Pubblichiamo una gallery dell\’atteso modello di Top Speed (Truescale), art. TS0077, che sarà disponibile dal gennaio 2018 in un\’edizione limitata a 999 esemplari.
Porsche 935/J Gr.5 Joest-Liqui Moly DRM Zolder 1980 Spark SG027 1:43
| Spark SG027 Porsche 935/J Joest DRM Zolder 1980 |
Non sorprende che la serie nazionale tedesca di Spark sia sempre fra le più prolifiche; il mercato germanico rappresenta infatti una risorsa importante per Spark e soggetti come questa Porsche 935 Joest continuano a essere molto apprezzati dai collezionisti. La 935/J è una particolare versione per la quale restano ancora diverse lacune da colmare. Con il catalogo SG027 è uscita da pochissimo tempo la riproduzione della vettura con la quale Rolf Stommelen vinse la Bergischer Loewe di Zolder, prova valida per il DRM 1980. Il modello è proposto in serie numerata e limitata a 300 esemplari. Avendo già in catalogo la 935/J, per Spark non è stato difficile riprodurre questa la versione sponsorizzata da Liqui Moly e Nigrin, probabilmente la più conosciuta. Un\’occasione interessante per aggiungere un\’importante 935 nelle vetrine dei collezionisti.
| La Porsche 935/J di Stommelen nella vittoriosa gara di Zolder 1980 (notare la presa d\’aria circolare dietro lo sportello). |
| Vista frontale della vettura nella stessa gara: presenti le scritte Bosch sulle calotte dei fari. |
| La forma e la collocazione della presa d\’aria rotonda sono evidenti in questa foto del Norisring. |
Sfortunatamente Spark è incappata in un errore abbastanza grossolano: a Zolder la vettura presentava un\’apertura supplementare rotonda proprio sul lato sinistro, proprio sopra la griglia rettangolare dietro lo sportello; tale apertura non era presente in tutte le gare, ma si nota ad esempio anche in una foto dello stesso anno al Norisring.
In teoria mancherebbero anche le scritte bianche Bosch sui fari, ma sono particolari che nello spazio di un weekend di gara vanno e vengono; non è quindi da escludere che la vettura abbia anche corso senza. Infine, l\’antenna sul modello è più corta del dovuto ed è nera anziché argento. In sintesi si tratta del classico modello che a prima vista può piacere molto, ma di cui ci si disamora (abbastanza facilmente?) una volta scoperte quelle piccole pecche che nel nostro campo fanno tutta la differenza.
Rassegna stampa: DTCA, The Journal, issue no.66 (July 2017)
Da un paio d\’anni a questa parte recensiamo puntualmente il bollettino del DTCA (Dinky Toys Collectors\’ Association), non solo per rendere noto questo sodalizio nato in Inghilterra nel 2003, ma anche per far notare, non senza una punta di polemica, quanto il collezionismo di questo tipo in Italia sia lontano da certe eccellenze inglesi o anche francesi. Detto questo, veniamo al numero estivo del \”Journal\”, che si occupa ancora una volta di un argomento quasi infinito, i Foden nelle loro numerosissime varianti. In questo studio, Rob Van der Hoort non esaurisce forse l\’argomento, ma ci arriva vicino, anche se nel mondo dei modelli d\’antiquariato resta sempre qualcosa di inedito da scoprire. Istruttivo anche il pezzo sulle varianti della Vanwall F.1 (catalogo 239). Per maggiori informazioni sul DTCA, vi invitiamo a visitare il loro sito: http://dtcawebsite.com
Quando si dice "unico proprietario": in vendita la collezione Dinky della famiglia Parodi
| Alcuni Dinky della famiglia Parodi, in vendita in Inghilterra. |
Molti sapranno che la ditta ligure Edilio Parodi, tuttora esistente, fu l\’importatore italiano della Dinky Toys, oltre ad altri marchi prestigiosi di giochi, quali il famoso e amatissimo Subbuteo. Nelle scorse settimane gli eredi hanno affidato a uno specialista inglese (opportunamente evitando con cura certi operatori di casa nostra…) una serie di bellissimi modelli Dinky conservati in famiglia dal primo giorno. Non sono presenti rarità assolute, ma la particolarità della collezione è quella di essere composta da pezzi in condizioni sempre prossime alla perfezione. E\’ abbastanza raro che collezioni italiane vengano messe in vendita (ne ricordiamo una di circa 1200 modelli obsoleti affidata a un altro specialista britannico ormai alcuni anni fa), ma quando appaiono sono sempre apprezzate per la qualità della scelta e le condizioni generali. Inoltre, in questo caso, chi acquista un modello proveniente dalla raccolta Parodi si assicura davvero un pezzo di storia della Dinky; un \”di più\” che non aumenta in assoluto il valore del singolo modello ma che può far piacere a chi ama ricostruire le tante storie che si celano dietro questi pezzi ormai d\’antiquariato.
Rassegna stampa: AutoModélisme n.237 (settembre 2017)
Non so quanto possa essere utile (probabilmente pochissimo), ma restiamo al passo con la rassegna stampa recuperando il numero di settembre di AutoModélisme, peraltro abbastanza mediocre. Sarà quindi un rapido riassunto, ancora più veloce del solito: si comincia con la Renault 5 Turbo di OttOmobile in scala 1:12, per proseguire con alcuni insipidi pezzetti sui modelli di vetture pilotate da Henri Pescarolo fuori da Le Mans e un\’intervista a un modellista belga che ama riempire le proprie vetrine di figurini in scala 1:18 che assomigliano più a personaggi del presepe che a piloti reali. Il montaggio del kit in plastica è dedicato al Citroen H-Tube in 1:24 di Ebbro; grandi spunti non ve ne sono. Resta qualche altro articoletto sugli 1:18 e forse – ironia della sorte – la parte più interessante è la seconda puntata dello speciale che spiega come costruirsi in casa il proprio circuito slot…
Nuovo modello di Dwindle Models: Kenz & Leslie 777" del 1950 e 1951
La Dwindle Models annuncia che da oggi è disponibile il suo terzo lavoro dell\’anno: la \”Kenz & Leslie 777\” del 1950 e 1951, un grande classico tra le Land Speed Record americane ora finalmente riprodotto in scala 1:43.
Il modello, come sempre frutto di una progettazione totalmente digitale, è disponibile sia in kit (comprendente le due versioni alternative del 1950 e del 1951) che assemblato (manualmente e preferibilmente su preordinazione).
Il kit comprende parti in resina e metallo, termoformature ed un foglio di decals. Correda poi il tutto l\’ormai usuale foglio d\’istruzioni a colori con grafiche 3D (la cui preview in bassa risoluzione è allegata alla presente email) ed un box in cartone ondulato.
Con l\’uscita di questo modello il produttore italiano ha inaugurato una nuova politica dei prezzi che vedrà un sensibile ribasso del costo finale di tutti i kit e di tutti gli assemblati prodotti finora.
Ciò è stato possibile grazie ad un\’ottimizzazione della linea produttiva dei nostri lavori che ha portato come risultato finale un importante abbattimento dei costi di realizzazione degli stessi.
Kenz & Leslie 777: un po\’ di storia.
Nel 1950 l\’ingegnere e costruttore di auto da corsa americano Bill Kenz unisce le sue forze al valente costruttore di motori e pilota automobilistico Roy Leslie per realizzare questa potente Land Speed Record dal colore celeste e dalle forme semplici ed eleganti.
Sotto la grazia delle linee si celano due motori Ford V8 a testa piatta che spingono la \”K&L 777\” sul lago salato di Bonneville oltre la velocità delle 140 miglia orarie.
L\’auto negli anni ha poi subito molte modifiche e quella ora riprodotta dalla Dwindle Models la vede \”ritratta\” come nelle sue versioni del 1950 e 1951.
Spark S4372 Alpine Renault A210 Le Mans 1968 #57
Da qualche tempo Spark ha abbordato l\’ampio tema delle piccole cilindrate francesi a Le Mans negli anni sessanta: una pagina interessante di un periodo che ha prodotto molte vetture tecnicamente interessanti, fra cui l\’Alpine Renault A210 dalle linee inconfondibili. Una delle uscite più recenti riguarda la vettura con motore da 1470cc che prese parte con Alain Le Guellec e Alain Serpaggi alla 24 Ore di Le Mans 1968. Se in quell\’occasione la gara delle più grosse A220 fu deludente ci pensarono le A210 a salvare l\’onore della squadra di Jean Rédélé, con la vittoria all\’indice di rendimento energetico di Thérier/Tramont, decimi assoluti con una 1300cc e con i successi in classe 1600cc di Le Guellec/Serpaggi e in classe 1150 (nonché nella classifica di prestazione) di Andruet/Nicolas. Questo modello conferma le tendenze mostrate dagli Spark di ultimissima generazione?
Diremmo di sì: le linee sono azzeccate, così come perfetta è la verniciatura. Molto fini certi dettagli, come i vetri a scorrimento, montati in posizione semiaperta, i cerchi (attraverso le cui razze si intravedono i dischi freno), i gruppi ottici, gli interni e le cornici vetro, cromate davanti e fotoincise lateralmente. Uno Spark classico, con tutti i particolari storici in ordine, anche se sul tetto attraverso la decal gialla si vede ancora l\’alloggiamento per la terza lucina che su questa vettura non era presente. Decisamente brutta la traccia del film trasparente che unisce lo stemma Renault sul tetto alla fascia di riconoscimento anteriore.
D\’accordo l\’esigenza di ridurre al massimo i tempi di posa delle decals evitando grossolani errori di allineamento, ma una volta che l\’occhio ha intravisto la pellicola che unisce i due elementi è difficile che lo sguardo non cada sullo stesso posto ogni volta che si osserva il modello. E\’ una caratteristica comune a tutti gli Spark, che non può non disturbare i collezionisti più avveduti, e che non è mai stata affrontata con la dovuta serietà, anzi. Peccato, perché le raffinatezze su modelli di questo tipo sono davvero tante e lo sforzo per un sempre maggior realismo si nota eccome. In ogni caso cosa proporrà di nuovo o di diverso la prossima generazione di modelli Spark in 1:43 è difficile dire. Se i particolari sono spesso estremamente raffinati, questo tipo di miniatura si porta dietro delle pecche ataviche cui il costruttore non sembra affatto disposto a porre rimedio. Impossibile poi capire se questi modelli sono destinati a essere superati da una nuova generazione ancora più realistica o convincente (come accadde appunto agli inizi degli anni duemila con i Minichamps surclassati proprio dagli Spark) o se gli standard qualitativi moderni siano questi – soprattutto per una questione di rapporto qualità-prezzo. Ritorneremo presto sull\’argomento.
Rassegna stampa: Modelli Auto n.128 (secondo trimestre 2017)
Con un po\’ di ritardo segnalo l\’uscita del secondo numero del 2017 di Modelli Auto, che presenta una bella serie di interessanti contenuti. Oltre alle approfondite recensioni di vari modelli 1:18 e 1:43, la rivista italiana, l\’unica superstite dedicata all\’automodellismo, propone diverse primizie tecniche, fra cui l\’elaborazione di Corrado Crivellaro su uno Spark 1:43 per ottenere una Oreca FLM09 (una vettura ancora inedita) e il montaggio di Nicola Ricco della Shelby GR1 concept car su base Provence Moulage. Questo e molto altro ancora troverete sul numero 128: Modelli Auto cerca sempre di distinguersi dalla concorrenza, parlando anche di piccoli artigiani e dei loro prodotti – stavolta troviamo \”nonomologati\” e l\’inglese RPM, tanto per fare un esempio – e cercando di scovare contenuti non presenti in rete.
Non è sempre un\’impresa facile, e non sempre un certo pubblico distratto ha i mezzi o la cultura per apprezzare certe cose, ma il sostegno di tutta una fascia di collezionisti competenti fornisce l\’entusiasmo necessario per andare avanti.
Se Spark non vi basta: Madyero Porsche 935 IMSA Andial Miami e Sebring 1984
| Madyero Porsche 935 IMSA Andial Miami e Sebring 1983, modelli speciali montati in resina, scala 1:43. |
Un lavoro accurato e di lunga data merita il giusto spazio e la giusta considerazione. E\’ il caso della Porsche 935 Andial IMSA di Madyero, che il modellista fiorentino aveva in cantiere da molto tempo. L\’instancabile ricerca del particolare attraverso la documentazione che per fortuna oggi è disponibile in modo assai più copioso che non dieci o venti anni fa ha prodotto un risultato che soddisferà i collezionisti.
Tanto per iniziare, un po\’ di storia: molti sapranno già che nel campionato IMSA degli anni ottanta correvano diverse Porsche 935 che ormai della 935 avevano ben poco. Costruttori indipendenti come Fabcar e Gaaco avevano sviluppato telai e meccaniche molto spinte; fra questi vi era la Andial di Alwin Springer, Arnold Wagner e Dieter Inzenhofer che nel 1983 approntarono una vettura la cui carrozzeria ricordava le linee della 935/78 Gr.5 \”Moby Dick\”. Non era la prima volta che qualcuno si ispirava a questa variante aerodinamica: già all\’inizio degli anni ottanta Reinhold Joest e John Fitzpatrick avevano sperimentato una carrozzeria della 935/78 sui loro telai. Ovviamente le modifiche fatte dalla Andial non si limitavano al guscio esterno: tutta la vettura era profondamente rielaborata, con un abitacolo completamente diverso, un rollbar integrale provvisto di vistose barre trasversali e un motore rielaborato e ottimizzato per i circuiti americani.
| La versione 12 Ore di Sebring 1984 è inedita. |
| La vettura che giunse terza alla 12 Ore di Sebring. I modelli Madyero sono in resina con particolari in metallo bianco, fotoincisi e torniti. |
| Molti i dettagli di ottimo livello. I cerchi sono torniti. Particolarmente realistici i coni autoventilanti. |
| La coda della 935 Andial configurazione 1984 era corta. |
Naturalmente questi modelli non sono fatti per chi evita di mettersi in collezione pezzi di prestigio adducendo come scusa quella di \”aspettare Spark\”. Per fortuna collezionisti a collezionisti di questo tipo si affiancano appassionati più competenti, che magari preferiscono la qualità alla quantità. A nostro parere, passata l\’illusione del \”tutto a poco\”, resterà a galla chi saprà proporre un prodotto valido, con i crismi dell\’originalità e anche dell\’esclusività a un prezzo sì competitivo, ma che resterà comunque raggiungibile solo da una piccola fascia di collezionisti; saranno però quelli pochi ma buoni, in grado di fare la differenza fra un prodotto dozzinale e un prodotto di élite.
| Per il posteriore, è stata condotta una ricerca storica approfondita per riprodurre tutti gli elementi in vista. |
| La versione di Miami differisce da quella di Sebring per diversi piccoli dettagli. |
| Nella versione di Miami gli autoventilanti sono piatti. |
| Dal lunotto di intravede una parte del complesso rollbar. |
| Dettaglio dei cerchi della versione Miami. |
| A Miami i fari erano schermati. Anche a Sebring la vettura partì con delle protezioni, in quel caso bianche, che vennero ovviamente tolte nel corso della gara. |
| Lo chassis del modello Madyero. |
| Sulle 935 Andial il cruscotto era completamente diverso rispetto alle vetture standard, così come il rollbar e tanti altri elementi dell\’abitacolo. |
Nuova gamma BBR Competition Series in 1:43. Si inizia con Ferrari F310 e F2002 F.1
CS001 Ferrari F310 F.1 GP Australia 1996 Michael Schumacher
Ecco le foto appena distribuite per i media:
