti frustrati e delusi.

Mancanza di esperienza, febbre dell\’accumulo, assenza di un vero spirito collezionistico? Le cause sono tante. E chi ha fatto a suo tempo le cose usando un minimo di discernimento adesso è al riparo da brutte sorprese. Collezionisti non ci s\’improvvisa. Waste in, waste out, dicevano gli informatici dei primordi. \”Spazzatura metti, spazzatura esce\”, e il concetto vale anche per le vetrine dei collezionisti.

Piaggio Porter vetrato I Serie di No Name 1:43

Lasciando il facile compito di stabilire l\’origine del marchio No Name agli appassionati di quiz, presentiamo un modello insolito, realizzato in resina con vari particolari fotoincisi e in metallo bianco. Uno speciale tradizionale, che riproduce il popolare Piaggio Porter prima serie (costruito in collaborazione con Daihatsu) nella configurazione vetrata. Non è un inedito assoluto, vista la presenza in un passato più o meno recente del Pinko (famiglia Pego) e di alcune uscite da edicola, ma il No Name si contraddistingue per alcune raffinatezze assenti sugli altri modelli. 


Citiamo ad esempio i cerchi, in metallo bianco, molto ben definiti, i fari anteriori di tipo ottico e gli interni, dalle giuste forme. La produzione di questo Piaggio Porter è estremamente limitata, con colori che corrispondono alla gamma dell\’epoca. 


Si tratta di un\’aggiunta importante in ogni collezione di veicoli commerciali e un capitolo di interessante nella storia del marchio di Pontedera. 


Inestimables Dinky Toys Argus 2017 di Stéphane Brochard

Il 2017 vede l\’uscita, presso le Editions LVA, dell\’aggiornamento del ben noto volume di Stéphane Brochard, dedicato ai risultati ottenuti dalle vendite di modelli Dinky Toys. Il criterio di classificazione è quello già conosciuto: vengono tenute in conto le risultanze minime e massime di vendite all\’asta avvenute fra il 1999 e il 2016, con la specifica del mese/anno di vendita, le condizioni del modello e le sue caratteristiche. Come detto già in passato, non è una guida esaustiva della produzione Dinky, ma un \”termometro\” attendibile delle tendenze del mercato.

Quasi 380 pagine dense di informazioni sui risultati
delle vendite in un arco di oltre 15 anni.

Ad ogni edizione l\’Argus si fa sempre più preciso e dettagliato: nell\’edizione 2017 sono presenti più di 1700 foto a colori con 5664 quotazioni, tenendo conto della produzione di tutti i paesi: non solo quindi i Dinky inglesi e francesi, ma anche i preziosissimi sudafricani, e poi la Spagna, Hong Kong, e i Nicky Toys indiani. A 25 euro è uno strumento indispensabile per ogni appassionato che si rispetti.

Esempio di una scheda.

Ferrari 250 LM Piper/Attwood Le Mans 1968 #21 LOOKSMART LSLM042 1:43

Le Ferrari 250 LM di Piper e Attwood
alla 24 Ore di Le Mans 1968

Annunciate da quasi un anno, escono due ulteriori versioni della Ferrari 250 LM di Looksmart relative alla 24 Ore di Le Mans, e non si tratta di versioni qualunque: siamo infatti di fronte alla vettura numero 21 di Piper e Attwood e alla numero 20 della Scuderia Filipinetti, che per il momento lasciamo da parte. Dedichiamoci infatti per il momento alla verde 250 LM, che ha sempre suscitato una certa presa nei confronti degli appassionati, un po\’ per essere una vettura di Piper, un po\’ per quella carrozzeria così fuori forma da farla sembrare più uno strano prototipo che una 250 LM tradizionale. Già tanti anni fa i collezionisti che avevano in casa il libro di Antoine Prunet sulle Ferrari Sport-Prototipo avevano imparato a conoscere questa vettura, sulla quale lo storico francese nutriva qualche dubbio anche a livello di numero di telaio: un numero alto, 8165GT, che forse lasciava intendere che quella 250 LM così diversa da tutte le altre, in realtà non fosse neanche una 250 LM.

Appena uscito dopo una lunga attesa, il modello Looksmart.

Con David Piper tutto era possibile, ma diamo per buona la classificazione 250 LM così come appare in tutti i documenti ufficiali. Riguardo a questa LM così particolare, Umberto Cattani mi ricorda che il primo a realizzarla in scala fu Philippe Marteau (MPA) con un kit in resina, ai tempi molto ricercato. Seguì il buon Marcello Giorgetti, che alla mostra modellistica di Scarperia, nel settembre del 1983, espose il primo bronzo di un futuro kit in metallo bianco. Ci volle del tempo prima che il modello uscisse, e – si sa – la documentazione di allora non era neanche lontanamente paragonabile a quella oggi in possesso dei fabbricanti. Le linee della vettura, però, \”c\’erano\”, e lo step successivo fu quello di Umberto Codolo, che nella linea low cost Tokoloshe fece uscire, nei primi anni duemila, un bel modello in resina, che beneficiava di tutta una serie di particolari più esatti, estrapolati da una ricerca documentaria senza dubbio più completa e rigorosa, grazie anche all\’uscita, in vari libri e riviste di altre foto più chiare su vari dettagli rimasti fino a quell\’epoca completamente ignoti.

Corretti i doppi terminali di scarico fini.
A Looksmart non sono sfuggiti i cerchi con le razze alleggerite.
E anche il Tokoloshe (commercializzato poi anche sotto altre etichette, da Remember a MG Model) non cessò di evolversi, ricevendo ad esempio il bollo portanumero sulla fiancata destra correttamente bordato di nero con le cifre anch\’esse bordate. Le ultimissime versioni hanno ricevuto anche i due piccoli fari posteriori rossi che in alcune immagini si intravedono incassati nella parte posteriore. Il modello di Codolo a un certo punto fu commercializzato anche in kit; nel frattempo il soggetto piacque ad altri produttori, compresi quelli da edicola, che lo declinarono in alcune interpretazioni più o meno esatte. L\’uscita del Looksmart, classico resincast in scala 1:43, vorrebbe forse mettere una parola definitiva su questo tema, anche se abbiamo visto che spesso i modelli del marchio lombardo, pur fatti molto bene, peccano stranamente in piccoli, banali dettagli che ne inficiano almeno in parte il valore.
Belli i gruppi ottici anteriori.
La scritta Goodyear è tampografata.
In effetti anche in questo caso ci sono luci e ombre. Ombre piccole, intendiamoci, ma abbastanza fastidiose su un modello che al pubblico viene venduto a circa 100 euro (si tratta essenzialmente di uno Spark il cui prezzo è gonfiato dall\’incombere della licenza ufficiale Ferrari, come se l\’altra licenza 24 Ore di Le Mans non fosse abbastanza).
Il deflettore laterale molto realistico, tipico dettaglio dei resincast moderni.
Le decals sono stampate in gruppi, ma il film si nota poco.
Rispetto al Tokoloshe/Remember il modello presenta delle bombature più accentuate sui passaruota posteriori; per il resto le linee coincidono abbastanza, impreziosite da una verniciatura molto ben fatta, liscia, uniforme e non eccessivamente lucida. La decorazione della vettura non pone più misteri e tanti piccoli dettagli sono resi con ottimo realismo, dai deflettori dei vetri laterali ai gruppi ottici, dal volante (corretta la corona nera, ma è stata lasciata la foggia classica mentre si trattava di un esemplare più moderno) alle calotte dei fari con la bordatura nera. Mancano le già citate luci posteriori, prerogativa come abbiamo detto dei Remember più recenti, mentre ovviamente non sono sfuggite a Looksmart le razze dei cerchi, vuote per esigenze di alleggerimento; molto fini e realistiche le lucine di illuminazione numero.
La linea è sempre soggetta a interpretazioni più o meno
convincenti. Forse il posteriore un po\’ troppo tozzo?
Continuiamo a ritenere più esatte le linee del Tokoloshe.

Le scritte Goodyear sulle gomme sono tampografate; i gallettoni sono fotoincisi: triangolari quelli posteriori (tipo Ferrari 330 P4), più classici quelli anteriori, e ci risiamo (per l\’ennesima volta!) con la parte di sinistra corretta e quella di destra alla rovescia. Siamo nel 2017 e ancora non è stato risolto questo banale problema. Si dirà che la correzione è facile e posso essere d\’accordo, ma allora se è facile per un qualsiasi modellista dotato di un minimo di manualità perché non dovrebbe esserlo per una casa costruttrice dai grandi numeri come Looksmart? Mistero.

Confezione tipica dei modelli Looksmart.

Concludendo, siamo in presenza di un modello con molti pregi, certamente all\’altezza del blasone del produttore. Si nota qualche sforzo per staccarsi anche dagli standard Spark, come una maggiore cura generale dei particolari e naturalmente la presentazione più lussuosa, con vetrinetta grande, placchetta metallica e scatola in cartone. Un modello, quindi, che accontenterà la maggior parte dei collezionisti, sebbene ancora oggi un kit Remember montato come si deve potrebbe tranquillamente reggere il confronto.

Le Mans modellistica: case costruttrici e miniature

Se dal punto di vista dell\’originalità dell\’offerta modellistica l\’edizione 2017 di Le Mans ha lasciato parecchio a desiderare, le maggiori case basano ancora una parte importante della promozione del proprio marchio sui modelli in scala. In pole position vi è la Porsche, che ha portato diversi modelli (Spark…) in esposizione ma anche in vendita nell\’edificio permanente costruito presso la chicane in entrata del rettifilo. I modelli attirano e fanno colore, arredamento. Ecco qualche esempio di ciò che si poteva trovare nel weekend di Le Mans nelle hospitality Porsche e Toyota.

"Inestimables miniatures et jouets" Argus 2017-2018 di Stéphane Brochard

Forse meno conosciuta rispetto a \”Inestimables Dinky Toys\” dello stesso autore, questa guida esce periodicamente e si propone di coprire alcune marche importanti del passato, da Corgi a CIJ, da JRD a Quiralu passando per Maerklin, Spot-On, Tekno e Mercury. Questa edizione 2017-2018, uscita da poche settimane, vede aggiungersi il marchio Quiralu, che negli anni 50-60 produsse una piccola serie di modelli diecast, prima di chiudere definitivamente i battenti nel 1962.

Le guide \”Inestimables\” sono ora edite da LVA, che è l\’editore francese che ha in catalogo diverse interessanti testate, fra cui Collectionneur & Chineur. Le guide Argus si basano su un principio molto semplice: riportare le quotazioni massime e minime ottenute dai vari modelli nel corso di aste (on line e non) degli ultimi anni. Non si tratta quindi di quotazioni teoriche, ma di risultati concreti registrati e certificati. Per ogni modello viene indicato il prezzo massimo e minimo raggiunto, corredato di data di vendita (mese-anno) e altre informazioni utili.

Modelli che in questi ultimi 8-10 anni non sono mai stati venduti non compaiono nella lista, che pertanto non è un elenco completo di tutte le varianti dei marchi citati. A 26 euro per 368 pagine, si tratta di uno strumento utilissimo, soprattutto per farsi un\’idea delle tendenze di mercato.