Tamiya annuncia il kit in scala 1:24 della nuova Honda NSX

Uscirà in scala 1:24 il kit in plastica Tamiya della Honda NSX di ultima generazione (numero di catalogo 24344). L\’uscita è prevista per il prossimo ottobre.

In margine a Le Mans: Sthemo-BMW SM C2 1984 (Mini Racing, montaggio Thierry Blavette)

Il modello ultimato. Rispetto alle foto sotto, si noti
la presenza delle \”cassettine\” di illuminazione per i
numeri laterali, autocostruite in gomma nera.
 

La storia di Le Mans è costellata di tanti piccoli costruttori, che furono particolarmente numerosi durante gli anni del Gruppo C e C Junior (in seguito divenuto C2). Fra questi vi è la Sthemo, nata dalla collaborazione di tre piloti francesi, Hubert Striebig, Jacques Heuclin e Noel Del Bello. Il primo progetto di una Sthemo di Gr.C Junior risale al 1983, ad opera del tedesco Rudi Moessinger, che aveva già lavorato alla Toj di Joerg Obermoser. Il primo motore a equipaggiare la vettura fu un BMW 4 cilindri in linea di 2,2 litri, ma nel 1984 lo sviluppo della Sthemo di Gr.C2 (denominata SM C2) portò all\’installazione di un più potente BMW 6 cilindri in linea da 3,5 litri. Ed è in questa configurazione che la vettura si presentò a Le Mans con i tre piloti fondatori, peraltro senza molta fortuna visto che dopo tre ore di gara la Sthemo dovette fermarsi per il cedimento della trasmissione. La Sthemo ottenne un buon settimo posto di classe C2 alla 1000km del Nuerburgring, a luglio, prima che il programma venisse accantonato, con Heuclin che dedicò i propri sforzi alla ALD di Louis Descartes.

La Sthemo-BMW ST C2 Gr.C2 alla 24 Ore di Le Mans 1984.

La Sthemo resta comunque un tipico esempio di quelle piccole Gruppo C2 anni ottanta, riprodotta in scala 1:43 da Mini Racing con un kit classico: scocca in resina e parti varie in metallo bianco. In questo thread vi presentiamo un montaggio eseguito da Thierry Blavette, un bravo modellista di Le Mans, i cui lavori sono già stati ospitati di recente nel blog. Partendo dal kit Mini Racing, Blavette ha ottenuto un risultato pulito e convincente, rispettando bene i vari dettagli della vettura vista a Le Mans nel 1984.

Il classico kit Mini Racing. Carrozzeria in resina, pochi pezzi in
metallo bianco, ruote tornite.

Qui e sotto, le varie fasi di un montaggio semplice ma di effetto.

Fase fondamentale, il montaggio a secco, anche per
provare gli aggiustaggi dell\’assetto, molto importanti su
modelli di questo tipo.

Cartima customized: altre tre varianti della Porsche 918 (Minichamps 1:43)

Delle Porsche 918 prodotte da Minichamps per i tedeschi di Cartima abbiamo già dato notizia altre volte, e la lista non è mai aggiornata visto il numero delle uscite, in serie estremamente limitate. Tre nuove combinazioni di colore sono ora disponibile: nero/cerchi neri (22 esemplari), Japan edition, bianco/cerchi rossi (33 esemplari), guards red/cerchi neri (22 esemplari). Se vi interessano, preparatevi a tirar fuori € 119,95…

Rivarossi. L\'evoluzione dei primi modelli delle FF.SS., un libro di Andrea Ferruccio Ferrari

Uscito non proprio recentissimamente (febbraio 2015), un libro di Andrea Ferruccio Ferrari, collezionista che frequenta l\’Università di Bologna e che vive a Rimini, traccia la storia di questo storico marchio italiano, di cui esiste già un\’ottima bibliografia, come l\’adattamento della tesi di laurea di Giorgio Giuliani. In questo volume si ripercorre l\’inizio della produzione dei primi trenini elettrici Rivarossi e ci si sofferma in particolare sull\’evoluzione di alcuni singoli modelli, come le locomotive A2002, An1, Le626, L691, Le424 e L221. Le 334 pagine del libro, riccamente illustrate di foto e documenti d\’epoca (tutti riprodotti in bianco e nero) costituiscono una fonte importante non solo per i fermodellisti, ma per chiunque sia interessato alla storia dei nostri produttori, di cui da un po\’ di tempo a questa parte ci si comincia ad occupare con serietà e metodo. Particolarmente interessante, per chi preferisce il settore del trasporto su gomma, il capitolo sul filobus Rivarossi, diventato ormai un oggetto raro.

Consiglio dunque a tutti i collezionisti questo libro, scritto bene e ottimamente documentato, che va a completare un\’altra tessera nel mosaico dell\’artigianato e dell\’industria italiana del modellismo, rendendo giustizia all\’abilità e allo spirito imprenditoriale di Alessandro Rossi, fondatore del marchio Rivarossi.

Andrea Ferruccio Ferrari, Rivarossi. L\’evoluzione dei primi modelli delle FF.SS., Sandit srl, Albino (BG), pagg.334, € 19,90.

Ferrari 212E Mont Ventoux 1969 Peter Schetty di Tecnomodel 1:18: photo gallery

Tecnomodel TM18-37F Ferrari 212E Mont Ventoux 1969
Peter Schetty (edizione limitata a 60 esemplari numerati)

Tecnomodel sta producendo in questi mesi una serie di modelli curbside 1:18 in resina che ripercorrono la storia delle sport prototipo Ferrari degli anni sessanta-settanta, con qualche felice digressione negli anni cinquanta, come la 166 Berlinetta Uovo annunciata per settembre. Di recente è uscita la 365 P2 in varie versioni (Le Mans 1966 e presentazione), ma stavolta proponiamo una gallery di una referenza leggermente meno recente, la 212E vincitrice del Campionato Europeo della Montagna 1969 con lo svizzero Peter Schetty. Ricordiamo che nel numero 225 di AutoModélisme (luglio-agosto 2016), a pagg.56-57 c\’è un bell\’articoletto sulla vettura, dove appaiono tra l\’altro due foto del posteriore di inizio stagione (salita dell\’Ampus, 30 marzo 1969) che a differenza delle configurazioni successive presentava uno specchio di coda chiuso, stile 330 P4. La versione fotografata in questo thread è quella del Mont Ventoux (22 giugno 1969), dove Schetty ottenne la vittoria assoluta col nuovo record del percorso. Si tratta di modelli in serie limitata da 50 a 125 secondo i casi, disponibili nelle versioni presentazione, Cesana-Sestriere, Rossfeld, Ollon-Villars, Montseny, oltre a questa del Mont Ventoux. La versione dell\’Ampus è per ora assente, così come quelle di Volterra e Freiburg-Schauinsland. Possiamo dire che si tratta di un modello con un bel colpo d\’occhio, anche se molti particolari appaiono semplificati oltremisura per una scala come l\’1:18. Fra gli indubbi pregi, vi sono la verniciatura impeccabile e il montaggio senza difetti. Il prezzo al pubblico si aggira su € 215, e spetta quindi a ogni collezionista giudicare, anche in relazione alle proprie esigenze e ai propri gusti.

La Porsche 961 Le Mans 1986 e 1987 di Le Mans Miniatures (1:32): trova le differenze…!

Per anni mi sono chiesto se gli slot (soprattutto in 1:32, ma anche in 1:24) siano appetibili anche per i collezionisti di modelli statici. Questa riflessione sorge abbastanza spontanea ammirando ad esempio le affascinanti creazioni del nostro Ostorero, ma anche modelli meno costosi come i Le Mans Miniatures o i GTS. Proprio da Le Mans Miniatures arriva un altro interessante soggetto, la Porsche 961 che corse a Le Mans nel 1987. Non si tratta di una novità in assoluto, visto che il produttore francese aveva già in catalogo la versione del 1986, ma a conferma della precisione storica con la quale ormai vengono realizzati anche i modelli del settore dinamico, osserviamo tutte le modifiche condotte su quest\’ultima vettura uscita.

Tralasciamo il lato tecnico, che non ci compete, e concentriamoci sulle differenze fra la configurazione 1986 e 1987, che non sono sfuggite a Le Mans Miniatures.

Particolare ignorato praticamente da tutti, la versione 1987 era
più larga della vettura del 1986: 1970mm contro 1890.

Differente la sistemazione dei bocchettoni di rifornimento sul
cofano anteriore.

Nel 1986 l\’uscita d\’aria posteriore aveva tre lame…

…che diventarono due nel 1987.

Protezione dei fari nel 1986…

…assente l\’anno successivo.

Model fiction: Porsche 917K/S Le Mans 1973, da un\'idea di Thierry Blavette

L\’estate è spesso occasione per trattare argomenti un po\’ più leggeri, come quando tanti anni fa su Radio2 andavano in onda i quiz di Ermanno Anfossi o gli sceneggiati radiofonici; la tendenza leggera, ma indissolubilmente legata ad un approccio intelligente è indimenticabile nel ricordo di Italian Magazzino di Michele Mirabella e Toni Garrani, con i loro surreali personaggi. Anche il blog, nel periodo agostano, si concede un po\’ di… intrattenimento, con questa fiction molto particolare, arrivata direttamente dall\’immaginazione di Thierry Blavette, un bravo modellista di Le Mans, di cui ci siamo già occupati un paio di giorni fa col suo montaggio della Ferrari F355 su base BBR. Stavolta la fantasia galoppa (e non stiamo parlando di cavallini rampanti, ma come direbbe Umberto Cattani, di giumente di Stoccarda, in una formula che ha ormai assunto forti connotazioni omeriche) e ci proietta in una Le Mans del 1973, dove le cose non andarono esattamente come gli storici ce le raccontano da quaranta e passa anni. Ecco cosa si nasconde sotto il non-detto, con la presenza di una Porsche che alligna nelle pieghe del passato. Ce lo riferisce – in francese e in inglese – lo stesso Thierry:

Après une superbe victoire de la Porsche 917K au 24 heures du Mans 1971, en mars 1973 Porsche décide de participer à la journée test sur le circuit de la Sarthe avec une nouvelle évolution de la 917K/S pour Spyder , à cette période le jeune pilote autrichien Niki Lauda hésite encore, entre participer au championnat du monde de F1, ou venir faire ses premières armes dans le monde de l’endurance, les premiers tests de ce mois de mars 1973 sur le circuit du Mans furent concluants, la Porsche réalise le meilleur tour en piste devant les redoutables Matra MS670B, et les très efficaces Ferrari 312PB, Porsche abandonnera le projet pour cette édition de 1973 pour des raisons encore inconnues ? Pour Niki Lauda on connaît son choix …, et la suite de sa carrière fut ornée de succès, avec 3 titres de Champion du monde de F1.

After a superb victory with the Porsche 917K in the 1971 Le Mans 24 hours, in March, 1973 Porsche decided to attend the test day at the Sarthe circuit with a new evolution of 917K / S Spyder, at this time the young pilot Austrian Niki Lauda still hesitating between entering the world championship of F1 and making his debut in the world of endurance; the first tests on March 1973 at le Mans were succesful, the Porsche scoring its best lap just behind the formidable Matra MS670B and the very efficient Ferrari 312PB; eventually Porsche abandoned the project for the 1973 Le Mans edition for unknown reasons. Niki Lauda\’s choice is well known… and the rest of his career was awarded with full success, with three World F.1 champion titles.
Psst… quindi… capito come andò? Non restava altro che mettersi a fare questo modello, finora completamente inedito. Partendo da un vecchio kit Provence Moulage della 917K versione 1971, Thierry è arrivato a un bel risultato, grazie anche alla… documentazione che non gli manca di certo.

Su due libri in apparente contraddizione: il bagaglio a mano, Barthes il collezionismo

I libri ti cercano. Si sa che non sei tu a cercare loro, ma sono loro a inseguirti, a imporsi, proprio nei momenti giusti della vita. Qualche settimana fa, sentendo parlare su Radio1 di un libro del giornalista Gabriele Romagnoli, ho deciso di leggerlo. Si intitola Solo bagaglio a mano. Parla della leggerezza, in chiave più pratica rispetto a una delle celebri Lezioni americane di Italo Calvino, ma l\’essenza forse è proprio quella. Il messaggio essenziale del libro è: se ti muovi con più rapidità, per la vita sarà più difficile colpirti. E se riesci a muoverti con più rapidità, significa che sei leggero, che con te hai solo l\’essenziale. Solo un bagaglio a mano, che ti permette di passare da un aeroporto all\’altro, da una destinazione all\’altra evitando le pastoie dell\’impiccio, le complicazioni dell\’inutile.

Ci vuole arte per scegliere cosa mettere nel bagaglio e per questo sono fioriti siti Internet anche molto autorevoli, prodighi di istruzioni e consigli ben precisi, nati dall\’esperienza sul campo di viaggiatori scafati. Nel viaggio della vita ci portiamo dietro – o meglio, ci trasciniamo – tante cose, spesso troppe. I collezionisti lo sanno bene, e leggendo il libro di Romagnoli mi sono venuti in mente proprio loro, quelli che nell\’arco di uno, due, tre o più decenni hanno finito per accumulare in casa una quantità di reperti impressionante. Non è difficile a volte pensare che certi comportamenti rasentino la patologia.

Certo, siamo lontani da alcuni celebri casi di accumulatori seriali indiscriminati, tanto per intenderci quelli muoiono sommersi da ogni sorta di cianfrusaglia, dai giornali usati, mai gettati via, a scatole, scatoloni, scarpe, migliaia di vestiti, soprammobili e ciarpame vario. Quella è la patologia dichiarata; il collezionista è potenzialmente patologico, sempre compulsivo, dalle più leggere sfumature ai casi più gravi di chi nel corso della propria esistenza ha rimediato venti o trentamila automobiline. Questi oggetti, alla lunga, non ti soddisfano. E\’ come una droga, ne devi comprare altri e altri ancora per continuare a placare la tua sete che cresce ogni giorno, implacabile. Se non continui collassi. Se continui collassi. E\’ il contrario della leggerezza e di quei concetti cari a questo libro di Romagnoli, ovviamente.


Una pesantezza che finisce per riflettersi sui comportamenti, per trasmettersi quasi per osmosi nei pensieri. Il collezionismo può essere pericoloso, e non è una battuta. Terminato avidamente Solo bagaglio a mano, la mia passione per Roland Barthes mi ha portato su un libro apparentemente del tutto diverso, scritto da un allievo del grande semiologo scomparso nel 1980, Antoine Compagnon: L\’age des lettres, uscito nel 2015 in occasione del centenario della nascita di Barthes, insieme ad altre pubblicazioni simili, più o meno pertinenti. E\’ la storia di un\’amicizia, che prende spunto dal ritrovamento, indotto dalle esigenze di una mostra tematica, di un pacco di lettere che allievo e maestro si erano scambiati negli anni settanta.

 
Inizia quindi come una specie di elogio della conservazione, della pesantezza. Quelle lettere, di cui quasi neanche l\’autore si ricordava quasi più, che hanno sfidato il tempo chiuse in una scatola da scarpe, insieme a una marea di altri oggetti totalmente dimenticati. Ma quella iniziale pesantezza, man mano che il libro va avanti, si trasforma in liberazione. Si apprende che la gigantesca macchina per scrivere elettrica Olivetti che Barthes aveva donato a Compagnon perché egli era incapace di tener dietro ai tasti che scorrevano via come la rena fra le dita (un esempio di leggerezza?) era finita un bel giorno nel cassonetto della spazzatura, con tutto il suo enorme peso e la sua ingestibile mole.
 
 
Anche le lettere avrebbero potuto fare la stessa fine, pensa l\’autore. E invece per un caso o per l\’altro, sono sopravvissute e chissà se è stato un bene o un male. Certamente un bene per il completamento filologico della mostra. Il libro fila via tra i ricordi, e in teoria dovrebbe basarsi sull\’evidenza delle lettere, cosa che nel corso della 170 pagine accade ben raramente. Qualche citazione qua e là, ma niente di esatto. Le lettere sono state solo uno spunto per ricordare una stagione ormai lontana. Come se comunque i ricordi non avessero un reale bisogno degli oggetti.
 
Torno ai collezionisti. Accumulano per ricordare, oltre che per colmare vuoti nell\’anima. Ne ho sentite tante, di giustificazioni. L\’elogio della leggerezza non è l\’elogio della semplicità, tutt\’altro. A certi risultati si arriva con percorsi tortuosi, dolorosi, certo ricchi di ricerca interiore. Questo non è neanche l\’elogio della piccola collezione per partito preso, ma è soltanto uno spunto per riflettere sull\’importanza degli oggetti che molte volte regolano e comandano le nostre vite come e più di certe persone tiranniche. Trovare un equilibrio forse è impossibile. Trovare un compromesso richiede anni.

Focus su: Thierry Blavette e la sua Ferrari F355 Super-GT giapponese 1999 su base BBR

La rete ha facilitato la conoscenza di bravi montatori, che con dedizione e impegno riescono a ottenere risultati di tutto rispetto pur non essendo propriamente dei professionisti del modellismo. Malgrado ciò, la loro scrupolosità e la ricerca della documentazione giusta, associata ad una tecnica che migliora di volta in volta, li ha portati al raggiungimento di ottimi traguardi, apprezzabili attraverso le immagini dei loro lavori. E\’ il caso di Thierry Blavette, un 51enne di Le Mans (guarda caso!) i cui kit montati sono già conosciuti dal pubblico del Forum Auto francese e da molti altri appassionati, ma penso sia bello e utile presentare su questo blog un suo recente montaggio, basato su un kit BBR della Ferrari F355 del campionato GT giapponese. Una livrea già piuttosto nota, e probabilmente uno degli abbinamenti cromatici più attraenti, il rosso col giallo che ha richiesto un preciso iter di mascheratura.

Da queste immagini potete apprezzare la precisione del lavoro e l\’attenzione all\’attendibilità della documentazione. Blavette parte sempre da kit semplici, escludendo di solito alcune marche che richiedono – anche da parte dei professionisti – un impegno superiore al risultato finale.

Speriamo di poter proporre in un prossimo futuro altri modelli di Thierry, perché la sua passione e la sua competenza meritano davvero il giusto spazio. La parola alle foto che illustrano le varie fasi della realizzazione.

Finalmente pronta la Fiat-Kawasaki 600/1200 di Promodeltek

Alex Puggelli è un personaggio che ormai non ha più bisogno di presentazioni. Da diverso tempo i suoi montaggi e le sue serie limitate si sono imposte all\’attenzione del mondo dei collezionisti per la scrupolosità della ricerca e la precisione nelle verniciature e nelle finiture. I progetti sono molti e non sempre il tempo a disposizione aiuta, ma vale la pena aspettare. Annunciata da almeno un paio di anni, è finalmente uscita la Fiat 600 motorizzata Kawasaki vista negli slalom e nelle salite. \”Il modello  – ci dice Alex – è in 1/43 e deriva da un Codolo Remember, interamente rivisto e modificato, con interni specifici, decals, cinture in stoffa e fotoincisioni, estintori, rollbar, cambio, motore rifatto ex novo come lo scarico e i vari accessori in metallo bianco, tutto elaborato come sulla vettura reale. Il modello è in resina e metallo bianco. La Fiat-Kawasaki è un prototipo a tutti gli effetti, la carrozzeria è un guscio; sotto ha un telaio tubolare, sospensioni indipendenti, motore Kawasaki 1200cc e cambio sequenziale ovviamente. Appartiene alla categoria P2 slalom ma ha gareggiato anche in salita credo nella categoria E2 1600 (come nel caso della versione che ho riprodotto io, Coppa Paolino Teodori 2010, pilota Andrea Vellei)\”.